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Case popolari ed equità sociale

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Case popolari ed equità sociale

Corte di Giustizia Europea, sentenza n. C 333/13 datata 11 novembre 2014. Non basta leggerla. Va applicata. Anche ad Arezzo. Dice: “uno Stato membro deve avere la possibilità di negare le prestazioni sociali ai cittadini dell’Unione economicamente inattivi che esercitino la loro libertà di circolazione, con l’unico fine di ottenere il beneficio dell’aiuto sociale di un altro Stato membro”. Personalmente ho mandato a quel paese da parecchio tempo partiti e liste, candidati e gregari. Ma non sono per spoliticizzare il governo della cosa pubblica. Tantomeno il Comune. Tramite la sostituzione a parti di esso di forme estreme di governo privatistico, qual è la  Fondazioni di Partecipazione, o la pedissequa osservanza della legislazione nazionale ed europea in materia di accoglienza. Due facce della stessa medaglia. A mio avviso, che non è l’avviso di un comunista ma neppure di uno di destra. Pertanto, mi è gradito anticipare a  questo giornale, che anche ad Arezzo, dalla prossima consiliatura, fioccherà la denuncia di sindaco e consiglieri qualora non trovasse applicazione nel nostro comune la sentenza emessa dalla Corte di Giustizia Europea. In ciò che è competenza del Comune, ovviamente.

Signor direttore, un comportamento qual è l’iniziativa finalizzata a pretendere l’applicazione di una sentenza finora inapplicata, è un comportamento di specchiata anima radicale, quale non è la mia, ma nella quale mi riconosco anche io, su molti fronti delle battaglie radicali. Pertanto: se vanno bene le ragioni della solidarietà - a scanso della strisciante xenofobia alimentata da una concezione di accoglienza, snaturata da Chiesa cattolica e forze politiche, da forze economiche antagoniste di qualunque parvenza di diritto sociale e dal servaggio sindacale agli interessi antipopolari – non va bene, neppure ad Arezzo, che lo straniero inoccupato e desistente alla ricerca di un’occupazione, se rilassato in un’esistenza parassitaria, tra Piazza Guido Monaco e Saione, o in un quotidiano vivere di piccole e grandi espedienti, in qua e là per la città, se ne torni da dove è venuto. In un’Arezzo tradotta nel toponimo tedesco di una città di eguale grandezza in Germania, già lo fanno, in ottemperanza anche di quella sentenza del novembre scorso. Qui da noi, no. Perché?

Il mio è razzismo? Io non sono neppure islamofobo. Non sto con Magdi Allam. Sto con il professor Cardini. Il famoso medievalista toscano che plaude alla città di Milano dove i fedeli di Maometto hanno una nuova moschea. Alla faccia di Salvini, come, qui da noi ad Arezzo, alla faccia della città stragovernatata dal PD, strademocraticamente rappresentata dalla sinistra radicale (radicale, in che?) i residenti fedeli alla seconda religione dopo la cristiana, stanno da anni ed anni a pregare in mezzo alla strada, sotto casa mia. Ai musulmani niente luogo decente in cui pregare, altrimenti il PD perde consensi. Agli aretini niente casa popolare, per non far perdere, al buon sangue dei nostri governanti,  il tasso alcolico di una concezione di accoglienza che è risibile nella situazione di disagio in cui versa un numero sempre più grande di residenti nati qui ed oggi senza lavoro o anziani o handicappati.

Signor direttore, abbia pazienza con questo pippone scritto da  me che mi distinguo dai liberali perché a mio avviso i diritti individuali non bastano ma mi distinguo anche dai comunisti perché a mio avviso non bastano neanche i diritti sociali. Lo sa come mi dichiaro. Vero?

Ma vengo al punto. Il punto è: è razzismo chiedere  un  parametro, o criterio,  che determini un punteggio aggiuntivo per l’ingresso in graduatoria relativo all’assegnazione di alloggi popolari? Non è razzismo. Si chiama preferenza nazionale. Non è in contrasto con l’Europa. Anche per le ragioni di cui sopra: quella sentenza. A me, poco importa se è un Partito Comunista o un Vegano a condividere questa istanza! Pensi lei, se fosse d’accordo su questo, darei un bacio in bocca anche a Benedetto Croce! Se invece Insieme Possiamo la condanna come un rigurgito nazionalista, sono affari di quel greco di Tsipras e di quel furbone di Renzi che un partito nazionalista intende fondarlo, possibilmente con l’appoggio anche del mosciume di sinistra.

La Regione Umbria, del PD com’è PD il PD che ci governerà ad Arezzo e in Toscana, qualcosa ha fatto in questa direzione. L’Europa, nata Comunità dell’acciaio e del carbone, diventata Comunità di Banche e Finanze, non ha mica inviato al lago Trasimeno le cannoniere del suo Stato Sociale Universale! Signor direttore, le leggi, lei mi insegna, condizionano la mentalità. Ma se la mentalità a sostegno di certe leggi è sbagliata, si cambia mentalità. Il Partito Radicale lo ha fatto su divorzio e aborto. La mentalità di dare preferenza ai connazionali nell’assegnazione di case popolari, non è di stampo xenofobo. E’ dettata dal buon senso. Non è una gerarchizzazione razziale. E’ dire: se non mi prendo cura dei “miei”, non saprò neanche aiutare altri. E’ una questione di responsabilità. Il senso di responsabilità viene prima dell’accoglienza concessa ad occhi chiusi e a porta spalancate a tutti, meno a chi è aretino, italiano. Per cui se è vero che  "tutti i cittadini che risiedono nel territorio di uno stato membro godono di pari trattamento rispetto ai cittadini di tale Stato", con estensione del beneficio ai familiari” , è vero anche che l’Europa, alla quale ci richiama questo principio universale, mette in grado il Comune di Arezzo, tutti i Comuni toscani e anzitutto la Regione Toscana, di aiutare i connazionali. Non perché siano migliori degli stranieri. Tra gli stranieri esistono casi significativi. Casi limite.  Ma non sono tutti significativi per definizione. In molti casi si trasforma il  parassitismo in casi significativi. Questi ottengono l’alloggio popolare. Altri no.  Perché questa china? E’ davvero dovuta alla  legislazione vigente nel campo delle prestazioni sociali? No. E’ indifferenza ai bisogni anche dei “nostri”.  Ciò succede soprattutto ad Arezzo.

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