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7 laps to go. N.4: Lui è peggio di me…

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7 laps to go. N.4: Lui è peggio di me…

Come in ogni campagna elettorale che si rispetti, la denigrazione dell’avversario, non può non essere una componente essenziale della battaglia politica.

 

La denigrazione pre-elettorale, può avvenire su fatti politici: molto bene! Su questioni amministrative: bene! Su aspetti della vita personale con rilevanza pubblica: benino! Su questioni private: (lui tradisce la moglie ed ha l’amante) male, malissimo, spesso sono solo un boomerang.

La denigrazione tuttavia, deve seguire principi esatti e categorici, il primo dei quali è la conoscenza approfondita della critica che si sta muovendo. Faciloneria e approssimazione, rischiano di fare molti piu’ danni a chi muove l’attacco che a chi lo riceve. E soprattutto deve essere onesta: la ormai famosissima accusa lanciata dalla Moratti contro Pisapia (furto d’auto), nel finale di una epica tribuna elettorale, poi risultata falsa, costò una sconfitta cocente e la fine politica dell’ex sindaco di Milano, che molti ricordano ancora per la clamorosa gaffe.

Se una bugia, soprattutto per difendersi, può essere perdonata, la calunnia, soprattutto se premeditata, è per gli elettori imperdonabile! 

Ma anche restando sugli aspetti piu’ schiettamente politici, è sempre pericolosissimo esagerare con questo genere di affondi. Il principio del “lui è peggio di me” non porta da nessuna parte. Certamente non porta a vincere le elezioni. Su questo argomento il centro sinistra in Italia, ha battuto delle cornate epiche, almeno fino che ha impostato sull’antiberlusconismo la sua campagna elettorale (lo smacchiamo). Tutto è cambiato quando sulla scena è apparso qualcuno che Berlusconi ha smesso quasi di nominarlo ed ha proposto al paese la sua idea di sviluppo. Dalla denigrazione alla proposta, è stato un cambio di marcia formidabile, anche se carico di critiche e divisioni interne, perchè è sempre molto piu' facile tenere insieme un'armata, quando c'è un nemico esterno da combattere. Se così non fosse, non sarebbero possibili improponibili alleanze nel nome del nemico del mio nemico ecc. 

Non voglio adesso entrare nel merito dell’idea (almeno non adesso), ma esclusivamente nel metodo di proposta adottato. La campagna elettorale negativa, fondata tutta sulla denigrazione dell’altrui proposta o metodo di governo, porta alla raccolta del voto malpancista, del voto di reazione degli scontenti. Ma una cosa è ormai assodata: non farà mai vincere le elezioni.  Anzi, una critica meschina e poco efficace, rischia di aumentare a dismisura l’altrui visibilità e porta a ridurre sensibilmente le proprie chances.

Peggio del peggio è la critica all’elettorato: “Continuate così, bravi! Siete delle pecore!  Vi fate abbindolare come tacchini. La maggioranza della popolazione non ha un pensiero critico. Io sono una parte di una sparuta minoranza che vota con coscienza”. Offendere chi vota, è il modo migliore per perdere e far perdere il consenso anche di coloro che sarebbero disposti a votare la tua idea. Se poi la famosa “coscienza” di cui sopra, dovesse risultare erronea, sarebbe la fine politica definitiva di chi l’ha proposta.

In realtà non ha nessuna importanza che l’avversario sia denigrato, offeso o messo in difficoltà. Una cosa sola conta veramente in una campagna elettorale: avere una proposta che sia migliore di quella del tuo competitor. Di lui potremmo anche dire che è bravo bravissimo, ciò che conta è che gli elettori capiscano e si convincano, che tu lo sarai di piu’.  

E’ qui che nascono le difficoltà vere: quando si passa dalla protesta alla proposta, si vedono immediatamente le differenze tra un ronzino e un cavallo da corsa! 

 

 

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