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Stazione AV. Verso uno scambio gomma/rotaia: si farà (se si farà) nei pressi della fermata della Lazzi!

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Stazione AV. Verso uno scambio gomma/rotaia: si farà (se si farà) nei pressi della fermata della Lazzi!

Il 94% degli utenti ferroviari, non hanno mai usato, non usano e non useranno mai l’AV. Però la pagano lo stesso: come contribuenti!

 

Dunque solo il 6% dei passeggeri utilizza questa meraviglia della tecnica e dei nostri soldi. Soldi che sono anche di quel 94% di cittadini a cui forse non servirà mai.

Questa è la vera sfida del futuro: portare clienti sull’alta velocità. Si perchè sembra che tutto il paese non possa piu’ fare a meno di sfrecciare a 300 all’ora in su e in giu’ per la penisola, mentre in realtà ne usufruiscono solo coloro che vivono nelle città metropolitane, ma a condizione vincolante, che debbano raggiungere un’altra città metropolitana.

Coloro che invece devono raggiungere le altre 90 città italiane o uno qualsiasi degli ottomila comuni del Bel Paese, qualunque sia la loro posizione di partenza, preferiscono - e c’è da capirli - prendere l’auto.

Evidentemente di questo ragionamento sono ben coscienti i dirigenti delle due regioni, Umbria e Toscana e i tecnici delle ferrovie, se come prima opzione han deciso di valutare Farneta.

Da lì passa la Perugia Bettolle e la zona è pure nei pressi dell’Autosole ma, meraviglia delle meraviglie, non è previsto alcuno scambio rotaia/rotaia: per prendere il treno, è necessario prima prendere l’auto…o il bus! Nessuna linea lenta locale passa da lì e neppure ci passerà mai, salvo una deviazione impossibile di 12 km. Ma la posizione è evidentemente il frutto di un compromesso “per non fare torto a nessuno”: senesi e perugini infatti sono nell’asse stradale Perugia-Siena, gli aretini avranno la stazione in provincia… e tutti contenti.

Dunque se un aretino decidesse di andare a Roma, dovrà prendere l’auto, sciropparsi mezz’ora buona di strada se prende l'autostrada ad Arezzo uscendo a Valdichiana o 45 minuti per la via normale, raggiungere la stazione, cercarsi un parcheggio, mettersi in attesa del treno e raggiungere finalmente Roma.  Insomma il viaggio per Roma andrà fatto per un terzo in auto e per due terzi in treno. Non prendo nemmeno in considerazione l’idea di farsi mezz’ora di auto verso Sud per prendere il treno verso Nord e tornare poi verso Firenze. Potrei accarezzare l'idea solo decidendo di andare a Milano.

Forse 3 o 4 aretini al giorno, per i primi giorni tenteranno l’avventura.

Idem per i perugini, che invece che andare ad Orte (molto rapido) dovrebbero risalire la corrente per venire a Valdichiana, e poi giu’… un tuffo dove l’acqua è piu’ blu… ! Forse qualcuno che intende raggiungere il Nord potrà essere interessato a questa possibilità, difficilmente per raggiungere Roma.  

Senesi appena piu’ fotunati, anche loro con mezz’ora di superstrada Siena Bettolle, potranno raggiungere l’agognata stazione, ma solo evidentemente se desiderano andare a Roma. Per andare a Nord infatti, è sufficiente (come oggi) percorrere l’Autopalio e Firenze è dietro l’angolo: fanno prima e risparmiano.

Insomma una stazione Medioetruria (chissà poi perché dobbiamo scopiazzare nel nome gli emiliani) che sarà utile ai cortonesi e ai foianesi. Ma solo finchè continueranno a far fermare i treni (sei mesi?) forse il tempo di un "orario ferroviario".   

Facile comprendere sindaci ed amministratori locali, che sperano che ogni nuova opera pubblica sia da volano al turismo e motore economico per il loro territorio, ma realizzare un opera che non servirà, sarà solo una ferita al paesaggio (come va di moda 'sta parola..) e un pessimo esempio di cattiva amministrazione. Una stazione sull’AV che non avrà clienti, verrà progressivamente abbandonata dal servizio: sempre meno treni si fermeranno, fino al drammatico completo deserto. 

Si può comprendere che per un territoro sia importante avere una stazione AV, ma se a prendere il treno poi vanno 5 persone, i treni ovviamente non fermeranno più! Anche la gestione delle ferrovie, deve avere una minima economicità di esercizio.

