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In ordine sparso...

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In ordine sparso...

Mi ero detto che l'elezione del presidente della repubblica sarebbe diventato un punto di svolta fondamentale nella mia breve vita politica.

 

 

Purtroppo, ed anche per colpa mia, non ho trovato la soddisfazione che cercavo, e lo spiraglio chiarificatore e di coerenza. Anzi, già da qualche giorno, il significato politico e strategico è andato via via sfumando.

Sgombriamo immediatamente il campo da ogni dubbio: l'elezione di Mattarella è un bel passo avanti: sono giovane per conoscere l'uomo, ma i profili letti dalla stampa mi inducono a pensare che sia un'ottima scelta. Forse non era in cima alla lista dei desideri di nessuno, ma al secondo posto di tutti, e questo è un gran pregio se si vuole un'ampia condivisione e un Presidente della Repubblica davvero rappresentativo di tutti i cittadini, che è il suo compito fondamentale.

Vedo pagine di elogio al Segretario Renzi. E mi associo. Capolavoro tattico importante, da uomo di centrosinistra osservo per una volta le rovine in campo avverso, pare vendicato lo "sgarbo" della bicamerale", smacchiato il giaguaro davvero etc etc, il tifo da stadio prevale, per una volta, vinco anche io, mi vien da pensare.

Osservo un pò curioso che il segretario del maggiore partito del paese ed enorme azionista del gruppo parlamentare,  presidente del consiglio con un governo di maggioranza di larghe intese, da oggi è anche king maker della presidenza della repubblica. Nella ormai silente fusione tra potere legislativo ed esecutivo, comincia a diventare determinante anche la relazione con quello giudiziario. Quando progetto qualcosa mi hanno insegnato a valutare sempre il worst case, il caso peggiore: e se fosse Salvini in questa posizione, cosa penserei oggi? Probabilmente sarei molto preoccupato, e griderei alla deriva autoritaria. Quindi spero proprio che il nuovo Presidente della Repubblica rappresenti anche un contrappeso ad un presidenzialismo esplicito, ma non scritto e controbilanciato. Peraltro con il paradosso di non essere passato dalle urne. Se si pensa che solo due anni fa a contendersi la partita erano Berlusconi Bersani e Grillo, oggi tutti relegati all'angolo, capirete come nel parlamento odierno frutto di quell'epoca andare avanti disciplina di partito suoni piuttosto beffardo. Io andrei presto al voto insomma, anche se lo vivrei con molte contraddizioni personali da sciogliere. E penso che il ragionamento stia anche dalle parti di Palazzo Chigi.

Sul ragionamento politico credo occora aspettare qualche giorno, e forse il discorso di insediamento del Presidente Mattarella potrà anche aiutare in questo senso. Di certo è che adesso c'è un dominus e tutti altri sono attori comprimari. Dopo Letta, Berlusconi, Alfano e le fatiche da minoranza PD semplicemente per affermare un pensiero diverso da quello dominante, inceneriti costantemente da una comunicazione unilaterale,  penso che ci siano diversi pensieri nel paese non rappresentati, e che il conflitto sociale ci sia, e sia pericoloso non averne traccia nelle riflessioni odierne, di grande tifo da stadio.

La domanda sul tavolo è sempre la solita, ed economica. Se stiamo contrastando le politiche europee con sufficiente forza o no. Le larghe intese erano cominciate per fare "bene i compiti a casa", oggi le si raccontano come il contrario,senza soluzione di continuità. Su questo anche il sistema comunicativo e mediatico ha le sue complicità.

Rispondere a questa domanda, senza ambiguità, considerando il contesto, sarà l'unico modo di valutare l'operato di governo, che a mio avviso oggi non è sufficiente. Ho sempre ritenuto come unità di misura la riduzione delle disuguaglianze, e oltre gli 80 euro, misura forte ma ad oggi inefficace, non ho trovato misure perequative.

Il vento sta cambiando. E la pragmaticità di Renzi ormai sotto gli occhi di tutti, credo lo sappia pure lui. Rispondere alla domanda e formare un asse mediterraneo nel solco di un socialismo europeo, appiattito su austerità e dogmi criticati ormai anche nel liberalissimo mondo anglosassone, significa operare un vero cambiamento. Il nodo politico è questo, ed oggi non sciolto, ma rimane ambiguo sullo sfondo.

A me personalmente rimane un'ultima riflessione, che diventa domanda personale. Se nella politica postideologica ci sia ancora spazio per ideali alti e strategie di lungo periodo. Qualcosa che la mia generazione non ha mai vissuto, quando i furbi l'han fatta da padrone. Oggi, insieme ai complimenti al segretario e al presidente del consiglio, segnalerei al Presidente della Repubblica forte la disaffezione dei cittadini dalla cosa pubblica, e la scarsa capacità di parlare e includere la massa degli esclusi dalle decisioni. Una maggioranza silenziosa.

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