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Il fuoco incrociato sulla Boschi e su Banca Etruria: piegare il governo Renzi e far ritirare il decreto sulle popolari

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Il fuoco incrociato sulla Boschi e su Banca Etruria: piegare il governo Renzi e far ritirare il decreto sulle popolari

Bancaetruria non deve diventare lo strumento politico per dare l’assalto alle forze riformatrici. Ma il bombardamento mediatico dei giornali di centro destra e di una parte della sinistra PD, puzza di “magheggio” da lontano

 

Il fuoco di sbarramento della lobby è già cominciato e i cannoni stanno sparando dalle trincee di tutti gli schieramenti politici. A destra come a sinistra. Dai cattocomunisti, come Beppe Fioroni e Stefano Fassina, al ciellino lombardo Maurizio Lupi passando per il reduce degli anni d’oro della Balena Bianca, Paolo Cirino Pomicino.

Le forze della reazione hanno messo in campo gli obici e stanno sparando ad alzo zero sul governo, certi come lo sono stati anche in passato, che riusciranno a mantenere il controllo sulle banche popolari, che sono ben salde nelle mani di forze centriste su cui Comunione e Liberazione esercita oggi il massimo controllo.

Ed infatti a difesa dell’attuale assetto di governance, è sceso subito in campo il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi (campione di CL), che ha demolito a mezzo stampa il decreto e annunciato modifiche, ancor prima di aver consultato il capo del governo. “Nessuna volontà di “difendere poteri o lobby” (excusatio non petita…) - sostiene il ministro - "bisogna sfidare la modernità senza perdere le proprie peculiarità, che sono anche quelle di avere forme societarie diverse".

Prepariamoci dunque a vedere schierata tutta la potenza di interdizione di cui sono capaci le banche popolari, a riprova se mai ce ne fosse bisogno, che di “cooperativo” hanno poco, ma di "politico" moltissimo. Questa è invero la politica piu' meschina, quella che non accetta di essere messa alla porta e la cui estromissione sarebbe invece per l’Italia una svolta troppo importante.

La prima battaglia è già cominciata ed ad alzare prontamente le barricate contro la riforma delle grandi banche, rette dall'anomalo voto capitario, sono state le forze della finanza cattoliche (le stesse che controllavano Banca Etruria con Fornasari), formando inedite alleanze trasversali. Tutti uniti nel difendere la “democrazia economica” e i “baluardi dell’italianità”. Ai “crociati” politici si è subito aggiunta la voce dei vescovi attraverso le Acli, ovvero le Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, e il megafono dell’Avvenire.

In tutto questo Banca Etruria si è trovata al centro di una bufera mediatica e finanziaria, che rischia di stritolarla. E’ divenuta strumento per l’assalto al decreto sulle popolari, mentre gli utili idioti delle opposizioni, cavalcando la situazione per fare sciacallaggio spicciolo, fanno il gioco delle lobby che controllano la finanza in Italia.

Agli inizi di questo millennio, era al governo Silvio Bersluconi (ci provò inutilmente e si arrese alla svelta), si parlò per un certo tempo delle banche popolari e del sistema cooperativistico che ne regolava la vita. Si disse che era necessario farle evolvere verso società più adatte a gestirne la vita, trasformandole in SPA e sottraendole alla gestione familistica a cui quasi tutte erano assoggettate.  La Commissione Finanze, presieduta da Giorgio La Malfa esaminò in quel periodo (2002 – 2004) due proposte di legge, ma ne furono presentate ben nove che prevedevano una riforma del sistema.

Nel 2004, Giorgio La Malfa, presidente della Commissione Finanze, trovandosi ad Arezzo per la campagna delle elezioni europee, si trattenne a lungo presso la direzione di Banca Etruria. Un colloquio riservatissimo, ma che seppi in seguito, sarebbe dovuto servire ad esercitare pressioni su lo stesso La Malfa, affinchè le proposte parlamentari restassero ben chiuse nel cassetto della commissione. Poco dopo, il presidente della banca, Elio Faralli, entrò a far parte della direzione nazione del Partito repubblicano e divenne anche vice presidente di ABI.

Tra i più accaniti sostenitori della necessità di riformare il sistema delle banche popolari, era invece l’avvocato Corso Bovio, celebre avvocato, rampollo di una importante famiglia di origini pugliesi napoletane. Il 20 febbraio 2003 era stato ascoltato dalla Commissione Finanze presieduta da La Malfa. Fu tutto inutile: allora come ora, in modo a dir quasi miracoloso, nessuna proposta uscì mai dai cassetti del governo.

Corso Bovio continuò la sua estenuante battaglia, condotta soprattutto contro la BPM di Mazzotta, fino a che un pomeriggio del luglio 2007, mentre si respirava aria di ferie imminenti, Bovio chiamò il marinaio addetto alla sua barca e gli dette appuntamento per il giorno successivo. Poi entrò nel proprio studio... e ufficialmente si sparò!

Banca Etruria è oggi lo strumento utilizzato da tutti i commentatori, per attaccare il ministro Boschi, realizzando un minestrone indistinto, in cui con raffinata arte oratoria, si fa intravedere senza dire, si fa immaginare senza scrivere, facendo invece largo uso di condizionali e ipotesi. Gli attacchi di una parte della grande stampa, mossi trasversalmente in questi giorni, sono di natura politica e provengono soprattutto dall’associazionismo, ma soprattutto da chi in questi anni, ha raccolto consenso elettorale nei territori dove sono presenti le banche coinvolte dal decreto legge, che se fosse trasformato in legge, sarebbe il piu’ grosso bastone sulle ruote della commistione tra finanza e politica. Non potendo più determinare come prima gli equilibri delle fondazioni bancarie per il controllo degli istituti (dopo aver massacrato Mps sono quasi tutte dovute arretrare), i politicanti locali si sono dovuti aggrappare al voto capitario nelle Popolari.

Non solo: se la riforma andasse in porto, potrebbe venir meno anche il peso di associazioni e dei potentati locali nella riorganizzazione del terzo settore. Massima espressione di localismi interessati e di consenso elettorale.

A questo punto ci sarebbe da interpretare gli eventi successivi al 16 gennaio e soprattutto, vorremmo capire quale sia la posizione di Bankitalia e del suo governatore rispetto al decreto sulle popolari. Grazie a Banca Etruria, si è cercato di creare la “tempesta perfetta” sul governo. 

Mi sia concesso il diritto di dubitare sulle forze che hanno contribuito a generarla.  

 

 

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