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Il vero pericolo di Internet? averne paura

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Il vero pericolo di Internet? averne paura

Lettera giunta alla redazione in risposta all'iniziativa del comune di Arezzo "Generazioni sconnesse"

 

 

 

 

 

Stamani al palazzo dl comune è stato presentato con grande enfasi dall'assessore Bennati assieme al Direttore del Sert, Marco Becattiniil il progetto “Generazioni connesse”. 

Un progetto di cui sono destinatari gli studenti delle terze medie, insegnanti e genitori con temi: cyber bullismo, sexting, grooming, privacy, pedopornografia, siti pro-anoressia e bulimia, dipendenza dal gioco d’azzardo on-line, videogiochi. 

La cosa mi ha generato più di una perplessità a partire dal criptico comunicato dell'amministrazione che qui cito integralmente:

Negli ultimi anni –ricordano gli estensori del progetto – stiamo assistendo, con la massiccia diffusione delle tecnologie digitali, a profondi cambiamenti che, se da una parte, permettono l’accesso ad universi di conoscenza e di esperienza affascinanti, dall’altra hanno già modificato, soprattutto nei bambini e negli adolescenti, il registro delle possibilità mentali e sensoriali e le modalità di sentire il rapporto con sé stessi e con gli altri. La relazione interpersonale faccia-a-faccia sembra lasciare il passo a forme di tecnomediazione della stessa, che gli adolescenti sembrano gradire di più in molte forme di rapporto (l’amicizia, l’amore, l’apprendimento, l’informazione).

Proprie perché cariche di fascino, queste possibilità devono indurci a creare occasioni di confronto sia con i ragazzi che con gli adulti per aiutare i primi, a riflettere criticamente circa gli effetti delle nuove tecnologie sulla vita psichica e relazionale e gli altri perché, i cosidettti “nativi digitali”, ben più competenti dei loro genitori ed insegnanti nel costruire comunità tecnoreferenziate di coetanei dotate di tecnologie e saperi propri, sembrano non avere più bisogno di adulti e pongono in realtà una nuova emergenza educativa”.

Bene, dopo questa affascinante lettura sorge spontaneo chiedersi  come sia possibile che con il RITARDO CRONICO che questo paese ha sulle tematiche del digitale, parlare di "rete" sia -  per la nostra amministrazione pubblica - ancora e sempre cosa da SERT e da USL ? 

Com'è possibile che nel 2014 la rete sia ancora vista come un covo di pedofili e deviati da curare?

Abbiamo bambini (e adulti) che non sanno usare la mail, che ignorano le potenzialità della rete. Che non sono in grado di effettuare una ricerca pertinente su Google, che non hanno idea di come funziona la rete, come si puo' usare per studiare, per crescere, per lavorare, per commerciare, superare le barriere temporali e spaziali  e comprendere le cose.

Questa è l'idea di digitale ottocentesca  che circola ancora negli ambienti di governo?

il problema è che questo paese è già oltre il declino. E a questo punto recuperare è difficile perchè investiamo tempo e risorse su percorsi sbagliati.

Dovremmo insegare loro come iniettare più digitale nella scuola, nel lavoro, nella cultura.

La vera emergenza educativa è NON AVERE NEPPURE UN PC USABILE NELLE SCUOLE, che gli insegnanti non abbiano risorse, tempo e voglia per governare e comprendere e utilizzare questi processi, la vera vergogna è che spesso siano i bambini a accendere e avviare le LIM. La vera vergogna è che vi sia uno scollamento tra le istituzioni e le loro logiche di funzionamento borboniche e la realtà liquida dei processi in rapido divenire.

Su queste tematiche si dovrebbe ragionare perchè o ci siamo, o non ci saremo

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