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Voterò Matteo Bracciali perchè...

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Voterò Matteo Bracciali perchè...

Torno a votare Matteo. Con diverse ragioni e molta convinzione ...

 

Il 14 giugno torno a votare.

Sono in gioco le prospettive della città , non vedo come potrei astenermi.

Senza voler dar giudizi su chi pensa di fare il contrario, rilevo che chi non vota rinuncia ad esercitare il principale diritto di cittadinanza e – di fatto - rimette in mano ad altri decisioni che lo riguardano direttamente.

Sotto questo profilo, l'invito alla passività di quanti - a ragione o a torto - invocano la crescita della cittadinanza attiva è quanto meno contraddittorio.

Il 14 giugno voterò Matteo Bracciali.

Rilevando nel merito la netta differenza tra i due candidati, voto Matteo per molte ragioni e con molta convinzione.

Riassumo ciò che penso attorno a 4 diverse questioni.

Primo : pur avendo riserve serie ( e note ) su alcune scelte del PD, mi è impossibile non cogliere la differenza con una destra razzista e xenofoba che soffia sul fuoco del disagio sociale e dell’insicurezza generata dalla crisi propalando solo astio. Non è con la caccia alle streghe che si costruisce il futuro, non è agitando lo spettro di un nemico che si renderà la città più moderna, coesa, solidale. E’ con il lavoro, con i servizi sociali, con l’alimentazione della socialità e della vita delle comunità che si genera sicurezza, non con le telecamere HD.

Mettere sullo stesso piano Salvini e Renzi, il razzismo urlato con l’opinabile job act, più che la riproposizione della cultura ( sbagliata ) del “ tanto peggio tanto meglio “ è una manifestazione sconcertante di smarrimento, di perdita del senso delle proporzioni e delle cose.

Secondo : si vede ogni giorno che la città ( e non solo ) abbisogna di ricambio generazionale.

Aver più di sessantanni – ovviamente - non è un difetto ma immaginare che attorno ad una persona che nel 2025 avrà 73 anni  si possa avviare il processo di costruzione dell’Arezzo del ventunesimo secolo è, quanto meno, difficile. Non è con il “ wintage “ che si possono spingere in avanti innovazione e cambiamento.

Terzo : come sottolinea in tutte le occasioni Lucherini, Ghinelli è stato il “delfino“ della Giunta di destra che passerà alla storia per i numerosi inciampi nella Legge e per aver sbagliato in modo clamoroso le scelte di fondo.

E’ in quella fase storica che – per la spinta del Comune - si è gonfiata l’edilizia privata creando quella “bolla immobiliare” che oggi genera una realtà fatta di migliaia di vani sfitti, di crollo dei prezzi degli appartamenti, di immobilizzazione nel “ mattone “di capitali che, invece, avrebbero dovuto essere orientati ad investimenti produttivi e a creare lavoro.

Basta un minimo di competenza per rilevare il fallimento di quella quella visione e poca pazienza per ricavare, dalla lettura del programma di Ghinelli, che siamo ancora fermi al “ mattone uber alles“. Sulle questioni sociali, ad esempio, al di là di più o meno generici enunciati di principio, non c’è una sola proposta concreta ; si declama l’impegno ad aumentare i servizi alle persone ma non si spiega come si intenderebbe finanziare tale incremento. Vorrei ma non posso è anche il taglio del capitolo sull’innovazione : anche qui gassose enunciazioni sull’importanza della diffusione delle nuove tecnologie ma poi non c’è una sola riga sull’esigenza di rafforzare il rapporto della città con l’Università ed i centri di ricerca, nessun riferimento alla programmazione europea ed ai fondi strutturali, vuoto assoluto sulla possibilità-necessità di sostenere i processi di riorganizzazione del manufatturiero ( frettolosamente ed erroneamente già dato per morto ), zero anche sull’innovazione sociale.

Quarto, per finire. Per riprendere a crescere e creare lavoro la città ha bisogno di connessioni e relazioni. Con Firenze, Roma, Bruxelless. Matteo ha il potenziale di creare le connessioni che servono, mentre Ghinelli e la destra possono solo generare isolamento, magari condito con giaculatorie vittimistiche. Evidentemente, non è di questo che abbiamo bisogno.

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