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A sinistra del PD urge una riflessione a tutto campo

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A sinistra del PD urge una riflessione a tutto campo

Mentre il dibattito interno al PD è sempre intenso per cercare di comprendere le cause della sconfitta, negli ultimi 20 anni la rappresentanza della galassia comunista si è ridotta progressivamente fino a scomparire dal consiglio comunale. Non è forse il momento di aprire una riflessione a tutto campo? O si continuerà a dar la colpa ad un destino cinico e baro?

Scrive Enzo Marzo su critica liberale il 5 giugno: "Sono tante le sinistre in Italia. Ma nessuna ci soddisfa.

C’è il Rosso antico, vecchi rimasugli antidiluviani rimasti attaccati alle disastrose memorie del  comunismo e del marxismo, ormai patetici aggrappati , se va bene, al 2-3 per cento e a qualche poltrona nei comuni. Il Rosso antico ha prodotto negli ultimi tempi i personaggi e le liste più ridicole e imbarazzanti, vedi Ingroia e Tsipras.

Poi c’è la sinistra piccista, esausta da tutti i fallimenti di questi ultimi vent’anni, indecisa su tutto, e ridotta a una Ditta commerciale con alcuni centri di potere molto molto corrotti, senza politica, senza valori, con solo una verniciata di clericalismo e molto opportunismo togliattiano. E’ stata la vera fortuna di Berlusconi, lo ha aiutato fino all’impossibile, tra una “crostata” e l’altra. Dopo più di un anno di opposizione interna a Renzi ha più che ampiamente dimostrato che il suo antirenzismo è la fotocopia del suo antiberlusconismo, fatto di furberie, collusioni, grida fasulle, retromarce vistose. Insomma complicità e copertura, e null’altro.

Poi c’è la sinistra chimerica. Leader indiscusso ne è Paolo Flores d’Arcais. Qualche volta la sinistra chimerica si sporca le mani con la realtà, come per esempio con Di Pietro o con la lista Tsipras, per poi tirarsene fuori precipitevolissimevolmente quando la realtà, che ha la testa dura e non vuole assolutamente obbedire ai sogni, si dimostra perfettamente il contrario di quanto immaginato. Ciò nonostante la chimera non apprende dall’esperienza e all’occasione successiva ripete lo stesso errore. La sinistra chimerica ha davanti a sé una vasta prateria di soluzioni, ancora non pensate da nessuno. Reddito di cittadinanza? Diamo a tutti duemila euro. Aboliamo la disoccupazione? Facile. Assumiamo tutti i giovani. Annullare la corruzione? Basta che non siamo pagate più le mazzette. Il giustizialismo è criticato? Basta chiamarlo garantismo."

La verità è che la sinistra ha perso il contatto con il suo elettorato e le ultime elezioni comunali e regionali ne sono stata la certificazione. Non riesce a farsi capire perché non riesce a capirlo. Non riesce a capirlo perché non riesce ad ascoltarlo. Non riesce ad ascoltarlo perché troppo impegnata a fare guerre ideologiche. E mentre combatte battaglie di cartone, con un retro gusto da rievocazione storica, le ideologie muiono e muta anche la classe proletaria. Mentre la sinistra si attarda a difendere ciò che conosce, rifiuta di guardare il mondo che cambia piu’ velocemente di quanto i cervelli riescono a comprendere.

Attardandosi nella difesa di un mondo che sta cambiando, ma che è già vecchio mentre lo sto scrivendo, combatte solo per continuare a rappresentare categorie che si stanno disintegrando: quello del lavoro operaio e dipendente, distinguendosi nella difesa della scuola a progressione d’anzianità e quello del pubblico impiego fatto di privilegi sindacali, concorsi truccati e spartizioni ministeriali, senza interrogarsi mai sulla nuova composizione sociale che si sta determinando a causa dall’impatto dirompente delle nuove tecnologie.

Mentre il lavoro esce dai recinti della fabbrica e si generalizza alla società tutta, mentre sparisce la distinzione fra tempo di vita e tempo di lavoro, si sta riducendo drasticamente il numero degli operai e un benessere diffuso ha ormai emancipato il proletariato: la sinistra storica non è riuscita ad applicare le categorie analitiche della tradizione. Perché il mondo del lavoro ormai crede al merito e non all’appartenenza, rispetta l’autorevolezza e non l’autorità, non apprezza le gerarchie ma le competenze e crede nella cooperazione competitiva. Un processo tollerato perché imposto dalle mutazioni della storia del genere umano, ma di cui non si è saputo immaginare esiti e confini. Non l’hanno fatto i partiti, non l’hanno fatto i sindacati.

La sinistra ha ormai perso il treno dell’innovazione politica e sociale, adesso è arrivata alla perdita conseguenziale della rappresentanza. Quanto sarà necessario attendere prima di avere anche una riflessione a tutto campo su se stessa? O forse deve essere considerato "peccato mortale" anche solo aspettarsi una riflessione in quest'area?

Io non ho mai fatto parte della sinistra in quanto tale e mai gli avrei dato il mio voto, ma riconosco che nella vita democratica, il buco che si è aperto nella dialettica sociale, potrebbe avere conseguenze peggiori della semplice scomparsa di un simbolo politico. 

Attendiamo fiduciosi... 

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