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Il rischio del suicidio politico del governatore Rossi: il PIT e la riforma delle ASL

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Il rischio del suicidio politico del governatore Rossi: il PIT e la riforma delle ASL

A 90 giorni dal voto per le elezioni regionali, è tempo di bilanci e previsioni per il governo di Rossi, che ha caparbiamente rifiutato, evitando le primarie, di sottoporsi alla critica della base del suo partito. Ma sotto la cenere cova la rivolta dei civatiani e di tantissimi renziani. Unica carta a favore: l'inconsistenza delle alternative!

 

 

Piano del paesaggio.

Un’ondata di critiche ha sommerso la regione. E’ stato definito un piano veterocomunista, ovvero una legge dirigista per determinare chi può fare cosa, in ogni angolo della nostra regione. E’ stato sbeffeggiato in molti grandi organi di informazione. E’ stato difeso solo da una parte della sinistra PD e “dai cespugli”, che oggi rappresentano Verdi, IDV, RC e SEL. Ma l’operazione PIT adesso passerà al vaglio di coloro che solo contano in Toscana: i toscani.

A 90 giorni dalle elezioni, tutti i nodi stanno venendo al pettine. Gli agricoltori, che possono anche essere definiti una lobby, ma che quando vanno a votare diventano una massa considerevole di voti, lo hanno bollato come indifendibile. In Toscana si sono sentiti trattati come distruttori del paesaggio, le loro vigne e i loro oliveti come avulsi dal territorio (in favore della vite legata all’oppio) e le loro bonifiche e le loro colture, inadatte a salvaguardare l’immagine della Toscana a favore di prati e pascoli.

In ultimo, ciliegina sulla torta al veleno, sulle loro terre sono state applicate dal governo nazionale, tasse sempre piu’ pesanti: il malumore è ormai al limite della rivolta… a adesso mandiamoli pure al voto!

La censura dei sindaci delle apuane

Sulla situazione delle apuane, punto centrale della riforma che sta per essere varata in Toscana, è interessantissima la presa di posizione del consiglio provinciale di Lucca, con un documento che è stato licenziato ieri con venti voti a favore e un astenuto ed è stato presentato a Palazzo Ducale. Nel testo il consiglio provinciale mette nero su bianco, che il PIT non tiene conto della necessità di salvaguardare le istanze dei lavoratori impegnati nell'attività estrattiva nelle cave Apuane, rischia di incenerire posti di lavoro e spegne una tradizione secolare, spopolando le montagne della zona.

"La difesa della bellezza del territorio - ricordano i consiglieri - è una risorsa importante, ma non può essere l'unica risposta possibile, specie in tempi di crisi". I consiglieri parlano anche di "ambientalismo imposto", pur evidenziando il fatto che nessuno disconosce le problematiche esistenti: " Questa è un'attività che fornisce lavoro a centinaia di famiglie e che rappresenta un biglietto da visita unico nel mondo. Il provvedimento, così come è concepito, si mostra scellerato: speriamo che il presidente Enrico Rossi accolga le nostre istanze". “Siamo ancora in tempo per evitare i drammatici problemi che potrebbero sorgere. Il piano così com'è si preoccupa solo dei vincoli paesaggistici, senza curarsi delle dinamiche territoriali ed occupazionali".

Ciò che chiedono i consiglieri provinciali di Lucca, è che cessino le politiche rossicentriche e granducali, ovvero che si lascino ai Comuni le competenze necessarie a gestire la parte deliberatoria, quella che riguarda le concessioni, perché se tutto fosse spostato a Firenze, in mano ad uffici che plausibilmente conoscono molto poco il territorio, succederebbe un disastro annunciato: "Rappresentiamo una comunità di 400mila persone, e siamo tutti uniti, a prescindere dalle nostre idee politiche. Per cui dovranno ascoltarci".

