Prima Pagina | Arte e cultura | ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE PER SALVARE LA PIEVE

ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE PER SALVARE LA PIEVE

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
ASSASSINIO NELLA CATTEDRALE PER SALVARE LA PIEVE

Sabato e domenica prossimi alle 21.15. Due appuntamenti per raccogliere fondi per opere di restauro nella stessa Pieve di S.Maria (la Pieve e basta per gli aretini)

.

 

 

 

 

Conferenza stampa di presentazione dell'opera teatrale di T.S.Eliot questa mattina in Pieve. Liletta Fornasari ci ha illustrato l'evento, ma soprattutto ha ben spiegato la situazione in cui versa la nostra Pieve. Le pietre alla base delle imponenti colonne stanno sfaldandosi per compressione, le mura della splendida torre campanaria stanno sfagliandosi, fino a ridursi in certi punti a solo 20 cm (sono costruite a cassetta). Gli addobbi interni, in particolare l'altare di San Donato, nella cappella laterale, urgono di opere di restauro. Per questo, per raccogliere i primi fondi, ma soprattutto per sensibilizzare la città, è stata organizzata la rappresentazione di T.S.Eliot: Assassinio nella Cattedrale.

Nessun biglietto è richiesto, ma solo un offerta per raccogliere i primi soldi necessari ai lavori piu' urgenti 


Thomas Becket nella storia

Nasce nel 1118 da una famiglia nobile di normanni, che da 50 anni governano l'Inghilterra. Secondo uno schema ricorrente il padre è un ricco commerciante, mentre la madre lo educa alla fede.

Dal padre apprende il coraggio, la tenacia, un carattere capace di intessere relazioni, dalla madre l'amore per Dio e la dedizione al prossimo.

Tommaso è descritto come una persona dotata di acuta sensibilità, di straordinaria memoria, di grande prontezza nel parlare e capacità di azione.

Non è un grande pensatore, né tale si rivela nei suoi scritti. Studia a Parigi, allora centro culturale d'Europa, e tornato a Londra fa per anni il contabile presso un magistrato. Lo nota, anche lui normanno, l'arcivescovo Teobaldo di Canterbury, che lo fa diventare chierico e lo manda a completare gli studi a Roma, Bologna e Auxerre.

Ritornato in patria si avvia a diventare il capo della curia, ma anche il re lo nota e lo nomina addirittura cancelliere del Regno, il suo numero due. Tommaso ripaga questa fiducia, sembra fatto apposta per un tale incarico: conosce le corti di tutta Europa, la curia papale, brilla nel diritto, sa trattare con i nobili, ha fiuto diplomatico, vince una guerra contro Luigi VII di Francia, mostrando non comuni doti di stratega militare, e sa mantenere buone relazioni anche con i pontefici.

Il re dorme sonni tranquilli e nei setti anni in cui Tommaso è cancelliere il suo regno è ben governato.

Primate d’Inghilterra. Teobaldo muore nel 1161 e Canterbury, la più antica diocesi inglese e sede primaziale dell'Inghilterra, diventa vacante. Re Enrico II ha un interesse politico nel voler nominare un vescovo di sua fiducia. E indica la candidatura del suo cancelliere. Avrebbe avuto così dalla sua parte il primate della chiesa e tutti vescovi.

Tommaso, da uomo intelligente però, risponde al re: “Se Dio mi permettesse di essere arcivescovo di Canterbury, perderei la benevolenza di vostra maestà e l'affetto di cui mi onorate si trasformerebbe in odio, giacché diverse vostre azioni volte a pregiudicare i diritti della Chiesa mi fanno temere che un giorno potreste chiedermi qualcosa che non potrei accettare, e gli invidiosi non mancherebbero di considerarlo un segno di conflitto senza fine tra di noi”.

Ma il consenso dei vescovi è unanime. Solo l'arcivescovo di Londra, che aspira alla sede primaziale, è contrario. Decisivo è l'intervento del nunzio apostolico: Tommaso si convince ad accettare l'incarico e il 27 maggio del 1162 diviene arcivescovo di Canterbury.

Ordinato sacerdote e vescovo, rinuncia alla carica di cancelliere del re, comincia a usare il cilicio, a raccogliersi di notte in preghiera, ad aiutare i poveri.

Non è una conversione immediata, ma lenta e faticosa. Per alcuni commentatori, se non fosse diventato un martire, difficilmente sarebbe stato canonizzato.

Ben presto, però sorgono contrasti con il re. Questi rivendica il diritto di giudicare i chierici e i monaci, di imporre tasse sui beni della Chiesa destinanti al sostentamento del clero, al culto e alle opere di assistenza ai poveri.

Le cose precipitano quando il monarca vuole scegliere e nominare i vescovi, pretendendo un giuramento di vassallaggio e negando il diritto di appello al papa. Non c'è ancora chiarezza, da ambo le parti, sulle competenze del pontefice e quelle del re. Le interferenze sono reciproche. Ma Tommaso è molto lucido e quando, nel 1164, Enrico II codifica le sue intenzioni nelle Costituzioni di Clarendon, lui rifiuta di sottoscriverle e alcuni vescovi lo seguono. Cominciano così aperte persecuzioni contro la Chiesa.

