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Io e i miei ciabattanti.

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Io e i miei ciabattanti.

 

L'ho sentita usare qualche giorno fa, credo da Zaia parlando di migranti e mi è rimasta impressa: chi sono i ciabattanti? Sono quelli appunto che "ciabattano" tutto il giorno, attaccati ai loro telefoni, a spese nostre.

Beh, l'immagine è efficace  e in effetti avremmo potuto lasciarli scalzi, sporchi e senza telefono, così come erano arrivati, meglio ancora ben chiusi dentro dei campi di lavoro a guadagnarsi la "lussosa" accoglienza che riserviamo loro. O come dice un'altra politica famosa, nei rinomati centri d'accoglienza libici a sbrigare le pratiche per un ingresso legale in Italia, accuditi da una burocrazia famosa in tutto mondo per efficienza.

Resto sempre perplesso rispetto alla credibilità che ottiene chi parla di "razzismo nei confronti degli italiani", espresso da questo sistema di accoglienza, le medesime persone che con la mancata strutturazione del sistema, hanno approfittato e fatto approfittare gli amici, dei mancati controlli in regime di emergenza.

Ma torniamo ai ciabattanti: guardo i ragazzi che il centro per cui lavoro ospita e mi chiedo quanto somigliano a questa definizione. Nel loro permesso di soggiorno c'è scritto bello grosso che per i primi sei mesi non possono lavorare, nonostante che loro siano qui esattamente per questo: hanno fatto un viaggio di svariate migliaia di chilometri, peraltro pericoloso, lasciando qualcuno in attesa, perchè aspirano a condizioni di vita migliori.

Sono operosi, dignitosi, collaborativi, ma le giornate son lunghe e se si trova qualcosa da fare lo si deve solo alla volontà di quanti, operatori, istituzioni, volontariato, sono dentro al sistema e si dan da fare perchè funzioni.

Il sistema non è immune da difetti.

Muove risorse ingenti e non è ancora strutturato: interessi opachi e pratiche disinvolte possono essere osservati anche da una posizione periferica come la nostra.

Sarebbe utile definire meglio gli standard dell'accoglienza: al momento gli operatori hanno una discrezionalità eccessiva, che non si adatta a tutti i territori e a tutte le situazioni, così come sarebbe utile normare il diritto d'asilo e in genere, diritti e doveri dei cittadini extra comunitari: gli italiani sono abituati ad essere apolidi nel loro paese, gli stranieri fanno una fatica del diavolo a capire questa cosa.

Appunto, gli italiani sono abituati: i diritti di cittadinanza sono un concetto così vago e aleatorio, che tendiamo ad arroccarci sul poco che abbiamo, invece di fare alleanze per il tanto che ci spetta.

Questi poveri, se tolgono risorse ad altri poveri -cosa peraltro tutta da dimostrare-, lo fanno solo perchè il sistema non garantisce nessuno: chi urla, sbraita e fa leva sulla paura, tutela lo status quo, la situazione di fatto, questa situazione terribile in cui tutti temiamo di perdere qualcosa, mentre il monopolio della ricchezza non viene neanche sfiorato.

Lettera firmata

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