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3 laps to go. N.8.Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero... (forse)

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3 laps to go. N.8.Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero... (forse)

In questi giorni, una inusuale osservanza regolamentare si è impadronita delle nostre istituzioni. I vigili urbani (penso su richiesta del Prefetto), stanno facendo il giro dei comitati elettorali di tutte le liste, per ottenere la rimozione di tutti i manifesti di propaganda visibili all'esterno. La fonte giuridica per tale imperioso atto di censura, è la circolare Ministero Interni 8 aprile 1980, n. 1943V (allegata a destra).

La materia  è molto discussa anche in sede di Corte Costituzionale, anzi a tal proposito la Corte osserva che, "pur  avendo  affermato  -  come ricorda lo stesso giudice a quo – e costantemente ribadito che la liberta' di manifestazione  del  pensiero e'  tra  le  liberta'  fondamentali  proclamate e protette dalla nostra Costituzione, questa Corte ha tuttavia piu' volte chiarito,  anche  con specifico  riguardo  alle norme che regolano l'affissione di stampati e manifesti  di  propaganda  durante  la  campagna  elettorale,  che   la disciplina  delle  modalita' di esercizio di un diritto non costituisce per  se  stessa  lesione  del  diritto  medesimo  e  non  e'   pertanto costituzionalmente  vietata anche se possa derivarne indirettamente una qualche limitazione, sempre che il diritto non ne risulti  snaturato  o non  ne  sia reso arduo o addirittura impossibile l'esercizio (sentenze nn. 1 del 1956, 121 del 1957, 38 del 1961, 48 del 1964,  49  del  1965, 129 del 1970; ordinanze nn. 97 del 1965 e 106 del 1974)

Pertanto, legittimamente, allo scopo "di garantire  a tutti  i  singoli  o  gruppi  il diritto e la materiale possibilita' di espressione e propaganda, sono stabiliti orari e turni per le  riunioni e  i  discorsi nelle piazze pubbliche, come sono proibiti i comizi dopo la mezzanotte del venerdi' precedente la domenica elettorale" (sentenza n. 168 del 1971); che la tranquillita',  il  riposo,  il  decoro  delle persone,  la  sicurezza  della  viabilita',  la  tutela  dei monumenti, dell'estetica cittadina e del paesaggio (sentenze n. 129 del 1970 e  n. 168   del   1971)  costituiscono  tutti  interessi  degni  di  primaria considerazione, che ben possono giustificare una disciplina, per taluni aspetti  anche  limitativa,  della  liberta'  di   manifestazione   del pensiero, purche' non la snaturino".

Ma portando alle sue naturali e finali conseguenze la circolare del 1943V dell'8 aprile 1980, sarebbero, sempre secondo tale illuminatissima fonte del diritto, vietate anche manifestazioni privatissime del pensiero, quali per esempio: l’esposizione in un terrazzo di una abitazione della bandiera di un partito, oppure in una finestra visibile di un manifesto elettorale o addirittura anche di un volantino!. 

Di divieto in divieto, si giunge così alla compressione violenta di una libertà costituzionale, come quella di esercitare la cittadinanza politica sia attiva che passiva, se non all'interno di circoscritti spazi predeterminati.

Non si sta forse infrangendo una delle libertà fondamentali garantite dalla suprema fonte del diritto, la Costituzione, ovvero imponendo in uno spazio assolutamente privato e non pubblico, già regolamentato allo scopo, quale la vetrina di un negozio, la rimozione di un manifesto elettorale tramite l'intervento della forza pubblica?

Iniziamo a scindere allora nel ragionamento, tutto ciò che è pubblico e soggetto a regole comuni, come spazi di affissione anzichè manifesti abusivi in spazi non autorizzati, esposizioni in pubbliche piazze o strade di gazebi e manifesti,  l'utilizzo a scopi elettorali di opere d'arte fino al disturbo alla quiete pubblica, da ciò che è invece privato, ricadente nella sfera dello spazio personale, e perciò stesso soggetto a massima tutela.  

L' intervento delle forze dell'ordine, a cui abbiamo assistito attoniti in questi giorni, non assume forse il sapore di una censura preventiva al pensiero e alla libertà politica, tanto solennemente tutelato dalla Carta Costituzionale?

Le pretese di ipernormare la vita politica dei cittadini, proprio nel momento in cui sono pronti ad esercitare la sovranità nella vita democratica, diffonde un nauseabondo odore di regime burocratico: questo si annusa per le strade di Arezzo in questi giorni.     

 

 

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