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Uffici postali tagliati: è tempo di contare i caduti

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Uffici postali tagliati: è tempo di contare i caduti

 

 

Arezzo – Dei 100 uffici postali che chiudono in Toscana alcuni, come è oramai tristemente noto, si trovano in provincia di Arezzo: Mecatale V.no, Campogialli, Pieve a Presciano e Meleto. Ma è bene notare che la scure della razionalizzazione messa in atto da Poste SPA va oltre e colpisce anche nella  riduzione dell’orario di apertura. Ad esserne interessati in terra aretina gli uffici di Badia Prataglia, Verna, Caprese M.lo, Mercatale di Cortona e Montemignaio.

Ma la situazione, fanno sapere dalla SLP CISL, è in continua evoluzione ed il monitoraggio è quanto mai necessario visto che le direttive AGCom vanno nella direzione di possibili ed ulteriori tagli che potrebbero addirittura interessare uffici di dimensioni importanti.

Se negli anni passati il pianoDopo l’annuncio di Poste SPA di una procedura di “razionalizzazione”, è arrivato il triste momento di fare la conta dei caduti sul campo di battaglia.

A farne le spese, in prima linea, si trova la Toscana con la chiusura di 63 uffici e la riduzione degli orari di apertura di altri 37.

Ad Arezzo e provincia gli uffici interessati sono quelli in via Mecatale V.no, a Campogialli, a Pieve a Presciano e Meleto. La riduzione degli orari di apertura invece coinvolge gli uffici di Badia Prataglia, Verna, Caprese M.lo, Mercatale di Cortona e Montemignaio. Ma le direttive di AGCom indicano che ci potrebbe essere un’ulteriore evoluzione che potrebbe interessare uffici di grandezza notevolmente più importante.

Le chiusure degli uffici, fa sapere Poste SPA, non porterà a licenziamenti, ma alla parziale ricollocazione del personale. Queste persone “andranno a coprire, ma solo in parte, il buco lasciato dai 130 lavoratori esodati nel 2014”.

I sindacati si muovono e affermano: “Se negli anni passati il piano di razionalizzazione che ha portato alla chiusura degli uffici meno redditizi aveva, comunque, avuto un confronto per trovare una soluzione equilibrata, questa stavolta l’azienda ha annunciato il piano già deciso, che prevede anche chiusure senza senso e che sarà operativo entro 60 giorni”.

Daniele Mugnai, responsabile della categoria dei postali SLP-CISL, afferma in merito alla questione: “Lo abbiamo detto e continuiamo a dirlo e a batterci perché Il radicamento e la presenza capillare sul territorio è uno dei patrimoni più preziosi che le Poste hanno; smantellare questa rete alla lunga costituirà un boomerang per le stesse Poste che così lasciano campo libero ai competitor bancari. Senza contare il grave danno per le comunità locali, soprattutto per i centri più periferici e in particolare per gli anziani, che già scontano la scarsità di servizi. Non lamentiamoci che le zone montane si spopolano se le lasciamo prive di qualunque servizio.

“Per questo chiediamo il sostegno delle Istituzioni e delle comunità locali. Oggi, grazie alla telematica, nelle realtà più decentrate l’ufficio postale potrebbe diventare un presidio multifunzionale, offrendo – grazie ad accordi con il pubblico - tanti servizi, dall’anagrafe alla consegna di medicine. Quella finestra sul mondo insomma che per i più giovani è internet, ma che per i più anziani può essere rappresentata proprio dall’ufficio postale”.

Sembra proprio che la razionalizzazione vada solo ed esclusivamente verso un inquadramento di profitto, che inevitabilmente va a discapito del semplice cittadino per beneficiare gli azionisti.

A guardare l’ufficio delle poste centrali di Arezzo sembra proprio che il piano di razionalizzazione abbia perso qualche pezzo. Gli espositori di libri, penne, cartoline ed elettrodomestici da casa che hanno invaso negli ultimi anni il salone centrale delle Poste dimostrano che le Poste non svolgono più un servizio al cittadino. Tutto quello che gli interessa sembra solo ed esclusivamente macinare profitti come tutte le altre catene, supermercati e outlet che stanno invadendo la provincia di Arezzo.

 

 di razionalizzazione che ha portato alla chiusura degli uffici meno redditizi aveva, comunque, avuto un confronto per trovare una soluzione equilibrata, questa stavolta l’azienda ha annunciato il piano già deciso, che prevede anche chiusure senza senso e che sarà operativo entro 60 giorni.

Lo abbiamo detto, aggiunge Daniele Mugnai, e continuiamo a dirlo e a batterci perché Il radicamento e la presenza capillare sul territorio è uno dei patrimoni più preziosi che le Poste hanno; smantellare questa rete alla lunga costituirà un boomerang per le stesse Poste che così lasciano campo libero ai competitor bancari. Senza contare il grave danno per le comunità locali, soprattutto per i centri più periferici e in particolare per gli anziani, che già scontano la scarsità di servizi. Non lamentiamoci che le zone montane si spopolano se le lasciamo prive di qualunque servizio.

Per questo chiediamo il sostegno delle Istituzioni e delle comunità locali. Oggi, grazie alla telematica, nelle realtà più decentrate l’ufficio postale potrebbe diventare un presidio multifunzionale, offrendo – grazie ad accordi con il pubblico - tanti servizi, dall’anagrafe alla consegna di medicine. Quella finestra sul mondo insomma che per i più giovani è internet, ma che per i più anziani può essere rappresentata proprio dall’ufficio postale.

 

 

 

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