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Cercando segnali di amore nell’Universo

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Cercando segnali di amore nell’Universo

“Cercando segnali di amore nell’Universo” e’ lo spettacolo teatrale  di questa settimana alla Pergola di Firenze. Dal 10 al 15 febbraio: quattro sere e una domenica pomeriggio (lo spettacolo inizia 15) in compagnia di Luca Barbareschi, in un autentico one man show. Con la regia di Chiara Noschese e la presenza fissa in scena del “Marco Zurzolo 5tet”, che accompagna questa  breve e intensa biografia della vita dell’attore con le note giuste per ogni emozione.

Due ore che passano senza accorgersene tra molte risate, qualche tristezza e piu’ di momento di riflessione sull’esistenza e sull’umanita’, prendendo in prestito le parole da William Shakespeare,  David Mammet o Tommasi di Lampedusa. Barbareschi e’ un vero talento da palcoscenico, se ancora c’era bisogno di dirlo e scriverlo. Puo’ avere un caratteraccio nella vita, se ne rammarica anche lui sulla scena, ma come attore e’ uno che sa far bene il suo mestiere e il biglietto se lo guadagna fino all’ultima parola e sguardo. Se c’e’ qualcuno che ha un pregiudizio su Barbareschi per sua parentesi di impegno politico, non si perda lo spettacolo e’ l’occasione per ricredersi. L’attore rivive quel momento di vita immergendosi e immergendoci, senza preavviso, nelle due pagine, indimenticabili e profetiche, del “Gattopardo” , portandoci in Sicilia, nel palazzo del Principe Salina.

Barbareschi e’ eclettico: attore, musicista, ballerino e cantante, non si risparmia un momento. Nel racconto delle tappe fondamentali della sua esistenza ci fa fare il giro del mondo insieme ai suoi ricordi. Sud America, Montevideo, dove e’ nato, figlio di un’ebrea svagata e di un ingegnere del nord petulante ma, a suo modo, divertente, poi si torna in Italia, a Milano e a Roma per seguire le vicende di un bambino sballottato tra continenti e affetti familiari e in seguito, di nuovo al di la’ dell’oceano, a New York per seguire il suo sogno di calcare le scene e le sue disavventure di cameriere e imbianchino nella Grande Mela.

Amori, amici, tradimenti:  tanti personaggi, famosi e non, passano sul palcoscenico mentre Luca parla e  il pubblico si dimentica che non ci si ferma neppure per l’intervallo canonico tra il primo e il secondo tempo.

Si ride, ci si diverte molto, ma non si puo’ dire che sia uno spettacolo leggero; la musica, l’arte che Barbareschi confessa che piu’ volte gli ha salvato la vita, spiega questo piccolo mistero.   Si passa dalle canzoni di Gianni Morandi, alla swing americano, fino ad arrivare a Mozart, dalla leggerezza della spensieratezza giovanile si arriva alla “leggerezza” guadagnata con l’esperienza del mondo.  “Ci vuole cuore per affrontare le difficolta’ della vita” questa sembra essere la morale della piece.  Barbareschi per una sera, ci dona il suo cuore senza reticenze, con un entusiasmo che non lascia indifferenti. “C’e’ chi riesce ad amare nella vita e chi no” dichiara nelle ultime battute. Ci si alza dalla poltrona con questa domanda in testa: “Ci saremo riusciti noi”?

 

 

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