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Baldassarre e Segoni escono del M5S

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Baldassarre e Segoni escono del M5S

Intanto sulla Rete si stanno letteralmente scatenando i grillini rimasti fedeli al duo Grillo-Casaleggio. Qualcuno ha postato anche le foto dei transfughi, a mo' di segnaletiche, con un invito un po' umido: "Sputate a vista". Speriamo non si passi a metodi ancor piu' spicci...

 

Marco Baldassarre ed Samuele Segoni insieme ai parlamentari Tancredi Turco, Walter Rizzetto, Aris Prodani, Mara Mucci, Eleonora Bechis, Sebastiano Barbanti, Gessica Rostellato, hanno lasciato il Movimento 5 Stelle

I 10 di oggi si uniranno agli altri gia’ fuoriusciti dal Movimento, in una componente del gruppo Misto non avendo i numeri necessari (servono 20 deputati) per costituire un gruppo autonomo.

La nuova componente che nascerà all’interno del gruppo misto dovrebbe chiamarsi «Alternativa Libera». A questo gruppo dovrebbero affiliarsi anche i deputati già fuoriusciti. Walter Rizzetto, uno dei nove ex M5S che ha lasciato il gruppo alla Camera, ha però detto che è presto per parlare di una nova entità. Samuele Segoni, un altro dei fuoriusciti, ha rilevato che «Nel Movimento vi é ormai una mancanza di sistema di partecipazione, un’assenza insopportabile di trasparenza nei processi decisionali, mancato rispetto delle espulsioni. Io personalmente sono stato da Beppe Grillo ma non c’è stata possibilità di confronto. Il nostro tempo è il futuro…».

Dal sito dello stesso Segoni, una intervista redatta da lui stesso, che spiega meglio di qualunque altra congettura ipotetica, la posizione dei parlamentari.  

“Lo fai per i soldi”

No. Lo faccio per gli ideali. I soldi non sono un problema (vedi risposte successive). La maggior parte degli scontri interni al gruppo parlamentare del M5S e delle espulsioni non c’entra niente con i soldi: la battaglia è stata per gli ideali tra chi voleva un M5S fedele agli albori (democrazia partecipata, orizzontalità, approccio innovativo di fare politica, comunicazione di qualità improntata ad una crescita culturale) e chi invece voleva imprimere una svolta (assetto verticistico, decisioni chiave in mano ad un gruppo ristretto, uso della rete solo per ratificare decisioni già prese, trasformazione in un gruppo di opposizione classico incentrato sulla protesta, comunicazione incentrata sulle reazioni di pancia). I soldi sono un’arma di distrazione di massa usata dai vertici del M5S perché fa facile presa. Vi fanno credere che tutto ruoti intorno ai soldi mentre gli scontri più accesi qua a Roma (e la maggior parte delle espulsioni) sono avvenuti perché c’era chi si opponeva a questo andazzo. Occhio: mentre vi tengono la testa piegata a contare gli spiccioli, sopra le vostre teste vi rubano gli ideali.

“Continuerai a rendicontare e restituire l’eccedenza’?”

Si. Terrò fede agli impegni sottoscritti al momento della candidatura. Continuerò a decurtarmi lo stipendio e a rendicontare le spese, restituire le eccedenze e pubblicare la rendicontazione ed i versamenti on-line. Deciderò insieme ad altri colleghi dove devolvere le eccedenze, dal momento che il fondo delle PMI ha mostrato dei limiti enormi e ho la spiacevole sensazione che i soldi lì versati non abbiano prodotto l’effetto inizialmente sperato.

“Come sono cambiati gli obiettivi e l’azione politica/comunicativa del M5S?”

La mission politica del M5S è diventata l’autoconservazione come forza d’opposizione dura e pura, si punta a selezionarre eletti fedeli (e grati) a prescindere, sono stati “prodotti” nuovi leader e sono stati allevati dei seguaci invece che delle teste pensanti. Il M5S è considerato e gestito come un BRAND (detto da dei big del M5S, non da me). Ed il successo del M5S viene misurato in base al traffico sulle nostre pagine internet. Questo vale sia a livello generale (gestione del M5S da parte della Casaleggio Associati) che a livello particolare per i singoli portavoce, che sono in competizione per il numero di “like” e di “follower” su Facebook e Twitter.

“C’è democrazia interna nel M5S?”

No. Le grandi decisioni calano dall’alto. Non c’è rispetto delle minoranze interne, c’è un atteggiamento volto a stroncare qualsiasi voce critica con qualsiasi mezzo.

“Il M5S è diventato un partito?”