Il papa stesso lo convince a riconciliarsi con il re. Tommaso firma le Costituzioni di Clarendon con la clausola salvo honore Dei, “ponendo in salvo i diritti di Dio”.

Della cosa si discute nel concilio di Northampton, ma Enrico II rimane insoddisfatto. Becket fugge in esilio in Francia, le sue terre in Inghilterra sono confiscate e i suoi amici perseguitati. Il papa stesso, Alessandro III, cerca una soluzione. Dopo sette anni di trattativa la pace sembra raggiunta e Tommaso rientra in patria, ma la sua concezione si scontra con quella regalista. Sono due linee di pensiero inconciliabili.

E' la sua fine.

Il 29 dicembre del 1170 quattro cavalieri si avvicinano alla cattedrale. I monaci vogliono chiudere le porte, ma egli si oppone e li riceve. “Sono pronto – disse loro – a morire per il nome di Gesù e la difesa della Chiesa”.

E' ucciso a pugnalate. Quali che possano essere i giudizi sulla vita, è certo che muore da santo. Paga con la sua vita. E' un martire per la libertà della Chiesa. Con il proprio sangue porta un contributo nel chiarimento dei rapporti tra Stato e Chiesa.  

Non si seppe mai se l’ordine fu inviato dal re o da qualche signorotto che si voleva ingraziare la sua persona, con questa sorta di regalo.

Il fatto fu talmente scioccante che girò tutto il mondo conosciuto, fino a divenire famoso ai giorni nostri

Murder in the Cathedral è il titolo di un dramma teatrale poetico di Thomas Stearns Eliot.

Il contesto della contrapposizione fra potere civile e potere spirituale è stato posto dalla critica come piano essenziale di lettura del dramma teatrale.

L'azione si sviluppa tra il 2 dicembre e il 29 dicembre 1170, registrando cronologicamente gli eventi dei giorni che portarono al martirio di Thomas Becket, dopo la sua assenza durata per i sette anni precedenti trascorsi in Francia.

L'opera teatrale è divisa in due parti separate da un interludio. La prima parte è ambientata nella sala dell'arcivescovo ed ha inizio il 2 dicembre 1170. Si apre con un coro cantante premonitore di eventi violenti. Il coro svolge, sullo stile del coro del teatro greco antico, un ruolo chiave all'interno del dramma, e muta durante lo svolgimento del dramma, in maniera tale da sottolinearne e giuntarne le differenti fasi.

Tre sacerdoti irrompono in scena riflettendo sull'assenza di Becket e sul pericolo derivante dalla crescita del potere temporale della monarchia mentre un araldo annuncia l'arrivo di Becket. L'arcivescovo svolge a sua volta una riflessione sul martirio al quale sa di andare incontro, che accetta con fatale rassegnazione. Sulla scena fanno quindi la loro comparsa i tentatori, figure demoniache che rammentano quelle che tentarono ilCristo (vedi Tentazione di Cristo), pronti a lasciargli suggerimenti su come resistere al potere del re e salvarsi, sia pure dalla gloria del martirio. L'atto chiude sulla risposta di diniego di Becket il quale sa ormai quale sia la strada da percorrere.

L'interludio è costituito da un sermone dell'arcivescovo tenuto la mattina di Natale dell'anno 1170. È un discorso erudito sul valore spirituale di questo giorno, di gioia e tristezza insieme che la cristianità dedica ai suoi martiri. Ripropone, quindi, attraverso il gesto scenico, le considerazioni di Becket riguardo al martirio. In fine di sermone, annuncia ai fedeli, con parole di fatalità, che entro breve tempo essi potrebbero averne uno in più da ricordare.

La seconda parte del dramma ha luogo sia nella sala dell'arcivescovo che nella cattedrale. È il 29 dicembre 1170. L'atto è maggiormente realistico, rispetto al primo, riguardo dettagli e parte dialogata e può essere visto come un dramma di stile moderno.

Quattro cavalieri giungono con informazioni urgenti da parte del re. I cavalieri hanno udito il re esprimere il suo disappunto rispetto a Becket, interpretando tale disappunto come un ordine per ucciderlo. Lo accusano di tradimento, ma egli dichiara la propria lealtà e richiede di essere accusato pubblicamente. Becket viene sottratto alla furia dei cavalieri dai sacerdoti che gli suggeriscono di fuggire e mettersi in salvo. Becket rifiuta.

Alla partenza dei cavalieri, Becket ribadisce di essere disposto a morire. Il coro accompagna con il suo mesto canto la scena, preannunciando il tragico finale. Becket è nella cattedrale quando i cavalieri vi fanno irruzione e lo uccidono. Il dramma si chiude sui versi in cui i cavalieri giustificano il proprio operato sostenendone la "giusta" necessità per impedire alla Chiesa di minare la stabilità del potere dello Stato.

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0