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Carlettini: Ho chisto di tornare a padre e madre nei moduli di iscrizione alle scuole

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Carlettini: Ho chisto di tornare a padre e madre nei moduli di iscrizione alle scuole

Via i termini genitore 1 e genitore 2"

 

 

 

Giovanna Carlettini (Fratelli d'Italia) ha chiesto all'assessore Lucia Tanti se intenda dare istruzione agli uffici per ripristinare la dizione di "padre" e "madre", al posto di "genitore 1" e "genitore 2" in tutti i moduli per l'iscrizione agli istituti scolastici del territorio comunale.

"Non sono termini casuali, sono anzi cardini essenziali della nostra società e religione". 

L'assessore Tanti: "Torneremo a padre e madre".

Questo però non elimina affatto i problemi a cui si cercava di porre rimedio.

Anzitutto bisognerà per forza di cose aggiungere la dicitura di un tempo “o chi ne fa le veci”.

Infatti non è stata la fantomatica ideologia gender (le associazioni LGBT hanno sempre criticato questa scelta di importazione francese) a stimolare questa prassi. 

Negli ultimi mesi abbiamo assistito invece sgomenti a una specie di isteria diffusa nel cercare di opporsi in modo sistematico a certe iniziative nate in seno ad amministrazioni varie, spesso piene di buone volontà, ma anche notevolmente confuse, riguardo la modificazione della modulistica scolastica.

In Italia alcuni gruppi catto-reazionari (ma non solo) si sono lanciati nella caccia al modulo "colpevole" buttandosi in azioni del tutto insensate (ad Arezzo almeno si è seguito un iter istituzionale), per non dire ridicole, pur di difendere (ma da quale pericolo?) la famiglia perfetta. Come se il destino delle famiglie italiane fosse legato alla burocrazia di un modulo di iscrizione.

Ma anche coloro che avrebbero dovuto essere tutelati da questa strana moda, hanno dichiarato che Genitore 1 e genitore 2, è una stupidaggine bell'e buona. E ciò per due semplici motivi.

Il primo è che questa terminologia non è mai stata usata in nessuno modulo amministrativo ufficiale dello stato. La lotta al termine è una specie di battaglia contro i mulini a vento, tutta immaginaria e strumentale, così come era strumentale averla creata.

Il secondo motivo per cui questa terminologia non piace a nessuno è perché è limitante e per niente inclusiva. La patria potestà può infatti, essere esercitata anche da persone che non sono né padre, né madre. Basta pensare alle coppie che si risposano in seconde nozze (a seguito di morte o divorzio) e in cui il cui nuovo marito o la nuova moglie, si trovano a gestire i figli del precedente matrimonio, spesso cresciuti fin da piccolissimi e considerati come la propria stessa famiglia.

Eppure nemmeno loro possono essere considerati padre e madre in senso biologico del termine. Nemmeno loro, se le parole hanno ancora un senso, dovrebbero poter firmare sotto a quel modulo (poi lo fanno, pur commettendo un  falso, per semplicità d’animo e amore verso la loro famiglia)

Quando andavo a scuola io, nei lontani anni 70, in fondo al mio diario c’erano le note delle famiglie per giustificare le assenze. Sul mio c’era scritto semplicemente così:

Firma dei genitori o di chi ne fa le veci

Sarà una scritta troppo complicata? 

 

 

 

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