Non proprio. Ultimamente ha preso alcune peculiarità dei partiti, ma le ha stravolte e peggiorate ulteriormente. Faccio alcuni esempi.

C’è un vertice ma non si sa chi è: il Duo Grillo-Casaleggio, alcuni parenti, la Casaleggio Associati, lo Staff di Grillo, i gestori delle pagine, i parlamentari del “cerchio magico”… non si capisce il confine tra tutte queste entità, le decisioni calano dall’alto all’ultimo momento e non si sa bene chi ha impartito gli ordini: ci si adegua e basta.

C’è una base, ma non si sa chi è: in teoria dovrebbero essere gli iscritti certificati, in pratica sul territorio chiunque può aprire un meetup nel suo comune, anche se ce ne è già un altro. Se si tratta di mettere in difficoltà un personaggio scomodo con delle votazioni, si possono materializzare dal nulla una serie di “attivisti” mai visti in quell’ambito che fanno numero e sbilanciano le decisioni.

Ci sono i capibastone, ma non si sa chi sono. Ultimamente si era palesata anche la presenza sui territori di personaggi di fiducia dei vertici del M5S che impongono il proprio volere (dicendo che è quello dello “staff”), procedendo con epurazioni, allontanamenti, faide e guerre intestine. Ultimamente è emersa anche la figura delle “sentinelle”: persone che hanno il compito di segnalare allo staff o ai capibastone tutte le voci fuori dal coro e tutti i movimenti degni di nota.

Non c’è rispetto per le minoranze: in ogni posizione di rilievo vengono messi solo e soltanto fedelissimi.

“La struttura opaca e disorganizzata del M5S è voluta o è un caso? E quali son i motivi?”

E’ studiata e programmata con cura. Davide Casaleggio addirittura se ne è vantato in un libro. Questa opacità è funzionale a diversi aspetti:

In una situazione di perenne caos e disorganizzazione è facile fare in modo che la base non riesca ad organizzarsi e che il controllo rimanga saldo nelle mani dei vertici. È provato che qualsiasi tentativo dei territori di organizzarsi per scambiare idee e dati è stato stroncato violentemente dai vertici: l’uso di Liquid Feedback, la piattaforma Toscana, Airesis, la piattaforma ligure ecce cc…

In una situazione di perenne caos ed emergenza è facile imporre le direttive dall’alto. Bere o affogare…

Si possono prendere decisioni per tutti senza assumersi nessuna responsabilità. Non sapendo qual è la catena di comando ed i flussi delle informazioni e delle direttive, nessuno paga in caso di errori. Mentre nel PD Bersani è stato sostituito con Renzi a causa degli scarsi risultati, nel M5S tutti continuano a comandare nell’ombra.

“Perché non ti dimetti?”

Non mi devo vergognare di niente: non ho tradito nessuno dei nostri principi originali, sono i vertici del M5S che hanno cambiato i principi senza peraltro un’amia consultazione. Dire “se non sei più d’accordo con il partito ti devi dimettere” è un concetto assolutamente fascista che serve per avere il pensiero unico. Se la costituzione e le legge permettono di farlo, un motivo c’è: in questo modo si evita che un buffone ed un sociopoatico raggirino dei cittadnii volenterosi ma ignari di politica e li riducano ad una massa acefala utile solo a fare numero per i voti e per i fondi al gruppo parlamentare.

“Perché hai cessato di credere ai principi e alle scelte del M5S?”

Domanda mal posta. Io sono perfettamente coerente con i principi morali, i programmi polici e le metodologie di lavoro che mi hanno portato nel M5S prima e in Parlamento dopo. Sono i vertici del M5S che hanno deciso di imprimere un cambiamento radicale.

“Non pensi di aver sfruttato Grillo?”

Penso l’esatto contrario. Penso che Grillo abbia sfruttato noi. Ogni attivista come me ha fatto un piccolissimo pezzettino per far crescere il M5S. Mettendo migliaia di questi pezzettini insieme, è stato possibile costruire una forza politica in grado di irrompere in Parlamento.

“Il tuo incarico in Parlamento è ancora legittimo?”

A parte la risposta alle domande precedenti, aggiungo che ognuno si dà le proprie priorità nella propria azione politica: io sono uno di quelli che diceva “il M5S deve essere il mezzo, non il fine”, sono andato in Parlamento per lavorare a temi ambientali e nessuno può negare che lo stia facendo con impegno. Contesto fortemente una gestione del partito dove si preferisce che i deputati non lavorino ai problemi della gente e si dedichino alla grandezza del partito, magari tramando sui territori per zittire le voci scomode. Il M5S si è trasformato in ciò che anni fa combatteva.

