CONTRO IL P.D.

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CONTRO IL P.D.

PartitoComunista Arezzo

Il PD renziano, non diversamente dal PDS occhettiano e dai DS d’alemiani, è un partito costitutivamente funzionale al capitalismo assoluto a dominanza imperiale statunitense. Questa forma del potere politico ed economico non concede alcuno spazio a progetti che tentino di ripristinare le condizioni dei «gloriosi trent’anni (1945/1975)». Allora, durante la cosiddetta fase keynesiano-fordista, essere di “sinistra” era facile, perfino “alla moda”, e i partiti socialdemocratici o cristiano-sociali, attraverso il Welfare-State e le politiche di piena occupazione, poterono concretamente perseguire il fine di estendere i diritti di cittadinanza e di migliorare le condizioni materiali delle classi lavoratrici.
All’osceno PD di oggi (ultima metamorfosi d’un ceto politico nichilistico e, per ciò stesso, pronto a qualsiasi bassezza e a qualsiasi ipocrisia parolaia) sarebbe assurdo chiedere, come se fosse la socialdemocrazia d’un tempo, azioni rivolte ad attenuare gli effetti dell’offensiva neoliberista e a limitare le sofferenze dei più deboli e dei più poveri. Anzi tale sedicente sinistra, organicamente al servizio del grande capitale globalizzato e costantemente subordinata al FMI e alla NATO, le due più importanti ‘agenzie’ del dominio imperialista americano, ha già attivamente operato, e ancor più lo farà in futuro, per togliere ai poveri e per dare ai ricchi.
I concreti provvedimenti dei governi di centro-sinistra (dal ’95 al 2015) lo dimostrano a sufficienza: distruzione del Welfare State (riforma Dini e riforma Fornero delle pensioni), sradicamento degli istituti del diritto del lavoro (pacchetto Treu e Jobsact), annichilimento della scuola pubblica e dell’università statale (riforma Berlinguer-Zecchino, implementazione della riforma Gelmini), massiccia privatizzazione dell’economia (telefonia, autostrade, ferrovie) e dei beni comuni, sostegno economico e normativo alle politiche di delocalizzazione poste in essere dai grandi gruppi, socializzazione delle perdite (Ilva di Taranto, FIAT e Alitalia) in assenza d’ogni piano di sviluppo industriale. Solo chi è in malafede può negare questi dati di fatto e la loro trasparenza politica e sociale.
L’antiberlusconismo, alimentato da una certa stampa fin tanto che è apparso utile, ha rappresentato per venti anni l’unico collante di un elettorato convinto, votando per l’immondo serpentone metamorfico della sinistra (PDS, DS, PD), di scegliere, se non il bene, il male minore. Ma la logica del meno peggio rappresenta per chi la subisce soltanto un tragico, illusorio diversivo, in primo luogo perché il sempre più corrotto ceto politico del PD, a fondo infiltrato anche dalla criminalità organizzata (mafia, camorra e ’ndrangheta), persegue, al pari della sguaiata destra berlusconiana o leghista, esclusivamente il potere governativo nazionale e locale o per godere delle prebende generosamente elargite al notabilato politico (uno sgabello in parlamento o un job ben remunerato) o per partecipare agli affari, giovandosi della propria influenza nel governo o nelle amministrazioni. E, in effetti, il saccheggio indiscriminato del denaro pubblico (del quale prevalentemente si nutrono grandi gruppi industriali, COOP rosse, imprenditori e costruttori d’area) rappresenta oggi l’ultimo, residuo spazio d’autonomia d’una politica degradata, per il resto, a mera esecuzione degli ordini provenienti da Washington, da Bruxelles o da Berlino.
Chiunque, nel quadro di quella che, fino a qualche tempo fa, la stampa definiva sinistra radicale, proponesse un’alleanza, anche nei soli enti locali, con una forza antipopolare e antinazionale come il PD, dimostrerebbe – purché non fosse afflitto da un’incurabile miopia politica – d’anteporre la propria poltrona o la propria ‘aziendina’ partitica alla costruzione di un’alternativa di sistema, all’edificazione, in questa situazione oggettivamente difficile, di un fronte unico di resistenza contro il neoliberismo e le sue logiche distruttrici d’ogni legame sociale.

Ad Arezzo, individuati nel PD e nella sua sempre più opaca rete di potere i principali avversari, il Partito Comunista persegue, con coerenza, quest’obiettivo. Perciò esso ha più volte ribadito ai compagni che si riconoscono nelle tradizioni politiche del comunismo e del socialismo e agli amici che lottano per la salvaguardia dei beni comuni, per la difesa dell’ambiente e per la salute pubblica, la sua piena disponibilità a redigere un programma unitario per il governo democratico della nostra città.

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