I consiglieri regionali del PD asfaltano la Marson

Il grido che un po’ ovunque si è levato dai territori, è stato raccolto dal gruppo Pd in consiglio regionale, forse nella consapevolezza che la democrazia rappresentativa non è fare leggi contro i cittadini o sulla loro testa e hanno presentato un testo coordinato che “a monte presuppone comunque emendamenti” ha spiegato il consigliere Giovanni Ardelio Pellegrinotti. “Il Piano è un atto complesso e condizionerà la vita dei cittadini toscani per i prossimi vent’anni. Non ci possiamo permettere di sorvolare su alcun punto”. “La nostra preoccupazione – ha continuato – è che il Piano non ingessi troppo l’attività e lo sviluppo della Toscana anche attraverso indicazioni, prescrizioni e direttive che possono più o meno incidere e condizionare a seconda di come vengono declinati i singoli termini”. Pellegrinotti ha inoltre annunciato una serie di emendamenti su “disciplina di Piano, abachi, mantenimento o meno degli allegati, schede di ambito”. “Prendo atto che il Piano è cascato” ha detto Monica Sgherri (Rc/Ci). La consigliera, dopo una prima lettura della relazione Pd ha infatti osservato come “i crinali, in forza del documento avanzato oggi, siano modificabili”. Anche Nicola Nascosti (Fi) ha annunciato la presentazione di circa 200 emendamenti formulati sul “documento elaborato dalla Giunta” e che riguardano anche la filiera delle cave, il settore agricolo e balneare. Nascosti ha quindi chiesto, formalmente, di “votare gli emendamenti uno per uno” e ha inoltre anticipato un’altra scheda di modifiche al testo “non direttamente collegata alle osservazioni già pervenute”.

Riforma delle ASL.

E’ veramente difficile comprendere quale sia il piano nella testa del governatore. Il suo assessore si affanna a spiegare e parla, parla, parla… saltellando da una inaugurazione a una mostra di siringhe usate. Cerca di smorzare i toni, rassicurare gli animi, ma il risultato ottenuto è per adesso esattamente l’opposto. E’ difficilissimo trovare qualcuno disposto a difendere questa riforma e che riesca ad illustrarne in modo veramente convincente i benefici. Lo stesso centro destra, che aveva cavalcato per anni l’accorpamento delle ASL, adesso si affretta a prenderne le distanze, spiegando che non era quello il senso che avrebbe voluto dare alla riforma. E’ invece palese che con la creazione delle tre mega ASL (Firenze, Siena e Pisa), il governatore punta alla creazione di tre megadirettori con il ruolo di vice assessori regionali che facciano direttamente riferimento a lui, vero dominus della sanità in Toscana da 15 anni (troppo chiosano in troppi).

E gli attacchi ormai vengono da tutte le posizioni: sindacati, destra e sinistra del PD, associazioni di medici, paramedici e tecnici del settore. I cittadini toscani, se si escludono i fiorentini che assistono tutto sommato indifferenti (ma che attenzione, rappresentano una popolazione assolutamente minoritaria), avvertono invece che la riforma delle provincie pensata da Monti, sta prendendo corpo nelle aree vaste di Rossi, mantenendo i suoi due amati capoluoghi (Siena e Pisa), baricentrici piu’ politicamente che geograficamente al potere del granduca.

E adesso tutti al voto…

Ma c’è un problema: queste due città sono tra le piu’ piccole della Toscana. Se anche esprimono realmente il potere attraverso organi che di politico non hanno nulla, al momento di andare ad utilizzare la matita copiativa, non rappresentano gran che. Con le provincie di Arezzo e Grosseto in forte sofferenza per l’inchino sempre dovuto alla piccola Siena (è un po’ come decidere a tavolino che è la Terra che deve orbitare attorno alla Luna e non viceversa), come dimenticare che da sole esprimono quasi 600mila elettori? E Livorno? La seconda città della Toscana, solo qualche mese fa ha fatto a pezzi 100 anni di potere storico della sinistra. E Lucca? Il cui consiglio provinciale, sulle cave di marmo, ha censurato la creatura della Marson? E gli agricoltori del Chianti e della provincia senese, che hanno alzato barricate sul PIT e sulle tasse sui terreni agricoli? E la zona senese del Brunello, in cui sempre la Marson prevedeva la demolizione di 400 ettari dei vigneti piu’ pregiati del mondo? E Pisa, che vede il suo vanto, l’aereoporto internazionale, declassato nei piani in favore di Peretola? E Massa, al cui nome si associa ormai lo scandalo della ASL, che vede lo stesso Rossi in attesa delle decisioni della magistratura, che per rispetto istituzionale arriveranno subito dopo le elezioni?  

Se il governo nazionale ha sottratto potere ai territori, trattando i capoluoghi minori come provincie dell'impero o peggio come colonie delle aree metropolitane, il governo regionale ha accentuato la tendenza, trattando piccoli comuni e capoluoghi di provincia come corrotti luoghi di mercimonio: adesso però bisogna capire cosa ne pensano i cittadini. Lo sapremo presto... 

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