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Consiglio Comunale di oggi

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Consiglio Comunale di oggi

All’ordine del giorno il rendiconto di gestione dell’esercizio 2014. Una delle scadenze obbligatorie per legge da approvare entro il 30 aprile di ogni anno.

 

L’assemblea voterà anche i rendiconti delle due istituzioni Biblioteca Città di Arezzo e Giostra del Saracino, le modificazioni allo statuto sociale di Coingas e la mozione su Nuove Acque del Movimento 5 Stelle già discussa nella scorsa seduta relativa ai rimborsi automatici delle somme pagate dagli utenti per il servizio di depurazione non effettuato.

Qualche dubbio

ll legislatore è intervenuto disciplinando le competenze nel periodo intermedio tra la pubblicazione del manifesto di convocazione dei comizi elettorali e l’entrata in carica dei nuovi organi eletti. Il consiglio, comunale in scadenza dura in carica sino all’elezione del nuovo, limitandosi in tale periodo ad adottare gli atti urgenti ed improrogabili.

Spetta ai consigli in scadenza, nella propria autonomia, individuare i casi in cui ricorrono gli estremi dell’urgenza e della improrogabilità (Ministero dell’interno, 7 dicembre 2006). Tali sono i casi in cui l'inattività comporti un danno per l'ente o si configuri come un inadempimento di fronte a obblighi derivanti da leggi, provvedimenti amministrativi o comunque collegati a vincoli contrattuali, ma è nelle prerogative dei prossimi consiglieri, che saranno eletti il 31 maggio prossimo, ottenere la dichiarazione di nullità per gli atti che non rientrano nelle casistiche sopra indicate

Per la notevole rilevanza nella gestione amministrava e contabile e per il fatto che si tratta di un adempimento previsto per legge, rientra fra gli atti urgenti ed improrogabili anche l'approvazione del bilancio di previsione, ma non è chiaro invece fino a che punto, atti di indirizzo, revisioni regolamentari ed altro, siano votabili in questa delicatissima e finale fase della vita consiliare.

E’ principio generale che la improrogabilità ed urgenza sussiste solo con oggettivo riferimento agli atti per la cui adozione è previsto un termine perentorio ovvero è riconnessa una decadenza o sanzione in caso di ritardo (ad esempio l’approvazione del bilancio, dello strumento urbanistico, l’esecuzione d’un ordine del Giudice). Mentre, è da escludere per quegli atti, come nella specie, ritenuti tali solo soggettivamente o per "opportunità" politica od amministrativa.

Approfondimenti normativi

Art.38 del TU sugli enti locali, al cui comma 5 : "I consigli durano in carica sino all’elezione dei nuovi, limitandosi, dopo la pubblicazione del decreto di indizione dei comizi elettorali, ad adottare gli atti urgenti e improrogabili".

