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La crisi di Banca Etruria e le responsabilità dei media (compreso questo)

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La crisi di Banca Etruria e le responsabilità dei media (compreso questo)

 

Un profondo senso di rispetto, ma anche il timore di nuocere alla istituzione, ci hanno sempre fatto restare in disparte. Muti osservatori di quanto invece ormai da tempo circolava in modo sempre piu’ insistente sulla bocca di molti. Mai un giornale ha fatto dettagliati reportage delle assemblee, dove invece certe situazioni venivano affrontate, seppur da pochi coraggiosi.

Adesso la stampa locale cade dal pero e quella nazionale ci inonda di cazzate. Tutti alla ricerca dello scoop, del prestito al birraio che aveva fornito la birra alla festa del PD. Tutti alla ricerca di correlazioni tra la politica e la crisi della banca. Una occasione meravigliosa per qualche pennivendolo, un po' sciacallo e un po' cialtrone, per far diventare Banca Etruria la banca della famiglia Boschi, umiliando ed offendendo la storia della città di Arezzo e i 130 anni di vita della Banca Mutua Popolare Aretina.  

La verità è che le responsabilità di quanto è successo è anche nostra (plurale inteso sia come giornalisti che come cittadini). Al grido “va tutto bene sora la marchesa”, abbiamo silenziato la critica, e oggi siamo costretti a leggere ciò che è noto, ciò che è scritto nero su bianco in bilanci e verbali, come se fosse la scoperta del secolo. Meravigliosi i titoli dei media un po' meno cialtroni: “Scoperto un buco da 400 milioni” noo? E dove l’anno scoperto? Nel consuntivo prebilancio? Wow…la scoperta dell’acqua calda! La verità è che non c’è nulla da scoprire (almeno per adesso), salvo ciò che è scritto in forma pubblica. E nero su bianco c’è scritto che Bankitalia aveva avvisato che considerava il management inadeguato. Lo aveva scritto prima in forma velata, poi molto chiaramente.

Il 6 aprile 2014 scrivevo su Informarezzo: Il presidente Fornasari ha annunciato le sue dimissioni. Forse perché è appena giunta una missiva dell’Organo di Vigilanza, dal tenore decisamente pesante?

In realtà queste dimissioni erano attese dal 6 dicembre scorso! Ma c’era bisogno di tempo, anche se non sono certo che il ritardo fosse nell’esclusivo interesse della banca.  Venerdì infine le dimissioni di Salini (Consob) dal Cda della banca. Non era a quel punto più possibile tergiversare senza scatenare l’ira funesta di Bankitalia…

Ma la scelta del geometra Lorenzo Rosi, 45 anni da S.Giovanni Valdarno, sta suscitando più di qualche perplessità e non pochi mormorii: da tempo alla guida de La Castelnuovese e delle altre sue partecipate e tutte più o meno con sede in Firenze, Via B. Varchi, con in testa una Holding dal capitale sociale di € 20.000 detenuto al 50% da Castelnuovese ed al 50% dalla sua sorella emilianaUnieco. 

Dubbi di natura economica, politica, e di opportunità bancaria. A noi non è ovviamente dato sapere quali rapporti di affidamento intercorrano tra la banca e l’azienda guidata dal suo futuro possibile presidente, ma certamente ciò che noi non possiamo sapere, è ben conosciuto invece all’organo di vigilanza che dovrà comunque approvare.

Ad un passo dalla decisione finale, senza sapere se dopodomani la BPE esisterà ancora o sarà solo un ricordo per gli aretini, ci si appresta alla nomina del nuovo CDA.

In un articolo di ieri del Corriere della Sera (forse ispirato dalla stessa Bankitalia, non lo sappiamo), scopriamo che i dubbi erano sensati, che il nuovo CDA non fu ritenuto adeguato a rimettere in sesto la banca, ma soprattutto scopriamo che la discontinuità richiesta con il passato e con i metodi criticati dall’organo di vigilanza, non era giudicata sufficiente. Un vice che diventa presidente, e tutti i consiglieri anziani che diventano vice, effettivamente non rappresentano una volontà di rottura con i metodi così ampiamente criticati. Era scritto, e molti lo immaginavano, che sarebbe successo ciò che è poi accaduto l’11 febbraio 2015.

Ci sembra giusto richiamare un intervento fatto nell’assemblea del 3 aprile 2011 (4 anni fa) dall’associazione Amici di Banca Etruria, una associazione che riunisce gli azionisti piu’ agguerriti (e preparati). Questo intervento fu ampliato, integrato e pubblicato su Informarezzo il 27 dicembre 2013.

