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E’ una deriva mirata e cosciente quella che vede palazzo Cavallo sbattere contro lo scoglio dell’inefficienza.

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E’ una deriva mirata e cosciente quella che vede palazzo Cavallo sbattere contro lo scoglio dell’inefficienza.

L’elargizione a pioggia di incarichi e responsabilità senza minimamente analizzare le competenze, ma solo per ottenere facili consensi, ha creato un sistema fuori controllo.

 

Dati del Comune: 14 dirigenti, 20 posizioni organizzative, più una cospicua schiera di persone “vicarie” o “particolarmente responsabili”, come non bastassero le prime due, dovrebbero gestire per conto del cittadino un numero di lavoratori sempre più esiguo (grazie al blocco delle assunzioni), sempre più disorientato (grazie a scelte spesso in conflitto tra loro perché prese autonomamente da uffici che non si rapportano) e sottopagato (al contratto fermo al 2009 si devono aggiungere i tagli arbitrari effettuati negli ultimi tre anni e che variano dai 1000 ai 3000 euro annui).

Di fatto il Comune di Arezzo si permette una squadra di ufficiali sproporzionata e allo sbando, affiancata da un numero imprecisato di consulenti esterni.

Due esempi per tutti.

Cinque degli attuali quattordici dirigenti (sottolineo ancora, 14) sarebbero dovuti decadere con la fine del mandato dell’ avv. Fanfani ma sono allora lì. Ai tempi in cui l’amministrazione comunale erogava servizi e non promesse, mi riferisco, tanto per non creare alibi per nessuno, all’era Ducci, i dipendenti erano 1200 (adesso sono 650) con 5 dirigenti.

Di contro, tanto per dare una parvenza di risparmio, tra i tanti provvedimenti incomprensibili cito l’annullamento del giorno di Natale e delle altre festività infrasettimanali dal calendario dei giorni festivi per la P.M., per cui vengono pagati come fosse il 3 di ottobre, non percependo neppure l’indennità come giorno festivo, con le conseguenze che tutti i giorni leggiamo sui giornali.

Sembra sinceramente che all’origine di molte scelte compiute da questa Giunta ci sia un progetto di lenta e costante demolizione della macchina pubblica, e non si riesce a capire il perché, se non pensando male, molto male, come sta succedendo nelle scuole comunali, dove si sostituiscono gli operatori socio-scolastici con le cooperative …

Prima che sia troppo tardi occorre fermare tale deriva e attuare una capillare riorganizzazione fondata su due cardini: l’efficienza nella gestione ed erogazione dei servizi, e la qualità nella scelta delle persone preposte a dirigere tutto questo.

Obbiettivi chiari (esattamente l’opposto di adesso) e assunzione di responsabilità nei confronti del cittadino contribuente devono essere la base su cui ricostruire un rapporto tra Pubblica Amministrazione e città, ormai irrimediabilmente compromesso.

E qualcuno ci dovrà spiegare perché siamo arrivati a questo punto.

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