Decreto di convocazione dei comizi elettorali

Ben spiega il TAR del Veneto che.. La ratio della richiamata disposizione normativa è quella di limitare l’attività dei consigli che, prossimi alla loro cessazione, possono meno avvertire la propria responsabilità istituzionale, ovvero essere maggiormente influenzati nelle loro decisioni dall’imminenza delle elezioni; ma è altresì quella di riservare alla nuova assemblea, attuale espressione della volontà popolare, la massima parte delle scelte e delle decisioni riguardanti i futuri assetti dell’Ente.
In questo periodo di transizione, dunque, l’organo può approvare soltanto atti essenziali ed indifferibili, imposti dalla necessaria continuità dell’azione amministrativa (cfr. T.A.R. Sicilia Catania, III, 22 dicembre 2009, n. 2194).
Si tratta, cioè, degli atti per i quali è previsto un termine perentorio e decadenziale, superato il quale viene meno il potere di emetterli, ovvero essi divengono inutili, cioè inidonei a realizzare la funzione per la quale devono essere formati (si pensi al caso di una domanda di finanziamento che deve essere presentata necessariamente entro un termine prestabilito), o hanno un’utilità di gran lunga inferiore.
Si può altresì dare il caso che il ritardo non precluda l’utile esercizio del potere da parte dell’organo, ma che ciò comporti sanzioni ovvero conseguenze materiali sfavorevoli di qualche rilevanza (come nel caso di forniture necessarie per l’ordinaria amministrazione dell’Ente): ed anche in tal caso il consiglio sarà tenuto a pronunciarsi, purché l’effetto pregiudizievole derivante dal ritardo non sia ipotetico ed eventuale, ma certo o comunque particolarmente probabile, in base a preesistenti e concreti elementi.”(così, T.A.R. Veneto, II, n. 6478/2010).
Né può essere condiviso quanto opposto in sede di discussione circa l’osservanza del termine per portare a compimento il procedimento di approvazione del Piano degli Interventi, secondo le scadenze temporali indicate dalla legge urbanistica regionale.
Anche su tale punto può essere richiamato il precedente già citato di questo Tribunale, ove, anche a voler condividere il carattere di urgenza della deliberazione, non è stato rinvenuto il carattere di indifferibilità di una deliberazione per la quale la legge non stabilisce un termine perentorio per la sua adozione.
A tale riguardo è stata infatti evidenziata l’insostenibilità delle tesi secondo la quale “…sarebbero sia urgenti che indifferibili tutti gli atti, conclusivi di procedimenti per i quali scada nel periodo d’interesse il termine non perentorio di provvedere, trascorso il quale, cioè, l’organo conserva comunque il proprio potere decisorio.
Bisogna considerare, infatti, che, attualmente, per ogni provvedimento esiste o dovrebbe esistere un termine ordinatorio (fosse pure quello generale ex art. 2 l. 241/90) per la sua adozione, una volta che il procedimento sia stato avviato: sicché, a seguire tale interpretazione, ne conseguirebbe che il divieto di cui all’art. 38, V comma sarebbe sostanzialmente disapplicato, semplicemente invocando
l’esistenza di un simile termine, la cui scadenza potrà forse rendere urgente l’approvazione del relativo provvedimento ma certamente di per sé non indifferibile.” (sent. cit.)
Orbene, quanto al termine per l’approvazione del PI, così come ricavabile dal disposto di cui all’art. 18 della L.r. n. 11/04, comma 4, secondo il quale, una volta decorsi i sessanta giorni successivi alla scadenza del termine per la presentazione delle osservazioni, il Consiglio comunale decide sulle stesse ed approva il piano, non è rinvenibile il carattere delle perentorietà di tale scadenza fissata dal legislatore regionale, essendo possibile ritenere tale termine come sollecitatorio, di natura ordinatoria, per la definizione del procedimento, una volta che l’amministrazione si sia determinata in ordine alle osservazioni presentate.
Il che porta a concludere per quanto riguarda la fattispecie in esame nel senso che nulla impediva al Consiglio e nella specie al Commissario ad acta (i cui poteri erano stati già prorogati) di differire la conclusione del procedimento di approvazione del Piano degli Interventi – Seconda Fase al periodo successivo alle elezioni per il rinnovo degli amministratori, non essendo ravvisabili, né sono stati rappresentati nel caso di specie, effetti pregiudizievoli ex se discendenti dalla proroga, la quale trova nell’evento costituito dallo scioglimento un factum principis che esclude, almeno di norma, qualsiasi responsabilità dell’Amministrazione per “inosservanza dolosa o colposa del termine di conclusione del procedimento” (art. 2 bis l. 241/90).

Riferimenti giurisprudenziali

Corte Costituzionale 1992 n. 208. Le norme che prevedono che i consiglieri comunali e provinciali, dopo la convocazione dei comizi elettorali, restano in carica fino alla elezione dei nuovi limitatamente agli affari urgenti, non hanno un contenuto così esteso da farle ritenere espressione del principio generale della prorogatio a tempo indefinito e con pieni poteri.

Cassazione Sezioni civili: I Sezione, 25 maggio 2002, n. 7675 Con l’emanazione del decreto di convocazione dei comizi i consiglieri comunali perdono la possibilità di emanare atti che non siano urgenti ed improrogabili, ma non perdono il loro status di consiglieri;

 

 

 

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