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Cgil e Cisl: “preoccupazione sul rinvio della pronuncia sul concordato Cantarelli”

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Cgil e Cisl: “preoccupazione sul rinvio della pronuncia sul concordato Cantarelli”

Inevitabile anche il rinvio del piano di rilancio dell'attività produttiva

  

Le organizzazioni sindacali FILCTEM CGIL e FEMCA CISL di Arezzo hanno appreso con preoccupazione estrema la decisione del Tribunale di Arezzo di rinviare al 9 settembre la pronuncia sulla ammissibilità del concordato Cantarelli e la successiva decisione di non autorizzare quanto meno momentaneamente il compimento di atti funzionali al reperimento di liquidità aggiuntiva.

In questo contesto giunge con sollievo la notizia  che comunque la Cantarelli ha garantito il pagamento delle retribuzioni dal 16 al 31 luglio per i dipendenti che fino a stamani hanno lavorato in azienda mentre per gli altri è già attiva dal 13 luglio la Cassa Integrazione Straordinaria.

Pur con profondo rispetto per l'autonomia della Magistratura e con totale fiducia nella sua capacità di perseguire l'interesse di tutte le parti in causa nel rispetto della Legge, il Sindacato non può esimersi dal rilevare che sul piano pratico il rinvio di entrambe le decisioni al 9 settembre comporta l'inevitabile rinvio anche della attuazione del piano di rilancio dell'attività produttiva attraverso la nuova società amministrata dall'ingegner Rinaldi ed incide pesantemente sulle vite di tutti i lavoratori della Cantarelli, palesando quanto meno una scarsa sensibilità di fronte ad una questione sociale di impatto devastante che è sotto gli occhi di tutti.

Quando mercoledì mattina il Sindacato ha chiesto, e purtroppo non ottenuto, d’incontrare il Presidente del Tribunale di Arezzo, intendeva semplicemente rappresentare la enorme rilevanza sociale di questa vicenda la quale costituisce un quadro complesso che non si compone solamente di leggi codici e procedure ma anche della vita di 272 persone e delle loro famiglie.

Il Sindacato rimane a fianco dei lavoratori della Cantarelli i quali stanno dimostrando con i propri sacrifici e la chiara volontà espressa con il referendum del 17 luglio che l'unica cosa che conta per superare questa situazione di crisi è la continuità della produzione e con essa la tutela dei posti di lavoro.

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