Gli amministratori che credono che una fermata possa da sola incrementare la ricchezza sul territorio però, sono velleitari oltreché sciocchi. Non si costruiscono fabbriche solo perché c’è una linea AV (casomai se c’è un casello autostradale), non si incrementa il turismo se non c’è una offerta turistica attraente, non aumenta il PIL in funzione di una stazione, al massimo si incrementa la presenza di un punto ristoro per viaggiatori in transito. Si può facilitare, questo si, lo spostamento dei pendolari (ma solo se residenti nei pressi) verso luoghi di lavoro più distanti, magari offrendogli la possibilità di rientrare, invece che obbligarli a pernottare altrove.  Ma quanti sono i pendolari che da questo territorio hanno tale necessità, è un censimento facilissimo da fare. Il più illustre di tutti, che aveva dato il nome al più celebre treno regionale veloce (il Ceccobaoexpress), ha per il momento terminato il suo incarico fiorentino ed è difficile che lo ritrovi ancora…    

Posizionare una stazione a 70 km da Siena, 45 da Arezzo e 50 da Perugia, e pretendere di intercettare il traffico dei viaggiatori di questi centri, è una pia illusione

Scriveva Ugo Arrigo nella rivista "Strade" qualche giorno fa, che… “purtroppo la spesa pubblica per finalità inutili è perfettamente legale, a condizione che sia realizzata con le procedure formali previste dalle norme e dopo aver messo su di essa l'etichetta - del tutto discrezionale, in quanto non ne è richiesta dimostrazione - di 'interesse pubblico'.  Per farlo basta una decisione a maggioranza dell'organismo politico competente: qualsiasi cosa sia in tal modo collocata nell'area dell'interesse pubblico, fossero anche nuove piramidi od opere egualmente faraoniche, diviene automaticamente 'meritoria' e tale da giustificare tutto il prelievo fiscale necessario a finanziarla, extracosti evitabili compresi. Dimostrare che la tale opera valga per i cittadini più dei soldi necessari per realizzarla, vale a dire il giudizio che noi diamo per ogni scelta privata di spesa, non è richiesto. E, non essendo richiesto, è molto probabile, nel nostro paese, che praticamente ogni opera valga di meno. Ma in tal modo il benessere collettivo diminuisce, in effetti, ogni qual volta un'opera pubblica viene realizzata con la motivazione di accrescerlo.”

Questo è il vero problema: non si fanno opere dove servono, ma dove si scontentano di meno potentati politici vari e dove si può dare un colpo al cerchio ed uno alla botte di gruppi di potere, lobbies finanziarie e aministratori arrembanti, desiderosi di mietere preferenze piu' che di fare gli interessi comuni. Tanto nessuno sarà mai responsabile di nulla.

Da anni sentiamo sbandierare la necessità di incrementare il trasporto su rotaia per diminuire l’impatto di quello su gomma, e contemporaneamente da anni, un sempre maggior numero di cittadini prende l’auto per i propri spostamenti. Se ciò non è vero in senso assoluto, è assolutamente vero in termini di percentuali sui soggetti viaggianti, ed è ancora più evidente se si prendono in considerazioni le merci.

E’ stata sorprendentemente infantile la dichiarazione di un dirigente di Trenitalia che ha sostenuto come fosse una discriminante essenziale per incrementare il trasporto su rotaia, che le ferrovie siano in grado di trasportare merci da Milano a Roma in meno di tre ore. Ma chi lo desidera? A cosa serve? Qual è l’utilità se poi ci si accorge che se le merci partono da Lodi invece che da Milano ci impiegano tre giorni? E se invece che a Roma le merci devono arrivare a Fiuggi, è meglio nemmeno provarci a usare i treni.

Quanti sono i cittadini che da Termini scendono a Milano Centrale e non hanno bisogno di altre coincidenze, altri servizi per recarsi alla propria destinazione? A cosa serve raggiungere una metropoli, se quando arriviamo dobbiamo attendere 2 ore per una coincidenza, salire su una carrozza indecente e puzzolente (magari aprendo l'ombrello se piove), in piedi per mancanza di posto, e impiegare un tempo lunghissimo per arrivare al luogo di destinazione?

Per questo in ultima analisi, credo che questo grande rumore sia destinato a rimanere tale: nessuno realizzerà mai questa stazione. Non le ferrovie che non ci credono e non le regioni che ci credono poco. Resteranno solo i sindaci, ad illudersi che durante la loro amministrazione, potranno veder nascere l’ennesima cattedrale nel deserto.

Come l'arco di trionfo: a memoria imperitura del primo cittadino che fortemente volle! 

 

PS: Se a questo punto stanno le cose, come anticipato dal quotidiano La Nazione, non ci resta come città che affrontare una battaglia vera per l'ammodernamento della stazione di Arezzo, renderla "a norma" e compatibile con i treni AV, compresi quelli della concorrenza. Anche a costo di sostenere un sacrificio economico da parte della città. 

 

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