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AREA EX LEBOLE: FdI RIAPRE LA QUESTIONE AFFATTO CHIUSA A MARZO

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AREA EX LEBOLE: FdI RIAPRE LA QUESTIONE AFFATTO CHIUSA A MARZO

QUELLA RIQUALIFICAZIONE SIMBOLIZZA L’IMMOBILISMO DELLA GIUNTA PD. SEVERI: EXPO’ PERMANENTE, CENTRO STUDI INTERNAZIONALE, UNIVERSITA’ DELLA MUSICA

 

“Quando in un’amministrazione comunale c’è passività e niente idee, com’è avvenuto in questi ultimi 9 anni, né lo stimolo di cercarle, fino ad arrivare al punto di respingere le rettifiche migliorative,  l’immobilismo genera se non i mostri (meno male) del sonno della ragione di Goya, certamente sì esempi di pochezza come il piano di recupero dell’area ex Lebole”. Fratelli d’Italia AN Alleanza per Arezzoci torna sopra. Non con il senno di poi, anche se la definitiva approvazione della relativa delibera è del marzo scorso. E suona la carica   con “la ferma intenzione di non lasciare alcunchè di intentato nella prossima stagione amministrativa, affinchè il topolino partorito dalla montagna ceda il passo ad un progetto di riqualificazione degno di questo nome. All’altezza, soprattutto, di quei 69mila metri quadrati simbolizzanti il purtroppo passato industriale di Arezzo. I quali altrimenti verrebbero riusati in un modo semmai simbolizzante l’indolenza dell’amministrazione uscente del PD. Ossia andando a riempire i vuoti. Con cosa? Un altro centro commerciale e nuove edificazioni. E buonanotte al secchio. FdI non ci sta.”. A questo  punto fermo è correlato  un concept programmatico.  Fratelli d’Italia AN Alleanza per Arezzol’ha messo a confronto al suo interno, in una riunione sull’ex area Lebole, “una delle più grandi opere di sviluppo da realizzare, tuttora da progettare, non da riconvertire alla meglio, con la scusa dei 12 anni trascorsi prima di un dunque ”, come l’ha definita l’arch. Roberto Severi, candidato al Consiglio Comunale, e relatore sulla questione “affatto chiusa con la recente deliberazione”, ha premesso. Per poi proseguire nell’impostazione dei termini in cui FdI riaprirà la questione: “Ovviamente – ha detto – se sarà Bracciali a governare, egli applicherà pedissequamente le deliberazioni.  Ma se saremmo noi a guidare il Comune, la nuova amministrazione dovrà rimettere la testa sull’area  Lebole in disuso. Con acume e tre doti. Prima: il coraggio di trasformare davvero il complesso che si porta dietro l’odioso suffisso di “ex” (dal quale non la libera questo piano recupero)  in un’opportunità di rilancio economico e sociale, all’altezza di un’Arezzo proiettata nel mondo globale. Al di là del centro commerciale deliberato nel piano. Da considerarsi un complemento al da farsi, tutt’al più. Seconda:  l’equilibrio in grado di far dialogare e sintetizzare tutti gli interessi in gioco, privati e pubblici. Dando vigore a ciò che non c’è nel piano. Ovvero ad una nuova rifunzionalizzazione che abbia importanti e positive ripercussioni anche sulle aree limitrofe e, principalmente, sul centro storico. Altrimenti il cuore della città è condannato a dormitorio e negletto ad ogni attività di valore.”. E terza:  “La capacità di non andare a riempire un vuoto, questo è l’impegno saliente,  ma di riqualificarlo in un polo territoriale d’eccellenza. Non solo nel segno della grande tradizione manifatturiera aretina. E quindi dell’oreficeria e del tessile. Ma anche nel segno dell’economia del Sapere e della Conoscenza.  Oggi e sempre di più in futuro, altrettanto importante quanto le classiche produzioni.”. Un centro studi internazionale, in rapporti di collaborazione con i maggiori atenei italiani ed esteri. Questo il concept programmatico elaborato da Fratelli d’Italia AN Alleanza per Arezzo. Severi, entrando nel merito, ha detto: “L’area Lebole è in abbandono  da quando non solo sono cessate le produzioni. Lo è da quando è divenuta un comparto urbanistico periferico. Era originariamente un’area di primaria importanza. Basti dire che negli anni Sessanta nasce come cardine. L’ epicentro strategico di quello che avrebbe dovuto essere il Polo Industriale aretino. Le cose sono andate diversamente. A causa sia della frenesia subentrata alla programmazione sia per un’ Urbanistica troppo assoggettata allo strumento della Variante. Il passato è passato. Oggi come oggi contano due cose in chiave di futuro. Che al posto del vecchio stabilimento tornino posti di lavoro nel commercio e terziario. E soprattutto che Arezzo, grazie ad un’amministrazione da noi guidata, colga l’opportunità di realizzare una riqualificazione di successo, non minimale.”.  Severi non si limita all’enunciazione. “In un quadro in cui vadano a collimare gli interessi del privato investitore e gli obiettivi della Città, lì va costruita l’Arezzo del Terzo Millennio. Penso ad una sorta di Expo permanente delle nostre manifatture d’eccellenza. Immagino un Polo del Sapere e della Conoscenza, lì insediato, articolato in ciò che di un’Università fa un’università vera, quindi corsi e stage e dottorati di ricerca. Vedo la possibilità di realizzarvi quanto di più manca ad Arezzo come Città di Guido Monaco e del Polifonico. Un Centro universitario della Musica. Tale da imporci come capitale in cui ebbe origine il pentagramma. Pertanto, più vocata di altre capitali musicali, come Salisburgo o la stessa Roma.”. Questa la linea d’azione e il “concept programmatico” come l’ha definito Severi. Il quale è stato incaricato da FdI di approfondire la tematica, anche a livello di coalizione.  

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