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L'euro: sì o no?

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L'euro: sì o no?

Dai grandi temi europei alle beghe di Arezzo.

 

Già da numerose settimane avevo esaurito il mio ruolo di "piccola vedetta lombarda" mettendo in guardia tutti gli interessati sulla drammatica situazione che gravava su BancaEtruria.

In attesa dell'inevitabile -col conseguente diluvio di inutili comunicati, prese-di-posizione, appelli e chiacchiere sulla sorte di una banca, quotata alla borsa di Milano, che avrebbe superficialmente ignorato come questa sia sottoposta a numerose complesse norme di carattere particolare- avevo puntato il mio interesse verso altre situazioni poco chiare.

Tutte situazioni riconducibili al ruolo dell'UnioneEuropea ed alla valuta unica, l'euro.

Un elenco parziale e non ordinato delle situazioni di crisi interne alla UE:

  • la richiesta di politiche espansive in opposizione al protrarsi dell'austerity e della rigidità di bilancio portato avanti dalla Commissione europea;
  • l'incapacità di esprimere una visione comune sulle ondate migratorie che premono dall'Africa settentrionale;
  • gli evidenti diversi interessi sulla posizione da assumere per la crisi in Ucraina;
  • le difficoltà della Grecia nel mantenersi nell'ambito degli accordi stretti con la così-detta troika alla luce della probabile vittoria alle elezioni politiche di un candidato che pareva condividere -con le italianissime LegaNord e MovimentoCinqueStelle- la volontà di rovesciare quel tavolo rappresentato dalla valuta europea e dai suoi vincoli.

I due partiti che ho citato fanno dell'uscita dall'euro uno dei loro cavalli di battaglia, senza tuttavia disegnare lo scenario susseguente: ritorno al baratto, creazione di una nuova valuta, aggancio ad un'altra valuta, abolizione della proprietà privata, qualunque alternativa parrebbe diventare possibile, ma -senza indicazione dell'alternativa- risulta impossibile valutare il costo di una uscita dal sistema monetario europeo. A me pare impraticabile senza morirne, ma se ne potrebbe parlare, anche se ritengo sarebbe meglio riflettere su una divisione dell'attuale UnioneEuropea.

In verità c'era un'altra cosa che mi solleticava:

è legittimamente possibile per un paese come l'Italia uscire dall'area euro?

Su questo modesto particolare, ma di fondamentale importanza, le dichiarazioni delle parti coinvolte non avevano dissolto le mie incertezze nè il Web mi aveva portato ad un punto fermo.

Nelle mie ricerche non avevo trovato una norma che escludesse -in maniera inequivocabile e categorica- il recesso di un paese membro dall'adesione alla moneta unica, quindi (per non sapere né leggere né scrivere) ho fatto una banale domanda all'UnioneEuropea: ho chiesto che, oltre a risposta chiara, mi fornissero i riferimenti normativi a sostegno della loro risposta.

Can you pls clearly state, referring to binding documents and agreements, if and how Italy can exit euro community and go back to It-Lira?
Plenty of gossip in Italy if such issue is a real option or not.
As well myself, I was not able to find a clear answer on EU web site, so I am likely to believe it is possible for a country to opt out. How this would effect other treatises with EU and its members?

La domanda evidentemente non era tanto banale: se normalmente la UE risponde entro tre giorni, sono state necessarie oltre due settimane per ricevere la sibillina risposta che allego.

Da notare che contrariamente alle abitudini, non hanno risposto nella lingua da me richiesta, hanno preferito utilizzare l'inglese forse perchè lascia una maggiore flessibilità semantica.

Thank you for contacting us. We would hereby like to apologize for the delay in replying.

The irrevocability of membership in the euro area is an integral part of the Treaty framework and is expressed under Article 140(3) TFEU. On this basis, the adoption of the euro is an irreversible step and no change of currency in any of the euro-area countries is provided for. As the guardian of the EU Treaties, the Commission, fully respects this principle and thus does not deliver theoretical scenarios questioning membership in the euro-area.”

Per come io traduco quei tre righe, per come leggo le parti del trattato che vengono richiamate quali elementi regolatori della questione, conoscendo un pochino la dinamica interna alla UE, direi che l'uscita di un paese dall'euro non è tecnicamente impossibile, ossia non è da escludersi. Infatti il termine irrevocabile compare una sola volta in tutto il corpo dell'articolo 140 del Trattato, esclusivamente per la determinazione del valore di concambio fra le valute nazionali e l'euro. Inoltre la rottura di un patto prevede sempre sanzioni, che non sono citate; confidare sul ruolo di “vestale” del Trattati da parte della Commissione vale quanto una carnevalata; puntualizzare che la Commissione non si addentra in scenari teorici, (specialmente quando  porterebbero i suoi componenti a vedersi ridurre stipendi, benefici, potere e visibilità) è risibile.

