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Punto e a capo: Daniele Farsetti commenta le amministrative

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Punto e a capo:  Daniele Farsetti commenta le amministrative

Le elezioni amministrative hanno evidenziato due grandi temi: la disaffezione al voto e la sua polarizzazione. La mancanza di elettori favorisce il secondo fenomeno perché annulla la pluralità e premia solo i portatori di specifici interessi personali motivandoli al voto (l’affezione ideologica da una parte, i temi demagogici e della sicurezza dall’altra). Già proprio la pluralità democratica sarà la grande assente dal prossimo consiglio comunale, i grandi raggruppamenti la faranno da padrone e lasceranno le briciole ai non allineati: Gianni Mori e due o, forse, tre consiglieri del M5S. Al bianco ed ad al nero io preferisco sempre l’arcobaleno, ma ad Arezzo il civismo non ha spazio. Sinceramente oltre alla lega non riesco ad individuare alcun vincitore, a meno di non essere fedeli sudditi di Pirro.

Il trend era facilmente leggibile già alle regionali: il PD perde 2 milioni di voti secchi, il M5s perde il 60% delle'elettorato rispetto al 2013 e il 40% rispetto alle europee, la sinistra-sinistra nel suo celebrale elitarismo è votata alla sconfitta, da sempre. Forza Italia è massacrata. In realtà: hanno perso tutti, la gente si è stancata e non vuole più nessuno di questi. Hanno perso tutti. Stanno perdendo tutti. E vanno in giro sostenendo di aver vinto. E’ il sistema rappresentativo che segna il passo, i programmi, fatto salvo qualche piccolo passaggio, erano tutti sottoscrivibili, quello che non riesce più credibile sono gli uomini. La promessa si rinnova di cinque anni in cinque anni, senza soluzione di continuità, e senza speranza che si avveri. L’interesse privato prevale su quello pubblico, sempre, e questo i cittadini lo hanno capito, per questo non ci credono più. La dimostrazione è che in città oltre all’exploit della lega, senza peraltro comprendere come il problema aretino siano gli sbarchi o i campi rom, e l’affermazione personale dell’ingegner Ghinelli che, non a caso, ha abbandonato simboli di partito, nessuno può festeggiare.

Su quel fronte colpisce il fallimento, visto anche il dispiego di mezzi messo in campo, della lista di Maria Cristina Nardone, frammentata ed inconcludente la galassia di sinistra ad eccezione di Arezzo in Comune che fa da stampella al PD. Probabilmente un voto di chi non riesce a sostenere più il Pd e crede che i “buoni” di Romizi possano realmente condizionare le politiche dei renziani rampanti, per me pura utopia. Chi esce con le ossa rotte da queste elezioni è la politica: il perimetro democratico dove far convergere obiettivi ed interessi comuni, in molti l’hanno completamente abbandonata e, chi è andato, lo ha fatto prima per spirito di rivalsa verso l’altro piuttosto che per affermare le proprie idee visto che queste, se non assenti, sono rimaste completamente nello sfondo della campagna elettorale. Fra due settimane un ballottaggio che vedrà un interesse ancora più scemato, a meno che i due contendenti escano dal piano degli slogan e propongano soluzioni costruttive e comprensibili.

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