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Tanti: "scuola, primo dovere garantire il servizio. Lo sblocca assunzioni? Una mezza bufala"

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Tanti: "scuola, primo dovere garantire il servizio. Lo sblocca assunzioni? Una mezza bufala"

 

Se avessimo potuto evitare le esternalizzazioni predisposte dalla Giunta precedente lo avremmo fatto, anche perché e' nostra piena convinzione che il sistema attuale richieda un radicale cambio di passo. Se però il prezzo del cambio di passo si traduce nel rischio reale di non garantire il servizio in tempi utili ed in maniera propria, noi non ci stiamo. Questo era il punto fermo e rimane tale. La scuola inizia quando deve perché è ciò che chiedono le famiglie aretine, che - preme ricordare - non sono rappresentate solo dalle "Magliette Gialle" o dalla CGIL.

Venendo al merito della questione. Punto primo: l'amministrazione precedente, a differenza di Bologna, non ha pianificato nessuna assunzione di educatori per il 2015, pur sapendo che ci sarebbero stati dei pensionamenti. Non abbiamo, quindi, un fabbisogno di personale definito e che certo non si può definire in un mese. Tanto il tempo che avrebbe avuto questa Giunta. Chi dice il contrario non fa una gran figura perché paragona le "mele" con le "pere". Legittimo, ma poco appropriato.

Punto secondo: la legge che avrebbe dovuto sbloccare le assunzioni e' una mezza farsa, perché non supera il problema della ricognizione del personale, oggi in carico alle Province, intesa come ricognizione "preventiva" prima di procedere alle assunzioni, anche per gli educatori. Sul merito basta vedere le note di Anci e anche alcune interpretazioni di tecnici di ogni orientamento e latitudine (ultime in ordine di tempo quelle pubblicate ieri su Il Sole 24 Ore). Quindi: dal Governo non e' arrivato nessun aiuto reale sul merito.

Punto terzo: abbiamo avviato una ricognizione interna che non ha garantito, al momento, soluzioni certe. Ne', immagino, sarebbe stato corretto "costringere" il personale a transitare da un ufficio ad un altro, tenendo conto che lavorare in una scuola e' la più grande delle responsabilità.

Punto quarto: parallelamente alla ricerca "interna" abbiamo quindi richiesto, in data 3 agosto - perché solo il 30 luglio l'Anci ha inviato la nota in risposta alla nostra - alle Province di effettuare una ricognizione (passaggio obbligatorio e preliminare) nella speranza, poi vana, che la legge approvata cambiasse questo punto. In base, quindi, alle norme attuali, compreso il decreto convertito in legge, noi dobbiamo comunque aspettare un mese, cioè il 3 settembre, per iniziare davvero ad attivare le procedure di assunzione, che poi devono essere ovviamente perfezionate. Richiamarsi al silenzio assenso e' un modo un po' superficiale per affrontare un tema così delicato, sarebbe una scorciatoia dagli esiti incerti. Il 3 settembre mi risulta venga dopo il primo settembre e su questo punto sono piuttosto certa che sarà difficile contestare. Il primo settembre, oltre a venire prima del 3, e' anche il giorno nel quale gli educatori dovranno essere in servizio, per garantire un'offerte certa. 

Quindi: non abbiamo avuto tempo e la legge che abbiamo aspettato in extremis - proprio per modificare il corso delle cose - non ha cambiato il punto fondamentale per permetterci di fare scelte diverse. Rimane fermo il nostro convincimento di ridare preminenza all'Amministrazione Comunale, di rivalutare l'equilibrio tra gestione "diretta" e gestione affidata, valorizzando la gestione "diretta", di ribaltare il sistema dei controlli e degli indirizzi. Rimane, però, anche evidente che questo non può essere fatto in 20 giorni, che la via preferenziale per assumere gli educatori non c'è, e che garantire il servizio, per noi, viene molto prima che dimostrare di essere "rivoluzionari improvvisati", facendo pagare il prezzo alle famiglie aretine e, meno che mai, facendolo pagare ai bambini a cui dobbiamo dare risposte vere, che sono qualcosa di più delle sole risposte sindacali. Questo e' lo stato delle cose ad oggi, quindi di un momento emergenziale che ha richiesto misure altrettanto temporanee ed emergenziali, sofferte ma necessarie per garantire il servizio. 

 

 

 
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