 

C 326/108 IT Gazzetta ufficiale dell’Unione europea 26.10.2012

Articolo 140

(ex articoli 121, paragrafo 1, 122, paragrafo 2, seconda frase, e 123, paragrafo 5, del TCE)

1. Almeno una volta ogni due anni o a richiesta di uno Stato membro con deroga‚ la Commissione e la Banca centrale europea riferiscono al Consiglio sui progressi compiuti dagli Stati membri con deroga nell'adempimento degli obblighi relativi alla realizzazione dell'Unione economica e monetaria. Dette relazioni comprendono un esame della compatibilità tra la legislazione nazionale d iciascuno di tali Stati membri, incluso lo statuto della sua banca centrale, da un lato, e gli articoli 130 e 131 nonché lo statuto del SEBC e della BCE, dall'altro. Le relazioni devono anche esaminare la realizzazione di un alto grado di sostenibile convergenza con riferimento al rispetto dei seguenti criteri da parte di ciascuno Stato membro:

— il raggiungimento di un alto grado di stabilità dei prezzi; questo risulterà da un tasso d'inflazione prossimo a quello dei tre Stati membri, al massimo, che hanno conseguito i migliori risultati in termini di stabilità dei prezzi,

— la sostenibilità della situazione della finanza pubblica; questa risulterà dal conseguimento di una situazione di bilancio pubblico non caratterizzata da un disavanzo eccessivo secondo la definizione di cui all'articolo 126, par 6,

— il rispetto dei margini normali di fluttuazione previsti dal meccanismo di cambio del Sistema monetario europeo per almeno due anni, senza svalutazioni nei confronti dell'euro,

— i livelli dei tassi di interesse a lungo termine che riflettano la stabilità della convergenza raggiunta dallo Stato membro con deroga e della sua partecipazione al meccanismo di cambio.

I quattro criteri esposti nel presente paragrafo e i periodi pertinenti durante i quali devono essere rispettati sono definiti ulteriormente in un protocollo allegato ai trattati. Le relazioni della Commissione e della Banca centrale europea tengono inoltre conto dei risultati dell'integrazione dei mercati, della situazione e dell'evoluzione delle partite correnti delle bilance dei pagamenti, di un esame dell'evoluzione dei costi unitari del lavoro e di altri indici di prezzo.

2. Previa consultazione del Parlamento europeo e dopo dibattito in seno al Consiglio europeo, il Consiglio, su proposta della Commissione, decide quali Stati membri con deroga soddisfano alle condizioni necessarie sulla base dei criteri di cui di cui al paragrafo 1, e abolisce le deroghe degli Stati membri in questione. Il Consiglio delibera sulla base di una raccomandazione presentata dalla maggioranza qualificata dei membri che, in seno al Consiglio, rappresentano gli Stati membri la cui moneta è l'euro. Questi membri deliberano entro sei mesi dal ricevimento della proposta della Commissione da parte del Consiglio. Per maggioranza qualificata di detti membri, prevista al secondo comma, s'intende quella definita conformemente all'articolo 238, paragrafo 3, lettera a).

3. Se si decide, conformemente alla procedura di cui al paragrafo 2, di abolire una deroga, il Consiglio, deliberando all'unanimità degli Stati membri la cui moneta è l'euro e dello Stato membro in questione, su proposta della Commissione e previa consultazione della Banca centrale europea, fissa irrevocabilmente il tasso al quale l'euro subentra alla moneta dello Stato membro in questione e prende le altre misure necessarie per l'introduzione dell'euro come moneta unica nello Stato membro interessato.

L'attuale panorama contrasta con le mie precedenti conoscenze ove ritenevo che l'adesione al trattato internazionale con il quale è stato costituito l'euro come valuta circolante -ed al quale la Repubblica italiana ha aderito- non potesse essere sciolta. Ora sono possibilista!

Invito ad esprimersi chi fra i lettori potesse dare un contributo per confortare o smentire questa mia affermazione: mi sarebbe gradito, prima di abbozzare possibili scenari vorrei essere sicuro di non avventurarmi in un mero esercizio teorico in stile accademico.

Chiudendo su BancaEtruria, ho avuto il mio daffare a spiegare alla mia mamma cosa comportava la lettera che ha ricevuto quale azionista della banca: l'idea di avere una somma, pur modesta, congelata l'ha fatta infuriare, sbottare con parole pepate nei confronti di quegli individui che hanno portato a questo esito. Ricordava come in passato, in situazioni simili, al danno della perdita di valore delle azioni si sia aggiunta la beffa di doverle mantenere in uno stato di limbo per alcuni anni, in attesa che le sentenze dei tribunali confermassero quello che i mercati avevano già detto: azioni buone soltanto per pulirsi il culo. 

Una situazione simile riguarda i detentori dei titoli obbligazionari subordinati (attenzioni solo i subordinati), mentre -per quanto riguarda i correntisti- i depositi sono salvaguardati dal fondo interbancario fino circa € 100.000. Ritengo non ci siano problemi di liquidità e quindi la non urgenza di ritirare somme entro quel limite; i risparmiatori maggiormente coinvolti avranno già fatto ricorso a consulenti per sapere cosa fare; per le imprese titolari di una linea di credito concessa dall'istituto attualmente commissariato, certo non si possono escludere nuove azioni su tutela o importo del plafond creditizio.

Mi aspetto azioni di responsabilità sugli ultimi 3/4 consigli d'amministrazione: chissà quando chi ha investito cifre importanti vorrà aprire le danze, non essendo socio io resto alla finestra in attesa dello spettacolo. Per il resto, buio pesto. Circa le voci sull'interesse al settore dei metalli preziosi, credo che la buccina di banana su cui è scivolata la controllata di BE (sotto inchiesta) blocchi ogni presunto interesse (parecchio presunto, le miniere hanno già canali sufficientemente redditizi, idem i trader: infilarsi in una nassa così per pochi spiccioli non è operazione da ebrei).

Temo lo spezzatino a seguito di una ulteriore riduzione dei settori di attività, sui servizi che ogni altra banca offre e che non avrebbe interesse a tenere in piedi rilevando BancaEtruria.

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