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IL CORAGGIO ED IL DOVERE DI UN CONFRONTO VERO E LA NECESSITA' DI RIGENERARE PD E CENTROSINISTRA

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IL CORAGGIO ED IL DOVERE DI UN CONFRONTO VERO E LA NECESSITA' DI RIGENERARE  PD E CENTROSINISTRA

ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI AREZZO

 

Il dibattito che si è sin qui svolto sulla sconfitta di Arezzo mi sembra insufficiente rispetto alle cause che hanno di nuovo consegnato la nostra città al centrodestra, ed insufficiente soprattutto per ridefinire ciò che da ora in poi dovremo fare.

Quando si vince si vince tutti insieme e quando si perde si perde tutti, naturalmente con gradi diversi di responsabilità; a me non interessa la resa dei conti, e neanche la scorciatoia dello scaricabarile sui singoli, e lo dico iniziando con il ringraziare Matteo Bracciali per la generosità con cui si è speso nella campagna elettorale, così come Elisa Bertoli che ha svolto  un ruolo non facile in questi anni. Credo sia però doveroso avere il coraggio e la lealtà di un dibattito più approfondito, nella consapevolezza che questa sconfitta ha radici lontane e non limitate alle ultime fasi di campagna elettorale.

Radici che, a mio avviso, si fondano in un’idea sbagliata e male interpretata sia della vocazione maggioritaria del PD, sia della nuova fase politica legata alla segreteria del PD di Matteo Renzi e della sua guida del Governo.

Avevamo vinto, per la seconda volta, al primo turno con l’elezione di Fanfani, avevamo 17 consiglieri, ossia la maggioranza assoluta. E’ in quelle condizioni che si sarebbe dovuto  mettere in campo non la "presunzione di autosufficienza" ma la capacità di sviluppare un dialogo costruttivo con le altre forze di sinistra presenti in Consiglio. E' proprio quando si vince che dovremmo sviluppare la cultura e la pratica del dialogo, perchè vocazione maggioritaria significa  confronto, consapevolezza della utilità/necessità di visoni plurali, vuol dire includere e non escludere. Se non lo si fa si tradisce la vera mission del PD che è quella di aggregare anche la sinistra in un percorso di riformismo vero, aprendo nel contempo al centro. Ed invece è proprio in quella fase che è iniziata la rottura, a partire dalla mancata vicepresidenza del Consiglio Comunale e poi giù a scendere, con rotture avvenute più sulla insufficiente capacità di relazione politica che non nel merito.

La storia di Arezzo,  avrebbe dovuto insegnarci che si vince con i voti del centro, ma senza vuoti alla nostra sinistra. Abbiamo invece dato di noi l'idea di arrogante autosufficienza. Anche il PD spesso non è stata la casa di tutti. Si è agito come se il PD fosse un partito in franchising dove basta che qualcuno abbia (o pensi  di avere) la detenzione del marchio  per vincere, e così abbiamo perso sia la capacità di innovazione  sia quella di dialogo, e non tanto con i partiti, quanto con la società aretina nel suo complesso.

Abbiamo agito come se quel 41% delle europee fosse un dato incontrovertibile, ed invece non è così; andava sostenuto, rafforzato, consolidato e non solo sfruttato.

Questa modalità di autosufficienza  ha anche caratterizzato in parte l'azione amministrativa, con vertenze tenute aperte per 4 anni, o scelte amministrative mal gestite come quelle riguardanti le scuole per l'infanzia.

Modalità che hanno tolto forza alle tante buone iniziative dell'Amministrazione come ad esempio la rinascita di Piazza S.Agostino, il parcheggio dell'Ospedale, la ristrutturazione della Fortezza e molto altro. Risultati scarsamente rivendicati anche in campagna elettorale, in una campagna elettorale anticipata di un anno, un anno nel quale molti risultati avrebbero avuto la loro visibilità e spettava a noi raccontarli e valorizzarli.

Anche nella scelta delle alleanze di governo, piuttosto che sulla lista elettorale abbiamo peccato di autosufficienza referenziale e non inclusiva.

Abbiamo perso tutti e non solo qualcuno, ma soprattutto ha perso un certo modo di pensare la politica ed il potere. Ha perso il privilegiare atteggiamenti correntizi rispetto ad un  lavoro collettivo e inclusivo, ed ora occorre davvero mettere in campo un modo diverso di concepire lo stare in un partito, uscendo dal concetto della fedeltà e praticando quello della reciproca lealtà.

Abbiamo ragionato poco sul risultato del primo turno, dove il risultato del 41,6% del PD  alle regionali evidenziava una differenza con il dato del PD aretino al 36%. Eppure era con la Regione che la città da settimane segnalava dissensi, con specifico riferimento al tema della sanità. Ma evidentemente il radicamento nei territori dei candidati e la capacità di dare rappresentazione positiva del lavoro svolto hanno fatto la differenza. Così non è stato per il Comune.

Che fare adesso?

Io credo che adesso noi dobbiamo aprire dentro al PD un dibattito vero, leale e rispettoso delle persone e del lavoro svolto ma nel contempo sincero e rigoroso, aprendo un percorso che si sviluppi nei prossimi mesi portandoci ad una conferenza di organizzazione. C'è bisogno di un tempo nel quale si approfondiscano le questioni, si ricostruisca un rapporto con i territori, si rivitalizzino i nostri circoli, si discutano temi e contenuti che ci rimettano in sintonia con la società  civile, con le organizzazioni economiche, sociali. Un percorso che si intrecci, dialoghi e sostenga l'opposizione in Consiglio Comunale. Una opposizione che deve svilupparsi a partire dalle valutazioni sulle scelte che l'Amministrazione Ghinelli farà, ma capace anche di rilanciare le nostre proposte, costruite e discusse con i nostri elettori e con i cittadini tutti, ritessendo fili di dialogo e confronto con la sinistra ed anche con quel centro moderato che forse al secondo turno non ci ha votato.

 Dopo le dimissioni di Elisa Bertoli non ci serve un nuovo Segretario nominato di rincorsa. Ci serve invece aprire un percorso di coinvolgimento del territorio, guidato da un gruppo di persone tra le quali sarebbe utile ci fosse anche una rappresentanza della segreteria provinciale, anche in considerazione della pesante ricaduta che la sconfitta di Arezzo ha sul piano provinciale.

Se lavoriamo insieme, con rispetto ed in modo inclusivo, ce la faremo. Arezzo è città che ha una forte anima di centrosinistra e spetta a noi il dovere di "nutrire" quest’anima, nutrirla di buona politica, di un’azione di opposizione costruttiva ed inclusiva,  per il bene di questa città.

 

Donella Mattesini

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