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Sulla vertenza dei dipendenti comunali

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Sulla vertenza dei dipendenti comunali

Qualche giorno fa ho ricevuto una comunicazione dalla rappresentanza sindacale unitaria al Comune di Arezzo. Come candidato sindaco avevo ascoltato la loro rappresentazione dello stato dei rapporti fra amministrazione e dipendenti comunali.

 

Un'idea l'avevo prima, un'idea l'ho adesso, ma la lettera (allegata) denominata "per passare dal marchese del grillo al coinvolgimento" mi lascia davvero perplesso. Una prolungata invettiva contro Marcello Ralli che -oltre ad essere segretario comunale- è presidente della delegazione trattante per i rapporti sindacali: nella lettera pare che tutti problemi siano riconducibili al suo mondo di operare. Considerato che sta per andare in pensione, dovrei immaginare che tutte le cose si risolveranno: però non posso trascurare che a guidare la delegazione trattante prima di Ralli c'era la Meloncelli, quella condannata per comportamento antisindacale. Mi sembra che le cose andassero male anche allora, quando venne anche coinvolto l'assessore Bennati con risultati disastrosi, perché il fuggitivo exsindaco Fanfani non ha mai voluto interagire con i dipendenti e rappresentanze. Gli avrebbero anche rinfacciato l'ingresso di 5 ulteriori dirigenti da circa 100.000€ a testa mentre ai dipendenti veniva ridotto di fatto lo stipendio netto.

E mi viene da dire: ma chi l'aveva eletto Fanfani? Era sostenuto da una coalizione che dal centro arrivava alla sinistra radicale, è il sindaco che volevano. Non sono rimasti contenti?

Il problema non è il costo né del segretario comunale nè del dirigente né del sindaco, tema che tanto sta a cuore ai candidati Barone, Mori, Nardone, come se accapigliarsi su 50.000€ l'anno in un Comune che ha 80 milioni di bilancio possa essere significativo.

Il problema è il risultato in base al costo: tutti devono essere pagati coerentemente sul primo.

Se inefficienti, a casa. Se migliori della media, abbiano di più. Esiste un rapporto fra merito e costo, anche se sbilanciato; non ammetterlo è pensare da bolscevichi.

Tutto il resto è demagogia che impedisce di affrontare i problemi interni al Comune di Arezzo, dove i dipendenti (ed i cittadini che si confrontano col Comune tramite essi) sono scontenti.

Qui occorre operare, cessando di accettare le situazioni che il sindacato ha appoggiato per decenni. Ognuno faccia il proprio esame di coscienza: solo il cittadino è sovrano.

Da sindaco vorrei, velocemente, scegliere i settori da esternalizzare  e quelli da riportare dentro (fatturazioni ad esempio), anche per il molto probabile arrivo dei dipendenti della Provincia.

In ambo gli enti, troppi impiegati con insufficiente intercambiabilità (anche a causa della difficoltà interpretative delle norme comunali, molto comode per dire sì o no seconda le indicazioni politiche). Pochi gli operativi, che in certi casi significa semplicemente uscire da dietro la scrivania e andare ad operare fra gli aretini (non davanti ad essi).

Perché è inaccettabile offrire livelli di servizio non omogenei alla utenza o sfruttare aretini tramite le cooperative, mentre altri contano i soldi dei premi ricevuti.

Onnipotenza da timbro. Essi sono al servizio del cittadino, lo facciano sempre, tutti, ed avranno il mio rispetto. Se qualcuno sgarra, lo dicano. Non è delazione, è dovere istituzionale, rispetto verso quelli che negli Usa chiamano taxpayers: noi aretini, quelli che non fanno parte del loro cerchio magico e che sono stufi di pagare sempre il conto.

 

Alessandro Ruzzi

 

candidato sindaco RisorgimentoAretino

 

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