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Bracciali perde perché non riesce a tenere a se i 18910 voti del primo turno.

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Bracciali perde perché  non riesce a tenere a se i 18910 voti del primo turno.

Sarebbero bastati a battere l’inarrestabile ascesa di Alessandro Ghinelli. Invece una parte consistente degli elettori del partito Democratico (era già avvenuto nel 1999 e , in modo più plateale,  nel 2004) è transitata armi e bagagli con l’ex assessore di Lucherini. Imputare agli elettori del M5S e alle liste della sinistra – che hanno altre colpe prime fra tutte l’aver ostinatamente voluto correre divise con ognuno un candidato a sindaco-  la vittoria di Ghinelli è un atto di vera e propria disonestà intellettuale. Molti elettori M5S e della sinistra sono andati a votare Bracciali pur turandosi il naso, ma non tanti da rimpiazzare la frana verso destra dell’elettorato PD. Ci sono aree contigue nella pancia dei due schieramenti che si buttano dall’una o dall’altra parte a seconda dei propri interessi contingenti. E’ l’area degli interessi trasversali, quella che davanti a tutto mette gli affari propri e vuole una macchina comunale al servizio del proprio tornaconto. E’ l’area alla quale Fanfani aveva assicurato la continuità con Lucherini, tranquillizzandola che non ci sarebbero stati scossoni o cambiamenti veramente radicali. Fanfani è stata la rimozione di Variantopoli, non come ci saremmo aspettati inel senso di rimuovere il groviglio affaristico-clientelare che vi si annidava , ma del fatto che anche la stessa parola fosse, il più rapidamente possibile,  dimenticata. “Un cambiamento senza avventure” amava dire,  ma nell’immobilità gli avventurieri si sono rapidamente ricollocati.  Nel “troncare e sopire” gesuitico  l’amministrazione Fanfani ha provato ad addormentare le critiche e gli animi, mentre i processi nazionali  e la crisi svuotavano le casse del comune e sempre più servizi erano  tagliati o esternalizzati. A ben vedere Alessandro Ghinelli  diventa sindaco grazie a poco più del 23% degli aretini. Il sindaco di Arezzo meno rappresentativo della storia. Tre quarti degli aretini non vi si riconosce e tanto meno vi si riconosce in quel consiglio comunale pieno zeppo di leghisti  ed amici di Casa Pound , così artificialmente amplificato dall’effetto distorsivo del premio di maggioranza  e dall’ulteriore compressione – voluta da una assurda sentenza del Consiglio di Stato- della minoranza a solo 12 rappresentanti.

Il voto evidenzia come il PD di Renzi sia incapace di parlare agli altri diversi da loro (almeno che non siano di destra ma che, ovviamente, quando si recano a votare,  votano a destra). Stracciato l’alfabeto comune della Costituzione e dello Statuto dei Lavoratori la base di contatto tra popolo di sinistra e popolo del Pd si è rapidamente assottigliata. Per la prima volta la Cgil non ha fatto nessun appello al voto a sostegno del candidato “meno peggio”. Lo stesso pericolo delle destre  è risultato essere un’arma spuntata perché tra Renzi e la destra, ogni giorno che passa,  è sempre più difficile trovarne le differenze .  Matteo Bracciali è stato anche mal consigliato (la perla di Bondi visto circolare negli uffici comunali è  pari ad un autogoal dell’indimenticato Comunardo Niccolai). Lo spot elettorale con la sveglia, il vestirsi e più che altro la corsa in bicicletta erano un apoteosi del nulla programmatico. Si ripeteva la parola “velocità” come se fosse un valore in se. Non una parola contro il patto di stabilità, l’esternalizzazione delle scuole, la precarietà (anzi il Jobs Act enfatizzato all’ennesima potenza). Nessun impegno per ripubblicizzare l’acqua o per allontanare lo spettro del potenziamento dell’inceneritore. Nessun dialogo con la sinistra fuori dal Pd e con il M5S. Per non parlare dell’uscita di Rossi sulla sede ASL che più di altri palesava il fatto che il PD si sentiva franare il terreno sotto i piedi. Così quando hanno provato a recuperare facendo uscire dalla bocca la parola “desaparecida”da anni (Variantopoli) più che tardiva è apparsa poco credibile. Eppure Ghinelli poteva essere messo sotto da subito visto che quel tallone di Achille era veramente imbarazzante. Invece per mesi niente.  Eccone i risultati.

Adesso bisognerà organizzare l’opposizione. Dal Pd arriverà poco o niente perché, con la sola eccezione di Donato Caporali , mi sembrano tutte persone che l’opposizione non riescono neanche minimamente a concepirla. Si dirà : si può sempre imparare. Vedremo. Il timore fondato è che  il gruppo consiliare del Pd diventi per Ghinelli, ciò che sono stati Scatizzi, Chiericoni e Cantaloni  per Fanfani. Una riserva di voti alla quale il neosindaco può attingere nel caso la sua variopinta maggioranza vada in tilt. Un compito particolare l’avrà Francesco Romizi (sentirà la differenza tra avere un assessorato a disposizione “produci preferenze” e la fatica di avere consensi come semplice consigliere) se sarà capace di mettersi al servizio della ricostruzione di una sinistra che  finalmente tagli il cordone ombelicale con il Pd di Renzi (e di Bracciali e Donati). Così come ai due consiglieri del M5S sarà affidato un compito di contrasto e denuncia della politica della destra.

Ma la vera opposizione dovremo farla da fuori il palazzo. Organizzando le persone in carne ed ossa in una coalizione sociale in grado di preparare l’alternativa alla politica che ci ha portato a questo fallimento. Occorrerà tessere il filo dell’unità con umiltà, senza personalismi o uscite sguaiate , ricominciando a costruire luoghi includenti  in cui le diversità non siano un problema ma una ricchezza. Occorrerà buttare giù gli steccati dell’incomprensione e tutti potranno dare una mano. Un punto a capo dal quale può ripartire una nuova sinistra.

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