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1000 posti di lavoro appesi ad un filo.

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1000 posti di lavoro appesi ad un filo.

Provincia, Cantarelli, Cose di lana, Cadla.

 

Mi pare esistano due mondi diversi: il mio e quello della coppia Boschi- Renzi.

Grandi proclami sulla ripresa economica e sulla crescita del numero degli occupati si infrangono su nuove crisi che questa campagna elettorale mi ha portato a toccare.

Demagogia populista da una parte e dura realtà dall'altra, divise da un filo sottile, quello del potere riverito da taluni media.

Un provvedimento incomprensibile (ed inumano) di scioglimento delle Province quali istituzioni, dove per quanto riguarda Arezzo ci sono oltre 400 persone che si interrogano sul loro futuro: 6 forse al comune di Arezzo, quasi 100 forse in Regione, quasi 200 forse, chissà, vedremo, abbiate fiducia, li sistemeremo, ecc. etc. Forse.

I cittadini stessi devono preoccuparsi per cosa accadrà a quei servizi che sinora erano delegati a quest'ente territoriale che, pur gestito in maniera clientelare e in totale assenza di efficienza economica, aveva l'incarico della manutenzione stradale e scolastica, della protezione civile, della tutela dell'ambiente e di numerose altre vitali deleghe: non si sa a chi verranno affidati i servizi e con quali risorse. Fischia!

Già ce ne sarebbe a sufficienza per scendere in piazza con il  battipanni.

È recentissima la notizia che l'accordo propagandato, che preparava all'ingresso di finanziatori svizzeri a sostegno dell'azienda tessile Cantarelli di Rigutino, è venuto a cadere perché la controparte svizzera ritiene che i conti presentati non siano veritieri, con una crisi sia assai peggiore di quella prospettata. Con una idea di soluzione attraverso l'amministrazione straordinaria, con sostegni giuridici e finanziari al proseguimento dell'attività; non una passeggiata.

Fossi dipendente Cantarelli non dormirei sonni tranquilli, chissà se il team di professionisti che subentra a questo punto ha a cuore il futuro dei lavoratori e dei creditori. Vigilate, siete in 300 circa solo fra i lavoratori.

Per Cose di lana si spera di trovare una soluzione per alcune decine di lavoratori, ma non sarebbe l'interezza della forza lavoro che si è ritrovata priva di una continuità reddituale per la grave situazione di crisi economica della azienda tessile tiberina. Altri 100 lavoratori a rischio.

Circa Cadla- 2gi, oltre 200 le persone ancora in attesa di uno sblocco e di una prospettiva dopo il tracollo della società dei fratelli Giannetti (a proposito, dove sono quelli che li incensavano solo 3 anni fa?).

Si parla adesso di una possibilità ad agire come magazzino di logistica per una rete di imprese. Credo sia una strada percorribile, avevo invitato i dipendenti riuniti a muoversi da soli, a non aspettare salvataggi o uomini della provvidenza. In verità una donna della provvidenza aveva avuto il cattivo gusto di dire che c'avrebbero pensato i suoi amici: purtroppo queste turpi cose accadono durante la campagna elettorale, me ne dispiaccio per quei pochi che hanno applaudito alle frasi della candidata.

In totale, in 4 soli casi, sono 1000 persone cui manca la dignità del lavoro e la sicurezza di un reddito: a queste aggiungete le altre migliaia che da anni, mesi e settimane vivono la stessa drammatica situazione.

A cui aggiungere le migliaia, centinaia. decine di giovani o meno che si dibattono nelle angustie della ricerca di un miracoloso posto di lavoro sottoposto a norme contrattuali prive di tutela e di redditività. Finte cooperative, finte associazioni, 6 euro l'ora e zitti, meno delle badanti. Qui c'è qualcun altro che si deve domandare cosa ha fatto per queste situazioni, prima di chiedermi un impegno come candidato (messaggio criptico, ma assai chiaro a chi ha subito la mia indignazione!).

A cui aggiungere quelli che arriveranno, l'aumento verticale della cassa integrazione straordinaria degli ultimi mesi è un bruttissimo segnale.

Ovvio per me che l'asse Arezzo- Firenze- Roma non promette meglio di quello Roma- Berlino- Tokio di fascistissima memoria, lo rinfaccio sempre a quel candidato che ad ogni incontro ha un nuovo e diverso primo punto in agenda.

La solita guerra, dove alcuni hanno tutti i diritti e altri nessuno. A me sarebbe piaciuto parlarne in campagna elettorale, ma alcuni candidati si sarebbero trovati in difficoltà e quindi l'argomento non è stato posto sul tavolo.

Ma anche se non è sul tavolo, il pensiero è con me, non mi abbandona mai; conosco cosa vuol dire vivere con poche centinaia di euro al mese, come fanno tanti pensionati, tanti lavoratori, giovani e meno giovani che fanno lavori precari, o con cooperative, sfruttati e sottopagati, e che vedono un territorio governata da poche persone totalmente indifferenti al loro destino. Quelle che galleggiavano prima e galleggiano adesso, indifferenti a chi sia sindaco di Arezzo.

Non so chi vincerà le elezioni, per quanto mi riguarda il 1° giugno è soltanto il giorno successivo al 31 maggio: continuerò a fare quello che è in mio potere, urlare e strepitare e agitarmi, per scuotere le coscienze di chi è sfiorato da questi drammi, affinché sappiano che è molto debole il filo sottile che li separa dall'entrare quel disagiato, sfortunato, svantaggiato universo.

 

AlessandroRuzzi

 

candidato sindaco RisorgimentoAretino

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