Prima Pagina | Cronaca | Mentre altrove i Vigili del Fuoco sono considerati degli eroi, noi li trattiamo da discontinui: precari senza diritti e senza futuro

Mentre altrove i Vigili del Fuoco sono considerati degli eroi, noi li trattiamo da discontinui: precari senza diritti e senza futuro

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Mentre altrove i Vigili del Fuoco sono considerati degli eroi, noi li trattiamo da discontinui:  precari senza diritti e senza futuro

Il nuovo piano di ridistribuzione dei richiami toglie ai discontinui gli ultimi diritti: nessuna tutela sindacale, pagamenti in ritardo di 3 mesi, niente Tfr, niente malattia o infortunio. Il nuovo piano del Ministero dell’Interno prevede riduzione dei giorni di richiamo in servizio, taglio del 50% della copertura degli stessi richiami e stipendio ridotto del 20%: se questa riorganizzazione influenzerà le vite di questi lavoratori, influenzerà anche, anzi soprattutto, quelle dei cittadini.

Il nuovo piano di ridistribuzione dei richiami in Servizio dei Vigili del Fuoco Discontinui ha di fatto tolto loro gli ultimi diritti, creando i presupposti per ulteriori carenze nel soccorso tecnico urgente, tutto questo a discapito della sicurezza dei cittadini.

La componente precaria dei Vigili del Fuoco, è attualmente fondamentale per il funzionamento dei comandi Provinciali: coprono la carenza di personale, soprattutto in occasione dei periodi di ferie o peggio in casi di gravi urgenze. Ma sono ormai una componente precaria e senza diritti: nessun diritto sindacale, niente Tfr, niente ferie, stipendi pagati mai prima di 3 mesi, la malattia e addirittura gli infortuni sul lavoro, portano all’immediata cessazione del rapporto lavorativo; pochissime possibilità per entrare come effettivi nel Corpo Nazionale e tantissimi altri diritti negati.

L’introduzione del nuovo piano di distribuzione dei richiami in servizio del Ministero dell’Interno ha portato ad una diminuzione drastica dei giorni ed un taglio di oltre il 50% della copertura dei richiami stessi, al contempo ha ridotto lo stipendio del 20% ed eliminato l’unico giorno di riposo che gli spettava.

Tali scelte porteranno inevitabilmente i Comandi Provinciali, a dover mantenere un dispositivo di soccorso tecnico urgente ridotto, in aggiunta a numerosi ritardi e difficoltà logistiche che si avranno negli uffici amministrativi dove il loro contributo in questi anni è stato fondamentale.

Ma quella dei discontinui che ormai sono meno che precari, è solo un aspetto del problema. La realtà che il corpo che dovrebbe garantire la nostra sicurezza è ormai equipaggiato con caschi scaduti, guanti inadatti, stivali consumati e pile di fatture e bollette arretrate da pagare ai fornitori di gasolio, gas e luce.

Il blocco del turn over ha fatto lievitare l’età media e molti anziani sono ancora in attività di soccorso. Con loro invecchiano pure caserme e mezzi, che dovrebbero avere una manutenzione ordinaria continua e che invece vengono lasciati arrugginire. Semplicemente, perché i soldi non ci sono. A suon di spending review, dal 2010 in poi i fondi a disposizione del corpo nazionale sono stati ridotti di quasi il 50 per cento. E la legge di stabilità 2015 riserverà anche a loro il blocco degli stipendi per tutto il prossimo anno, con un taglio ulteriore (stimato dai sindacati) di altri 159 milioni di euro. Tagli su tagli che portano «a salti di turno cancellati, ferie congelate e forti conseguenze sulla sicurezza» di un lavoro 24 ore su 24 che già sicuro non è. 

Mentre altrove i Vigili del fuoco sono considerati degli eroi, da noi arrancano tra tagli e macchine che si fermano perché non ci sono fondi per comprare i pezzi di ricambio

I Vigili del fuoco stabilizzati al momento sono circa 32mila: un vigile ogni 1.900 abitanti circa, quando la media dei Paesi europei è di un vigile ogni mille abitanti. Agli stabili si aggiungono i cosiddetti discontinui e i volontari, che vengono chiamati quando ce n’è bisogno e che sono fondamentali per coprire le emergenze.

A coprire i buchi ci pensano loro, quelli senza contratto, i discontinui, i precari del corpo per eccellenza: possono essere retribuiti solo per 20 giorni consecutivi per un massimo di 160 giorni all’anno. La chiamata può arrivare in qualsiasi momento, anche con pochi giorni di preavviso.

Solo nel 2012 i contratti a intermittenza da 20 giorni sono stati 70mila. Quelli chiamati con una certa regolarità sono circa 30mila, anche se il budget a disposizione per il richiamo si abbassa di anno in anno e quindi ne chiamiamo sempre meno, con sforzi ulteriori da parte degli stabilizzati. E con rischi ormai sempre crescenti per la sicurezza dei cittadini. 

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