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Arezzo Fiere: pronti a mandare tutto in malora!

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Arezzo Fiere: pronti a mandare tutto in malora!

Il pagamento di Ici ed Imu potrebbe segnare la fine del centro fieristico aretino. Forse una interrogazione parlamentare dai nostri deputati e/o senatori, non sarebbe fuori luogo.

 

Arezzo Fiere, forte di due ricorsi vinti, ha sempre ritenuto di non essere soggetta al pagamento dell’IMU oggi o dell’ICI ieri.

Tutto si gioca sul classamento catastale.

L’agenzia del territorio ritiene che sia assoggettabile alla categoria D/3 e quindi in obbligo di pagare le imposte locali mentre l’Ente, ha sempre ritenuto di essere in classe E, ovvero non commerciale e quindi non produttiva di reddito.

A maggio di quest’anno la Cassazione ha messo la parola fine, dichiarando che i centri fieristici sono categoria D/3. Il testo della sentenza scaricabile a destra tra gli allegati.

La botta è stata apocalittica: solo di arretrati da pagare siamo oltre il milione e mezzo di euro. E ancora ci sono da valutare le annualità molto recenti e quelle in corso. Potrebbe essere la mazzata finale per un centro fieristico che solo recentemente aveva cominciato a vedere qualche numero.

A fine giugno il comune di Arezzo, che nel 2011 aveva promesso di sottoscrivere un aumento di capitale ma a cui poi non ha mai fatto seguito, iscrive a ruolo una cartella esattoriale, tramite Equitalia, per 134.000 euro.

La situazione diventa incandescente: tutti i pagamenti e/o contributi attesi da qualunque amministrazione pubblica, per effetto dell’iscrizione di Equitalia, si bloccano in autotutela.

Partono a quel punto e immediatamente, i pignoramenti presso terzi, siano essi pubblici che privati. Si fermano i pagamenti ai fornitori, siano essi tassiti, alberghi, arredatori o falegnami.

Anche l’aumento di capitale, che avrebbe dovuto essere sottoscritto da Regione Toscana e Camera di Commercio si blocca.

Su questo punto il racconto del presidente Boldi si infervora. Ci racconta di essersi recato dall’Assessore Merelli, per chiedere una sospensiva di almeno 20 giorni: gli sarebbero bastati per poter incassare almeno quanto dovuto e/o promesso e pagare la cartella al comune di Arezzo.

Sul tavolo la possibilità di ottenere una sospensione della somma, seguita da un programma di rateazione. Merelli risponde picche. Pagare subito e cash!

Essendo il comune di Arezzo socio della struttura, in pratica, anche se parzialmente, si può ben dire che ha pignorato se stesso, pagando però ben 9.000 euro di aggio ad Equitalia.

La situazione si è risolta per l’intervento delle banche socie, che hanno garantito la liquidità necessaria alla struttura per pagare i 134.000 euro, ma rastrellando quanto disponibile e quanto di spettanza ai fornitori ordinari.

La paura, per il CDA del centro fieristico, è che da oggi in poi le cartelle esattoriali potrebbero essere messe a ruolo come se grandinasse, decretando l’ingloriosa fine del Centro Fieristico aretino e di un investimento, avviato da Lucherini, che ad oggi sfiora i 50 milioni di Euro, tutti pagati dai contribuenti.   

Ciò che sorprende di questa vicenda, è l’assoluta assenza della politica. Non sappiamo come potranno regolarsi le altre fiere sparse nel Bel Paese, alcune decine di volte piu’ grandi della nostra e ovviamente con molte piu’ imposte sul groppone, visto anche che sappiamo bene che tutte o quasi tutte, sono in condizioni economiche disperate.

“Scusi - disse una signora ad un ometto che si dava le martellate sui santissimi – perché lo fa? Non sente male?” “Si signora - rispose l’ometto – ma sapesse come godo quando non ci chiappo…”  

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