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Dittico Meliès e Dulcineaincanti, le prime assolute dei compositori Valentini e Sbordoni al Cinemateatro Fulgor di Capolona.

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Dittico Meliès e Dulcineaincanti, le prime assolute dei compositori Valentini e Sbordoni al Cinemateatro Fulgor di Capolona.

 

Nella piccola cittadina di Capolona in provincia di Arezzo, ormai da un anno a questa parte quartier generale di buona musica ed eventi internazionali grazie alla direzione artistica del noto flautista e compositore Roberto Fabbriciani e all'incrollabile fede nel bello del sindaco Alberto Ciolfi, abbiamo assistito al concerto del 9 aprile che si teneva, come di consueto, al cine-teatro Fulgor. In programma vi erano la proiezione di due film del regista Meliès del primissimo novecento (Viaggio sulla Luna e Viaggio nell'impossibile) con la musica scritta dal compositore Cesare Valentini. Musica orchestrale registrata e suoni elettronici interagivano con le strumentiste dell'Ensemble Fulgor, la tromba di Maria Rossi e la clarinettista Silvia Caccialupi. I due lavori, di natura diversa sono stati accolti con grande entusiasmo dal numeroso pubblico presente che gremiva in ogni ordine di posto il piccolo cine-teatro.

Viaggio sulla Luna consisteva in una musica d'avanguardia densa di effetti orchestrali, zone confuse d'ombra in cui si stagliavano glissandi e suoni col legno degli archi, multifonici dei legni e i due solisti che si inserivano nel tessuto orchestrale atonale conferendo colori e sonorità soffuse. Una musica che ha attratto anche chi non è assiduo nel frequentare questo repertorio grazie anche all'aspetto rumoristico che ben sottolineava ciò che avveniva nel film, quasi un raffronto fra due avanguardie e tra arti diverse cento anni dopo. Il secondo film possedeva una musica più vicina a ciò che comunemente chiamiamo colonna sonora pur con larghe parti di collegamento fra i vari temi il cui collante era comunque dato dalla musica d'arte contemporanea. Nella seconda parte del concerto abbiamo ascoltato la prima assoluta di “Dulcineaincanti”, musica per flauto e bayan scritta dal compositore Alessandro Sbordoni.

L'autore stesso insieme ai flauti di Roberto Fabbriciani ha eseguito il lavoro con il bayan, una fisarmonica a bottoni di tradizione slava. La musica era anche elaborata dal live electronics con un sistema tetraedrico, a quattro vie, recentemente inventato da Giuseppe Silvi e che rimandava nella sala sfumature diverse di ogni passo strumentale eseguito dai musicisti. Corredava l'atmosfera anche la proiezione di filmati proiettati su doppio schermo realizzati dall'artista visivo Roberto Masotti. Due schermi che specchiandosi si riflettono e si rimandano a vicenda, al tempo stesso articolandosi tra elementi sonori e visivi, creando una pluralità di livelli e situazioni in cui giocano una parte notevole l’ironia e la seduzione. Il lavoro, molto apprezzato, possedeva una sorta di misticismo, di pace e serenità tale da differenziarsi da molti lavori odierni e giocava sull'aspetto delicato del timbro degli strumenti. La musica metteva inoltre in luce l'abilità degli esecutori in una sorta di domanda e risposta improntata ad una estrema raffinatezza.

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