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9 laps to go. N.2: testamento biologico e trascrizione matrimoni gay

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9 laps to go. N.2: testamento biologico e trascrizione matrimoni gay

Diritti civili: i grandi assenti di questa campagna elettorale. Nessuna domanda ho sentito in riferimento alla conservazione del registro sul testamento biologico o sulla trascrizione dei matrimoni omosessuali.

 

 

Ieri era ad Arezzo Mina Welby, venuta a sostenere la candidatura di Angelo Rossi per Oraghinelli. Ottima iniziativa a cui è necessario far seguire i fatti. La città di Arezzo fu tra le prime ad aver istituito il registro del testamento biologico, con un atto di indirizzo del 2009 poi concretizzatosi in delibera nel marzo del 2010. Onore a Giuseppe Fanfani, trascinato in questa avventura da una operazione di strategia politica studiata alla perfezione da Marco Tulli, che incassò un successo insperabile.

Il comunicato ufficiale (17/03/2010) :

La Giunta comunale ha approvato la delibera con la quale si dà attuazione all’atto d’indirizzo del Consiglio Comunale e si attiva, conseguentemente, il servizio per la dichiarazione anticipata delle volontà di cura. Una dichiarazione che già adesso i cittadini hanno la possibilità di fare presso un notaio.

Il servizio è riservato ai cittadini del Comune di Arezzo e viene messo gratuitamente a disposizione attraverso il Segretario Generale che riceverà la dichiarazione, provvederà all’autentificazione della firma e ne conserverà una copia in modo riservato. Con questa dichiarazione, che compilerà in forma libera e quindi con proprie motivazioni, il cittadino interessato indicherà da una a tre persone fiduciarie che saranno quindi depositarie delle sue volontà anticipate di cura.

Di lì a poco arrivarono gli strali della Grazia Sestini che scriveva insieme a Francesco Francini: “Se con le parole possiamo dare molteplici giustificazioni, i fatti rimangono inequivocabili. Perché il cattolico sindaco Fanfani è quello che ha assecondato la richiesta dei suoi alleati come l’istituzione del registro del testamento biologico, approvato e istituito il 17/03/2010 […] E costatiamo che, anche sulla famiglia, il sindaco Fanfani ha le idee confuse. Nella pagina di presentazione del suo programma elettorale leggiamo: “Ora, si tratta di dare continuità a questo solido progetto politico, adeguandolo alle nuove priorità. Partendo dal nucleo fondante: la famiglia, in qualsiasi forma essa si manifesti”. Questo significa che egli riconosce le unioni di fatto, le coppie omosessuali e chi più ne ha più ne metta. Per noi, invece, la famiglia è quella che prevede la Costituzione cioè quella fondata sul matrimonio anche se abbiamo profondo rispetto per le domande individuali tanto, che il primo atto che adotteremo, è quello della trasformazione dell’assessorato ai servizi sociali in “Assessorato alla famiglia, alla solidarietà sociale e alle politiche educative”

Poco dopo si mosse perfino il governo Berlusconi, con una dichiarazione (citando espressamente il comune di Arezzo e presentando l'agenda bioetica) dell’allora sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, che annunciava trionfante l'arrivo di un parere da parte del ministero degli Interni e del ministero della Salute, proprio sui registri dei Comuni per la registrazione del biotestamento: “I registri sono una assoluta provocazione ideologica e non servono affatto a fare dichiarazioni anticipate di trattamenti, ma creano solo situazioni disordinate'”.

Forse dimenticava o faceva finta di dimenticare, l’ex sottosegretario, che il diritto all'autodeterminazione è sancito dalla Costituzione italiana. Vero che come dice il suo "capo”, la costituzione non è un dogma di fede, ma nemmeno le parole del sottosegretario lo sono, che oltretutto non ha avuto nemmeno un briciolo di pudore nell'affermare che le posizioni ideologiche sono quelle degli altri. E' di oggi invece il rinvio alla Corte Costituzionale della delibera della Giunta Serracchiani (braccio destro del premier) sullo stesso argomento. Rumors dicono per volontà dei sottosegretari di centro destra. Da che parte dunque si schierano i candidati sindaci? Serracchiani o governo? 

Sempre partendo dalla riflessione della Grazia Sestini, avvertiamo la profonda riluttanza, in alcune aree politiche, a riconoscere unioni diverse dal matrimonio tradizionalmente inteso, accusando il sindaco uscente di sudditanza politica a questa “manica di perversi”.  In molte città italiane (sorvolando Grosseto che ne ha subito l’obbligo tramite sentenza confermata in appello), i sindaci hanno già cominciato a trascrivere i matrimoni omosessuali contratti all’estero, nonostante la durissima replica del ministro Alfano, che aveva (tra l’esultanza dei talebani) dato disposizioni ai prefetti di intervenire. Intervento su cui però la magistratura amministrativa ha disposto severa censura. Giusto per la cronaca, in Toscana la prima città ad adottare un registro delle unioni civili, è stata Arezzo, addirittura nel 1996. La partenza poteva far sperare i fautori dell'iniziativa: si iscrissero subito sette coppie, tutte eterosessuali. Verificata però la sostanziale inutilità dell'operazione, il registro si è "spento" di morte naturale. 

Prima o poi il legislatore sarà costretto ad affermare questo diritto, perché la maggioranza del popolo italiano la pensa così, nonostante le posizioni di sudditanza ideologico/elettorale di qualche membro del governo. Ciò che appare sommamente ipocrita è che ciò che viene considerato il supremo principio, ovvero “il popolo lo vuole” sia valido solo quando si afferma il diritto a governare, ma se il popolo la pensa diversamente dal Vaticano, il suo volere è assolutamente secondario, addirittura ininfluente e si preferisce dribblare l'ostacolo con un'altra e ben più discutibile categoria: “Dio lo vuole” (lo diceva spesso anche Ahmadinejad e funzionava sempre). 

Se qualcuno pensa che questo argomento sia di scarso rilievo, voglio ricordare che secondo le stime approvate dall’ OMS, nella nostra città gli omosessuali che hanno diritto al voto sono circa 4.600. Un numero di potenziali elettori che molte tra le liste in corsa difficilmente raggiungeranno mai. Non sarebbe giusto allora chiedere subito, quale posizione intendano tenere i nostri futuri potenziali sindaci sull’argomento?

 

 

 

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