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Banca Etruria: politici un passo indietro e amministratori pubblici a disposizione dei commissari

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Banca Etruria: politici un passo indietro e amministratori pubblici a disposizione dei commissari

Non servono i tromboni: semmai appena un tocco di flauto dolce e tanta umiltà.

Cari politici se avete a cuore l’interesse della città prima di quello delle prossime elezioni, è il momento che facciate veramente un passo indietro. Oggi è il momento della trepidazione. Non servono i processi nelle piazze, non servono le polemiche esasperate, non serve cavalcare la tigre nella speranza di portare a casa quattro voti in piu’.

Banca Etruria è e rimane un soggetto privato e avendo ormai intrapreso il cammino verso la trasformazione in Spa, domani sarà ancor piu’ autonoma e indipendente dal potere politico e dai potentati locali.

Oggi serve dunque un rispettoso silenzio nei confronti di chi è stato chiamato a risolvere i problemi della nostra banca, perché nessuno è venuto ad Arezzo con l’intento di fare macelleria sociale o di massacrare una città, a cui serve invece, una banca gestita bene, florida e in grado di affrontare il futuro.

Nonostante le responsabilità che saranno chiarite da chi è competente a farlo (vedi Procura), nonostante il dolore per vedere un patrimonio cittadino disperso così, sappiamo anche che non ci aspettano sorprese sgradite da far uscire da armadi segreti: ormai tutto ciò che bisognava sapere è noto. La situazione è grave ma non drammatica. I commissari sono persone preparate e competenti. Ciò che gli amministratori pubblici possono fare, è mantenersi vigili e disponibili, senza intralciare il lavoro degli altri.

Se in futuro avrete occasione di poter parlare istituzionalmente, l’unica cosa da chiedere è di valutare prioritariamente una soluzione che salvaguardi l’autonomia gestionale. Le possibilità ci sono e sono molte. Ma se non sarà possibile, ce ne faremo una ragione!

Se avete finito di sproloquiare via comunicato stampa, adesso fate silenzio! E se avete qualcosa di grave da dire, ditelo al Procuratore della Repubblica. 

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