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Amministrare significa scegliere, ma i cittadini devono conoscere l’intero quadro

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Amministrare significa scegliere, ma i cittadini devono conoscere l’intero quadro

Credo che dal suo punto di vista, sia assolutamente giusto ciò che ha deciso l’assessore Tanti: dopo una campagna elettorale e una vittoria in cui è stato determinante il voto xenofobo, lanciare un segnale di coerenza con quanto predicato, pare necessario se non addirittura doveroso

 

 

Niente sostegni da parte del Comune di Arezzo ad extracomunitari disoccupati da più di 2 anni e invito a rientrare nel Paese di origine. Sostegni a italiani, e non solo, ma residenti stabilmente ad Arezzo da 5 anni che dimostrino che sono in cerca di un'occupazione al momento in cui chiedono aiuto. Queste le scelte della nostra amministrazione, che hanno avuto l'onore della cronaca nazionale. 

Mi pare tuttavia altrettanto doveroso conoscere i numeri che da queste scelte derivano. Se amministrare significa scegliere, significa però anche essere trasparenti. Stabilite le norme, è necessario conoscere i fatti che da queste discendono.  

Ovvero, prendendo per esempio il 2014, sarebbe bello sapere quale è stato in termini economici, il costo per la nostra comunità per i sostegni (primo, secondo ecc) a cittadini indigenti. Quanti sono stati concessi a chi risiedeva qui da meno di 5 anni, quanti a meno di 10 anni, quanti a residenti storici o nativi. E in prospettiva: quanto si potrà risparmiare stabilite queste nuove regole?

Altrimenti si resta nel generico, per non dire nel demagogico. Certamente la norma comunale, per essere valida, non deve essere in contrasto né con la Costiuzione, né con le leggi dello Stato e della Regione Toscana e neppure con le normative UE. Per questo l’unico discrimine possibile è quello della residenza.

Una tagliola anagrafica in cui rischiano di cadere piu’ italiani di quanti non si immagini, sempre che questo sia il retropensiero reale di chi ha fissato i paletti.

Se infatti un cittadino italiano ha spostato negli ultimi anni, la residenza da Castelluccio a Campoluci, per motivi familiari o di necessità, perde automaticamente tutti i diritti al welfare comunale ed eventuale assistenza sociale.  

Per restare in tema di "Prima gli italiani": vi ricordate la famosa interrogazione di Gasparri sulle pensioni sociali agli immigrati riportata dal Giornale? “Ventottomilioni di euro. Tanto ci costano 56mila immigrati over 65, arrivati in Italia da almeno dieci anni con un ricongiungimento familiare e che ricevono 500 euro di pensione sociale pur non avendo versato alcun contributo. Sono i dati snocciolati da Maurizio Gasparri in un’interrogazione parlamentare”.

Ebbene Maurizione si era dimenticato di dirci che le truffettine scoperte dalla GDF in tema di pensioni sociali, hanno la loro origine nella Legge 6 agosto 2008, n. 133, che porta la firma di Brunetta (Berlusconi presidente), durante un governo a trazione Lega Nord e PDL e nel cui consiglio dei ministri sedeva pure la Giorgia Meloni.  

Grazie a quella legge infatti, a partire dal mese di gennaio 2009, la fruizione dell'assegno sociale fu concessa anche ai cittadini stranieri residenti in Italia. Era solo necessario il requisito costituito dal soggiorno legale, in via continuativa, per almeno 10 anni nel territorio nazionale.

E’ fantastico osservare che tra i nostri politici ci sono persone che prima fanno le leggi, poi accusano gli altri di applicarle, quindi interrogano il governo sul perché ancora non ha fatto nulla per cambiarle, infine fanno campagna elettorale contro le leggi che hanno loro stessi approvato.

Pittoresco, era una volta il termine usato nel cabaret per dipingere certi vezzi italiani…

Meraviglioso il ricordo di Marco Pannella (che per associazione di idee mi torna spesso in mente), quando in un talk show rivolto a Dario Franceschini urlò: “Ma Franceschini… te c’hai la faccia come il culo…”   

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