“Come rispondi a chi dice che sei stato eletto solo per dare attuazione alla linea, al metodo, al progetto del 5 stelle?”

Per fortuna la democrazia italiana non funziona così e la Costituzione non dà vincoli al mandato, come riconosciuto anche dallo statuto del gruppo parlamentare del M5S e dal comunincato politico 45 di Grillo. Così si evita che i vertici di un partito possano manovrare a piacimento una massa di parlamentari grati e fedeli a prescindere anche in caso di stravolgimento dell’azione politica inizialmente stabilita.

Inoltre, ognuno si dà le proprie priorità nella propria azione politica: io sono uno di quelli che diceva “il M5S deve essere il mezzo, non il fine”, sono andato in Parlamento per lavorare a temi ambientali e nessuno può negare che lo stia facendo con impegno. Contesto fortemente una gestione del partito dove si preferisce che i deputati non lavorino ai problemi della gente e si dedichino alla grandezza del partito, magari tramando sui territori per zittire le voci scomode. Il M5S si è trasformato in ciò che anni fa combatteva.

 “Perché ultimamente hai parlato male del M5S in pubblico e con la stampa?”

Ho sempre avuto con gli attivisti un rapporto di totale trasparenza: quello che vedevo, provavo e pensavo è sempre stato riportato senza filtri e distorsioni, anche quando poteva essere per me più conveniente starmene zitto. Poi sono arrivato alla conclusione che anche gli elettori si meritano lo stesso trattamento. Il mantra “non parlate con i giornalisti, i panni sporchi si lavano in casa” è al limite della disonestà: serve per contenere il dissenso interno. Chi fa della trasparenza la sua bandiera non può pretendere di averla solo a senso unico. Quindi: mai più silenzio.

 “Qual è stata e come è cambiata nel tempo la linea politica del M5S?”

I volponi che fin dall’inizio hanno preteso di decidere ed imporre la linea politica del gruppo parlamentare avevano le idee chiare. Inizialmente il piano era: “entriamo in Parlamento a marzo 2013, non facciamo assolutamente niente tranne denunciare in maniera dura ed eclatante scandali e malefatte e fare azioni virali sul web, tanto ad ottobre 2013 con l’interdizione di Berlusconi la maggioranza entrerà in crisi ed andremo a votare, gli indecisi ci voteranno e vinceremo”. Era il modello “#scatoletta di tonno”. Ci fu detto di non perdere tempo con emendamenti, mozioni e proposte di legge ma di fare solo interrogazioni perché era lo strumento per eccellenza dell’opposizione.

Come ampiamente previsto da chi come me si opponeva ad un simile approccio, col cavolo che si andò alle votazioni.

Tuttavia la linea non cambiò molto, si continuò a dire che le proposte non interessano alla gente, che si doveva puntare a ottenere reazioni di pancia e che si doveva comunicare via web. Il programma politico era “#vinciamonoi” e “#tuttiacasa”. Ci furono le europee e fu un fallimento totale: noi perdemmo 3 milioni di voti, vinsero gli altri, Renzi invece di andare a casa si accomodò ancora più saldamente e comodamente sulla poltrona.

Adesso la linea politica è “via le merde dal M5S”: dobbiamo allontanare le voci critiche, ci teniamo solo chi ha una fede cieca e si forma una piccola forza d’opposizione nelle istituzioni e un piccolo esercito di invasati sul territorio. Molto facile da gestire sia da un punto di vista pratico che politico.

“E le speranze di governo”?

Nella migliore delle ipotesi, se mai ci sono state, sono state abbandonate. Più facile fare opposizione: senza nessuna responsabilità si può dichiarare qualsiasi cosa ed anzi più si sparano grosse e più i flussi web aumentano.

“Perché il web è così importante per il M5S?”

Secondo me lo staff di Grillo ha verificato che ci sono i click anche senza voti. I click sono importanti perché portano molti soldi dalla pubblicità. Alcuni esperti che abbiamo consultato ci hanno fatto un conto approssimativo e hanno stimato l’incasso nell’ordine di qualche milione di euro all’anno. Da qui si capisce anche l’ossessione di comunicare generando campagne virali sul web, di snobbare TV e giornali, di adottare strategie comunicative basate sul “incredibile! Per sapere cosa è successo clicca qui!”.

“Ma andandotene butti via 6 anni di lavoro sul territorio e 2 anni di lavoro a Roma!”

Il lavoro svolto rimane a prescindere dal simbolo. Affermare che il lavoro viene distrutto significa che si sta lavorando per il BRAND M5S, non per risolvere i problemi dei cittadini.

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