Prima Pagina | L'opinione | LAURA ANTONELLI, STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

LAURA ANTONELLI, STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
LAURA ANTONELLI, STORIA DI ORDINARIA INGIUSTIZIA

"Voglio essere dimenticata".

 

Così è morta Laura Antonelli, icona sexy degli anni 70 e 80. E' morta ostinatamente sola, lontano dai riflettori. Col desiderio di andarsene da questo mondo viva e ben presente nel ricordo degli ammiratori per la bellezza passata, non per il triste declino degli ultimi anni. Ci sono attrici, cantanti, donne dello spettacolo che non resistono, vecchie e sfatte, devono a tutti costi essere visibili in tv, sulla scena, anche a costo di oscurare il ricordo delle glorie passate con la visione (presente) del loro disfacimento fisico e psichico. Non così Laura: ci aveva provato a sfidare il tempo, a varcare la soglia dell'eterna giovinezza, quando, a 50 anni, tentò il rilancio con "Malizia 2000". Ma la sorte si rovescio': al danno del fiasco al botteghino, si accompagnò la beffa di un intervento di chirurgia estetica che ne deturpo' per sempre la straordinaria bellezza (senza riuscire a ottenere mai Giustizia in Tribunale).

Si sa, il "vintage" (anni 70, 80) va sempre di moda, specie sul web. In questi giorni, si sentirà parlare di Laura Antonelli sex simbol, sogno erotico degli italiani, in tutte le fogge, in tutte le possibili sfumature. Per chi vorrà sapere di più sul personaggio e sulla carriera di Laura, rinviamo volentieri a quanto in questi giorni troverete scritto sui giornali e sul web.

Ma noi vogliamo ricordare Laura in un altro modo. Vogliamo cioè ricordare Laura come una tragica vittima della Giustizia italiana. Una Giustizia che ha impiegato dieci lunghi anni per toglierle di dosso la qualifica infame di spacciatrice di stupefacenti. Senza alcun riguardo non tanto per la Diva, ma per la povera donna, fragile, che invano cercava consolazione nei "paradisi artificiali" della droga da una vita che le riservava solo amarezze e delusioni. Vogliamo ricordare Laura per la lunga odissea, che la portò a chiedere Giustizia allo Stato, per questi dieci anni di inutili, ma esasperante lungaggini processuali: una lotta che la vide strenuamente impegnata negli ultimi anni, grazie alla tenacia del suo Avvocato per un risarcimento adeguato per l'errore giudiziario. Non chiedeva sussidi speciali, Laura, chiedeva solo Giustizia. Preferì la battaglia legale piuttosto che mendicare il sussidio straordinario per artisti indigenti (la famosa "legge Bacchelli"), per cui peraltro si era mobilitato pubblicamente l'amico Lino Banfi nel 2010, e che lei avrebbe pure ottenuto senza problemi. "La vita terrena non mi interessa più", fu il cortese, principesco e tragico responso della ex Diva.

 

Che la storia di ordinaria e tragica ingiustizia di Laura Antonelli faccia riflettere: la Giustizia, i Giudici, devono pagare per le traversie giudiziarie e le pene inutili, afflitte a cittadini innocenti e, peggio, fragili.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0