-“Diciamo questo in difesa della nostra Banca, ritenendo che l’attuale Governance non sia in grado di dare la necessaria svolta per il cambiamento. Diciamo questo perché Banca Etruria ritorni a fare la Banca nei territori storici, abbandonando le inefficienze e i voli pindarici del recente passato. Il nostro motto è: “Non cambiare Banca cambia gli Amministratori”.

Come Associazione e azionisti soci in questi due anni e mezzo  abbiamo offerto la più ampia collaborazione senza creare allarmismi nel mercato ma chiedendo una maggiore presenza della minoranza  sia nel CDA che nel Collegio Sindacale, soprattutto a fini di indirizzo e controllo. I nostri appelli sono rimasti purtroppo inascoltati.

I ritardi nel portare avanti progetti e un piano industriale concreto e credibile, indispensabile per affrontare il deterioramento delle situazioni tecniche e le nuove sfide che il mercato e il declino economico richiedevano, hanno ora trovato  conferma ufficiale.

Le riflessioni che vogliamo porre apertamente al Consiglio di Amministrazione di Banca Etruria:

-la decisione di andare verso l’integrazione appare non coerente rispetto a quanto comunicato dal CDA al mercato e agli azionisti con il Comunicato stampa del 13 dicembre 2013 nel quale non vengono evidenziati i rilievi e le condizioni che la Banca d’Italia ha evidentemente contestato e imposto, mentre al lettore appare una scelta del Consiglio di Amministrazione;

-ci stupisce e ci preoccupa che non vi sia traccia della difesa dell’autonomia di una Banca sul territorio da oltre 130 anni;

-nel caso di rinnovo dei vertici, la Banca d’Italia potrebbe dare più tempo per ricercare la soluzione migliore?

Si cita il caso della Popolare di Marostica dove si è reso necessario il cambiamento della Direzione Generale.

Noi siamo convinti che serva più tempo per la ricerca di un partner che garantisca la prosecuzione del nome, dell’autonomia territoriale e del radicamento nel territorio di storico insediamento.

L’Associazione condivide le preoccupazioni espresse nel comunicato della Rappresentanza Sindacale della Banca, essendo indiscutibile che, con qualsiasi interlocutore, il primo obiettivo è rappresentato dalla salvaguardia dei posti di lavoro.

Riteniamo infine che occorra il sostegno generale dei soci e di  tutto il territorio di insediamento storico della Banca, soprattutto delle Istituzioni e delle categorie economiche,  per ricercare possibili spiragli positivi che allo stato appaiono difficili ma che potrebbero aprirsi vuoi per l’introduzione di modifiche normative che per una ripresa economica che pare intravedersi.

Oggi dobbiamo prender atto che il Sistema creditizio italiano è stato saccheggiato e spogliato negli ultimi trent'anni di un enorme patrimonio pubblico (fino agli anni '90) da politici che hanno operato bipartisan e boiardi di Stato che non avevano alcuna conoscenza del mondo della Finanza.

L'enorme patrimonio delle Banche ceduto dallo Stato alle Fondazioni bancarie e che avrebbe dovuto costituire il volano per lo sviluppo delle economie locali, è stato quasi integralmente depauperato negli ultimi 24 anni, dalla emanazione della Legge Amato/Ciampi. Sulle Banche Popolari poi, sono stati fatti abusi Legislativi, mentre sarebbe invece dovuto valere lo spirito cooperativistico e la partecipazione dei soci.

L'avidità di potere e la volontà di crescere ha purtroppo contagiato gran parte degli Amministratori delle Banche, mentre pochi (cito Tommaso Padoa Schioppa) ritenevano che, operando anche in piccole nicchie di mercato, sfruttando sinergie comuni, banche piccole e medie sarebbero potute sopravvivere e svolgere un loro importante ruolo.

Il sistema bancario cooperativistico è stato drogato dalla supina acquiescienza dei soci nelle Assemblee, magari perchè remunerati con alcune migliaia di euro sotto forma di consulenze, mentre nulla si è fatto per abolire il conflitto di interessi esistente tra le stesse banche e i media, con i quali spesso sono in essere costosi contratti pubblicitari e che oggi di improvviso si son risvegliati dal lungo letargo.

Forse perchè son finite le scorte di lardo? 

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