Prima Pagina | Lettere alla redazione | Rossi risponde alla lettera aperta del 2 febbraio 2015 di La Manif pour Tous Valdichiana

Rossi risponde alla lettera aperta del 2 febbraio 2015 di La Manif pour Tous Valdichiana

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
Rossi risponde alla lettera aperta del 2 febbraio 2015 di La Manif pour Tous Valdichiana

Gentili Signori, prima di tutto vorrei sottolineare che, sebbene sia lecito essere in disaccordo con le mie idee o il mio operato e sia altrettanto giusto farmelo presente, non credo sia corretto definire una struttura come l'Ospedale Santa Margherità una 'fabbrica di orfani'.

Sono da sempre convinto che non si possono fare leggi ideologiche o scontri tra fazioni perché qui stiamo parlando di persone che provano ad avere dei figli, un'aspirazione legittima che va regolata, ricordando che non esistono diritti senza limiti. Come sapete il nostro punto di partenza è stata la sentenza della Corte Costituzionale che ha abolito il divieto di praticare la fecondazione eterologa contenuto nella legge 40. Il Presidente della Corte Costituzionale, Giuseppe Tesauro, è stato chiarissimo nell'affermare che non fare l'eterologa produceva un'ingiustizia in quanto tra le coppie affette dalla stessa patologia solo chi aveva disponibilità economica poteva andare a farla all'estero.

La Corte ha chiarito che con la legge 40 non venivano “trattate nello stesso modo persone affette dalla stessa patologia”, perchè tale è l'infertilità: una malattia. La Toscana ha quindi deciso di intervenire con una delibera tecnica per garantire un diritto riconosciuto ai massimi livelli giuridici e insieme tutelare la sicurezza e la salute dei cittadini, evitando quello che giornalisticamente veniva chiamato il “far West delle provette”. Successivamente, la Conferenza dei Presidenti delle Regioni, dopo aver raggiunto un'intesa sulle linee guida per disciplinare la fecondazione eterologa in tutto il Paese, ha varato il documento definitivo. Ecco perché mi sento di dire che le Regioni hanno dimostrato un comportamento responsabile, unitario e maturo.

E' inoltre notizia di questi giorni che il governo ha deciso che tutte le Regioni dovranno assicurare ai loro cittadini la possibilità della fecondazione eterologa. Auspico che il Parlamento faccia una legge organica sulla fecondazione eterologa e in quell'occasione potrà affrontare dei nodi etici, se li vorrà affrontare. Il nostro è stato un ponderato atto di responsabilità che rappresenta un ponte sicuro tra oggi e il momento in cui il Parlamento disciplinerà tutta la materia.

Con i miei più cordiali saluti,

Enrico Rossi

Commento de La Manif pour tous Arezzo  Valdichiana, alla risposta di Enrico Rossi alla Lettera aperta avverso le pratiche di fecondazione eterologa avviate presso il presidio ospedaliero “Santa Margherita” di Cortona (Ar).

Ringraziamo, innanzitutto, dell’attenzione riservata alla nostra lettera aperta - segno che l’amministrazione Rossi non è del tutto inavvertita (come spesso appare) dei problemi etici che la pratica della fecondazione eterologa pone in essere. Tuttavia non possiamo non stigmatizzare la carenza di adeguate risposte, pilatescamente evitate, e di contenuti sostanziali che essa palesemente esprime, suo malgrado. Per brevità ci permettiamo di rilevare soltanto le più macroscopiche inadeguatezze:

1.    Mai, il Presidente della Regione Toscana, nella sua lettera fa menzione dei nascituri e dei loro diritti inalienabili di persone. Essi, semplicemente, scompaiono dietro formulazioni altisonanti di pseudo-diritti che dimenticano il soggetto più debole e che possiede, proprio per il suo status, gli autentici e preminenti diritti rispetto a quelli, pur rispettabili, delle coppie in difficoltà procreativa.

2.    Egli derubrica a questione “ideologica” ciò che è, invece, essenziale alla dignità dell’essere umano, non avvedendosi di come proprio tale posizione rappresenti una stortura ideologica - e delle più deteriori!

3.    Se la Toscana, come va affermando, ha cercato di evitare il “far west delle provette” è lapalissiano che si sia ottenuto ben peggio di quanto si voleva evitare. Basti, a tal proposito, ricordare alcuni allegati alla Delibera del 28 luglio (con la quale si avviava la fecondazione eterologa) ove veniva chiaramente e immediatamente esplicitato che per i donatori e le donatrici di gameti «dovrà essere specificata l’etnia di appartenenza», mentre le «caratteristiche di donatori dovranno includere peso e altezza, colore degli occhi (castani, verdi, neri, azzurri), colore naturale dei capelli (nero, castano, biondo, rosso), tipo naturale di capelli (lisci, ondulati, ricci), carnagione (pallida, rosea, olivastra, scura)». Cos’è questo se non un catalogo dei futuri bambini prêt-à-porter? Non siamo già forse pericolosamente prossimi ai confini dell’eugenetica, alla selezione in laboratorio della razza e al figlio su ordinazione? È evidente che gli apprendisti stregoni della fecondazione eterologa, anche se mascherati da filantropi, siano ad un passo dall’eugenetica con la quale evocano stagioni tra le più nefande del secolo scorso. Altro che “far west delle provette”!

4.    Sia permesso anche a noi, pertanto, di derubricare con un sorriso il fantasioso “ponderato atto di responsabilità” di cui Rossi riveste la sua azione politica in una materia così delicata e che meriterebbe ben altro stigma che non quello di un amaro sorriso e ben altre competenze rispetto a quelle mostrate.

La Manif pour tous

Arezzo  Valdichiana

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0