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La storia ciclicamente si ripete ma evidentemente qualcuno non impara mai la lezione

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La storia ciclicamente si ripete ma evidentemente qualcuno non impara mai la lezione

Niente sostegni da parte del Comune di Arezzo ad extracomunitari disoccupati da più di 2 anni e invito a rientrare nel Paese di origine. Sostegni a italiani, e non solo, ma residenti stabilmente ad Arezzo da 5 anni. L’assessore alle politiche sociali del Comune di Arezzo, Lucia Tanti, così sentenziò.

Partiamo dall’inizio, chiariamolo subito, questo non è un atto amministrativo, la cartina di tornasole è la mancanza di impatto sul bilancio appena emendato, ma semplicemente uno squillo di tromba per marcare il “territorio” da parte di Forza Italia, in perenne competizione interna con la Lega. In questo caso, purtroppo, ad inseguirsi sul terreno della propaganda.

Affermazioni che colpiscono la pancia, soprattutto dell’elettorato che ha portato a Palazzo Cavallo la nuova giunta di centro destra, ma che introducono dei principi pericolosi, probabilmente al di fuori della costituzione, per la dignità umana e, se più prosaicamente, se le si giudica sotto il profilo amministrativo, per una serena ed armonica convivenza tra le persone, obiettivo che, invece, un ente locale virtuoso dovrebbe prioritariamente porsi.

Alimentare il dibattito pubblico, soprattutto per chi dovrebbe occuparsi di amministrare secondo l’ordinamento italiano, come un assessore, con argomentazioni demagogiche e di trito stampo discriminatorio, non suffragate da una quantificazione numerica, presupposto indispensabile per dare un giudizio serio sulla delibera, è doppiamente sbagliato. Oltre a non compiere razionalmente il proprio lavoro contribuisce ad innescare una guerra tra poveri. Infatti, se andiamo a fare l’analisi logica dello spot, perché di questo si tratta, i messaggi, neanche troppo subliminali, sono di rifiuto e rigetto della categoria sociale dell’extracomunitario, per di più quello senza lavoro, contrapposto all’italiano. Se le parole sono importanti già la semantica adottata, per i contenuti che sottintende, è inaccettabile.

Sotto l’aspetto pratico sono curioso di sapere se saranno maggiormente penalizzati gli stessi aretini, che magari hanno cambiato residenza da un comune limitrofo, o gli extracomunitari che notoriamente sono dei migranti di piacere “under the Tuscan sun”, non alla ricerca di un reddito, e che quando lo perdono, non avendo reti di sostegno, ad esempio quelle familiari, sono costretti a lasciare la città verso una nuova opportunità e non possono permettersi certo due anni di incapienza.

Quello che drammaticamente rimane sullo sfondo è il diritto: leggi e sentenze ignorate dove, tra le pieghe della delibera, si fa intendere che il Comune abbia potere di allontanare dal territorio nazionale chi, in possesso di un regolare permesso di soggiorno, rilasciato non dall’Ente ma dallo stato italiano. Tesi completamente misconosciuta, anche recentemente. Sentenza del TAR della Lombardia n.1220/2015 del 26 giugno 2015. Oppure, magari, ricevere solidarietà in base al bisogno e alle necessità piuttosto che per la nazionalità o il colore della pelle.

Da aretino vorrei che la mia amministrazione si battesse sulla strada dell’aumento dei diritti e per il rispetto dei doveri di tutti, qui non si parla di clandestini, sia chiaro, ma di cittadini, residenti ad Arezzo, italiani e non, aventi pieno diritto di permanenza in Italia che hanno pagato tasse, nazionali, regionali e comunali, che meritano attenzione, al pari degli altri, e non segregazione.

La storia ciclicamente si ripete, ed evidentemente qualcuno non impara mai la lezione, soffiare il fuoco degli istinti più bassi, specialmente in tempi di crisi, non ha mai portato a nulla di buono.

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