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Lettera aperta alle associazioni di Capolona nel Giorno della Memoria

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Lettera aperta alle associazioni di Capolona nel Giorno della Memoria

Mi permetto di rivolgermi a coloro che a Capolona hanno un ruolo e contatti continui con le cittadine e i cittadini del nostro Comune e soprattutto con i giovani.

Ciò che è successo il 7 gennaio a Parigi con l’attacco terroristico e l’uccisione di 17 persone ci sta lasciando un sentimento di tristezza per il clima di paura, di preoccupazioni ulteriori, perfino di terrore perché sembrano venir meno alcuni simboli del nostro vivere quotidiano: la cultura, le identità, la convivenza, l’educazione, il dovere di cittadino, la libertà e tanto altro ancora.

Non ci dobbiamo assuefare al terrore, alla morte, alle guerre: il problema non si affronta solo con la repressione ma anche con le idee. Non possiamo additare l’Islam come il nemico o invocare il conflitto di civiltà.

Questo clima ci accompagnerà probabilmente nei prossimi mesi, nei prossimi anni. La lettura di ciò che è successo è complessa, difficile, e limitarsi a stare da soli, ciascuna/o davanti al suo televisore o a un display non ci aiuta.

Occorre rifuggire dalle generalizzazioni; occorre che i luoghi di socializzazione e le scuole diventino sedi per scambi reciproci di conoscenze, per scacciare la paura e per rafforzare il senso di comunità nel cosiddetto villaggio globale.

Tutti siamo chiamati oggi a risolvere il problema della mancata e parziale integrazione, con un nuovo impegno che affianchi quello sulla sicurezza e repressione dello Stato e delle forze dell’ordine.

È necessario riaffermare e trasmettere, sopratutto alle nuove generazioni, i valori della nostra Costituzione e , in particolare, i valori della laicità e della lotta ai pregiudizi.

Dopo la strage di Charlie Hebdo troppi sono stati i commenti del tipo “se la sono cercata” o “è tutta una montatura”; sono risuonate molte altre parole, spesso anche a sproposito, tanto da generare confusione e strumentalizzazioni.

Penso che dobbiamo fare qualcosa; che dobbiamo superare le ambiguità di approccio e la confusione fra misure di polizia e sociologia angelica.

Dobbiamo superare l’esclusione e la separazione fisica e sociale; eliminare la percezione di non essere tutti uguali e di non poterlo diventare in una società discriminante negli accessi.

L’integrazione fra abitanti di diversa origine etnica è ostacolata da muri invisibili che impediscono scambi, dialoghi, frequentazioni. Il risultato è il ghetto. E come dicevano i neri americani, c’è una sola soluzione per il ghetto: abolirlo.

Oggi, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria: 70 anni fa le truppe sovietiche “aprivano” i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Il regime nazista si fondò fin da subito sull’odio e la persecuzione verso i diversi e le minoranze, sul capro espiatorio, sul terrore e sulla conseguente paura dei suoi concittadini “ariani” che non vollero vedere né sentire. Noi non dobbiamo farci sopraffare dalla paura, perché la paura è un veleno che corrode, sfocia nella rabbia, si tinge di sospetto, e nel caso del terrorismo islamista, le reazioni che ne scaturiscono gettano benzina sul fuoco di pregiudizio e divisione. La paura porta all’odio ed è questo che vogliono i terroristi, così come fecero i nazisti.

Scusate la lunghezza. Ma mi sono sentito in obbligo di esprimerle e chiedere il vostro aiuto affinché la Comunità di Capolona si ritrovi per abbattere i “muri invisibili” che anche nel nostro Comune ci sono fra le diverse etnie.

Spero di poterci incontrare per iniziare, insieme, un percorso di amicizia e condivisione.

 

 

                                                                                                

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