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L’incontro dei candidati sindaci con la RSU del comune: i rischi di uno scivolosissimo dibattito

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L’incontro dei candidati sindaci con la RSU del comune: i rischi di uno scivolosissimo dibattito

 

Se è vero che i dipendenti del comune rappresentano insieme ai loro familiari, circa l’ 1,5% dell’elettorato, qualunque concessione che sia appena oltre il minimo sindacale, rischia di innescare mal di pancia diffusi nel restante 98,5% dei potenziali elettori. Diciamolo con chiarezza: i dipendenti pubblici, sono avvertiti dai restanti lavoratori, come una casta di privilegiati. Se io fossi stato nella RSU del comune, l'ultima cosa che avrei fatto, è portare in campagna elettorale le mie rivendicazioni. I rischi di questa mossa, superano di gran lunga i possibili benefici. Aprire un dibattito pubblico su questi temi, può tornare indietro negativamente e con effetti devastanti.   

Di fatto oggi in Italia esistono 3 categorie di lavoratori: quelli del pubblico impiego, i lavoratori a tempo indeterminato del settore privato  e gli sfigati, eterni precari alla ricerca di un contratto. Preciso che non voglio assolutamente offendere gli onesti impiegati che quotidianamente, e tra mille difficoltà, tengono in piedi numerosi uffici: tra loro ci sono lavoratori che meritano assolutamente il proprio contratto a tempo indeterminato (anche se sarebbe interessante conoscere le modalità di accesso all'impiego). Ma non si può far finta di non accorgersi che è esistito ovunque in Italia, un sistema di malaffare che ha prodotto negli anni un inutile eccesso di personale che adesso è sulle spalle dei contribuenti.  

Dopo il tracollo di tante imprese locali strangolate dalla crisi, dopo che molte sopravvivono in situazioni critiche, diffondendo il panico tra i loro dipendenti (Municchi, Del Tongo, Cantarelli ecc.), dopo le sofferenze del comparto agricolo, dopo l'impoverimento dei liberi professionisti, è difficile non pensare che quel sistema di malaffare, non abbia danneggiato in maniera irreparabile il futuro di almeno due generazioni di giovani che vedranno ancora a lungo ogni spazio occupato, ogni possibilità preclusa, e questo nonostante titoli di studio e livelli di preparazione notevoli.   

I dipendenti pubblici sono considerati, a torto o a ragione, la vera casta nel nostro Paese. Un piccolo esercito di 3.250.000 lavoratori dipendenti, che comunque si guardi il problema, vive uno status di assoluto privilegio: i licenziamenti sono inesistenti, gli spostamenti da un ente ad un altro (o anche all’interno dello stesso ente), una rarità, i dirigenti che sbagliano (settore sanitario in testa) non vengono rimossi se non a causa di spinte mediatiche potenti. E allora come si possono spiegare questi privilegi a quegli operai che in una catena di montaggio, devono accettare l'accordo sulla produttività firmato con Marchionne? Perché un accordo del genere va bene per i lavoratori del privato e non per quelli del pubblico? Perché i metalmeccanici devono fare meno giorni di assenza e più straordinari, mentre chi lavora all'ufficio del catasto no?

Perché dovremmo aver paura ad affermare che tra di loro c’è anche chi vive alle spalle della collettività, dietro una scrivania in attesa del fine turno, impegnato nel dolce far nulla, burlandosi, magari, dei tanti fessi che per cifre nettamente inferiori, si alzano la mattina all'alba per andare in una fabbrica malmessa senza certezze sul proprio futuro? Se non hanno avuto remore costoro nel mangiarsi tutta la torta, lasciando alle giovani generazioni briciole indurite da una insuperabile crisi economica, perchè non devono avere diritto gli studenti ed i disoccupati di oggi, nel chiedere loro conto e ragione della loro presenza in determinati ruoli?

Quando i sindacati inizieranno a fare il loro mestiere, trattando cioè i lavoratori tutti allo stesso modo e pretendendo da chi occupa posizioni di prestigio e di privilegio, che faccia bene il proprio lavoro e, principalmente che sia disposto a mettersi costantemente in discussione, ammettendo finalmente che nessuno è intoccabile solo perchè ha avuto un Santo in paradiso nell'era del magna magna, forse cominceremo ad essere un paese normale. E forse anche i sindacati smetteranno di essere solo il patronato dei pensionati o dei privilegiati! 

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