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Il PARTITO COMUNISTA ACCUSA IL COMUNE

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Il PARTITO COMUNISTA ACCUSA IL COMUNE

SPONDA AL PD GRAZIE A UN NUMERO MINIMO DI SPAZI ELETTORALI PER ALTRI MENTRE I CANDIDATI RICCHI INTENZIONALMENTE PRIVILEGIATI SCIALACQUANO SOLDI IN VISIBILITA’

 

“C’è un modo tipicamente antidemocratico di mostrare la propria “democraticità”  offrendo, contemporaneamente, una sponda al partito di governo. Il Comune di Arezzo lo ha messo in atto senza alcun ritegno. Questa campagna elettorale è stata caratterizzata da un numero INSIGNIFANTE e RIDICOLO di spazi destinati alle affissioni dei manifesti elettorali: in tutto SOLO 14 SPAZI PER OGNI LISTA!   Il Partito Comunista CENSURA la Giunta Comunale che, con il suo comportamento, ha danneggiato candidati e liste che non avevano a disposizione un apparato come i partiti e i comitati elettorali più ricchi! 

In altri tempi, nel nostro Paese, abbiamo subito forme violente di censura della democrazia.  Al giorno d’oggi, nell’Italia di Renzi o nell’Arezzo di Bracciali, che sono la stessa cosa, vengono messe in atto forme subdole ma altrettanto antidemocratiche come il compromettere la campagna elettorale delle forze politiche con meno risorse economiche. Ad Arezzo è successo proprio questo: l’Amministrazione Comunale ha messo a disposizione un numero irrilevante di spazi elettorali pur essendo il nostro uno dei maggiori comuni italiani per estensione territoriale e per numero di frazioni. Vale rammentare, infatti, che Arezzo per superficie è il secondo in Toscana, il ventiduesimo comune a livello nazionale ed ha una popolazione che oscilla intorno ai centomila abitanti”.

Dura la protesta del Partito Comunista, per voce del suo candidato a sindaco Ennio Gori: “La mia denuncia è fondata sul numero degli spazi stabilito per legge in almeno 25 e non più di 50, se il comune ha 100.001 abitanti e in almeno 10 fino al massimo di 25 se i residenti sono 100mila. Quale sia il dato relativo alla popolazione residente attualmente ad Arezzo, i tabelloni dovevano essere molti di più di quanti ne sono stati collocati! La Giunta ha deliberatamente fatto l’interesse del PD e del Centrodestra, dei candidati a sindaco e delle coalizioni che hanno le risorse economiche per assicurarsi i privilegi connessi alla visibilità.”.

 “La legge – incalza Gori -  stabilisce che l’Amministrazione Locale determini gli spazi che saranno poi utilizzati, per assegnazione, ai partiti o gruppi politici per effettuare le affissioni di manifesti per la propaganda elettorale. Ebbene: il Comune di Arezzo ha deliberato solo 14 ubicazioni, 7 in città e 7 in collocazioni extraurbane, delle quali una in via Calamandrei e una in via Fratelli Lebole, le restanti unicamente in 5 frazioni delle 99 esistenti, molte (anche se non tutte) comprese tra i 150 e i 3mila abitanti, per le quali la legge stabilisce l’ubicazione di almeno un tabellone per la propaganda elettorale. E tutto ciò lo ha fatto pur in presenza di ben 9 candidati a sindaco e un gran numero di liste, apparentate, e non, in coalizione. Lo scopo era calcolato: avvantaggiare chi ha i soldi per farsi propaganda con un dispiegamento di risorse economiche esagerato per una campagna elettorale amministrativa. Il PD, anzitutto. ”.

“In grosse frazioni come Pratantico e Monte S. Rondine, Rigutino e Vitiano, Battifolle, Poggiola e Chiani l’affissione dei manifesti elettorali relativi alle Elezioni Comunali non è mai arrivata per volontà del Comune. Cosicché, mentre una forza politica nazionale come il Partito Comunista da me rappresentato ha potuto assicurarsi il diritto a quel poco di visibilità permessa da 28 manifesti, ovvero affiggendo 2 manifesti 70x100 in ogni spazio assegnato, i candidati intenzionalmente privilegiati dal Comune si sono assicurati un vantaggio doppio in termini di visibilità su qualunque altro concorrente. E ciò grazie ai pochi spazi elettorali disponibili per tutti gli altri e grazie a loro sorrisi imbonitori che scorrazzano per la città dagli autobus e da mezzi privati, dalle belle vetrine dei Punti Elettorali e dagli striscioni appesi ai balconi di sedi di partito.  Tutte forme di propaganda non ammesse e riportate in riga a poche giorni dal voto”.

Conclude Gori. :

 

“Neanche quanti si sono lasciati convincere dal PD che la democrazia è una spesa da evitare, hanno di che gioire. Il Comune ha la responsabilità di avere danneggiato la campagna elettorale di alcuni, fra cui il Partito Comunista, offrendo ai privilegiati del nuovo ordine costituito una sponda.  Ma ancora una volta ad Arezzo un esagerato spiegamento di risorse economiche in una campagna elettorale amministrativa fa sorgere qualche pensiero e dovrebbe farlo sorgere anche a chi è stato persuaso che si può fare a meno della democrazia e del confronto leale e corretto riconosciuto a tutti, anche alle espressioni minori. Anche stavolta ad Arezzo tante e troppe sono le risorse economiche gettate in campo per non pensare che tanti e troppi possano essere gli interessi da tutelare dopo. Nessuno si illuda che questi siano gli interessi di Arezzo e degli aretini”.

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