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Presentazione della lista civica Dalle Chiacchiere alle Soluzioni di Cristina Nardone

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Presentazione della lista civica Dalle Chiacchiere alle Soluzioni di Cristina Nardone

Nel centro di Terapia Strategica in Piazza San Agostino 11, è stato presentata la lista civica Dalle Chiacchiere alle Soluzioni di Cristina Nardone.

 

Al centro della stanza campeggiava il manifesto di presentazione della campagna e il simbolo che la accompagnerà fino all’urna. Il manifesto raffigura l’imprenditrice Cristina Nardone insieme ai suoi due cani e nel fondo una scritta che recita: “Ogni crisi è come una moneta: Da una parte porta con sé il pericolo, dall’altra l’opportunità. Capovolgete la moneta. Non perdetevi l’opportunità di emergere da questa crisi più forti e sereni di chi sceglie di sopravvivere”.

Nella sala erano presenti circa 50 persone, la maggior parte delle quali di mezz’età. C’era anche un cane (Luce), lo stesso raffigurato nel manifesto, che si aggirava tra i presenti con fare inquisitorio.

L’atmosfera era densa di positività. Nel tentativo di contagiare tutti i presenti la signora Cristina ha salutato tutti di persona con fare molto diretto e chiamando tutti per nome proprio.

Quando la sala è completamente piena tra gli applausi la signora Cristina Nardone ha iniziato a parlare: (Segue il suo discorso integrale)

“Vorrei cominciare, a differenza di tutte le altre volte, leggendo quello che è stato scritto insieme ai membri della lista. La lista va ancora composta, ma per adesso ci sono circa 20 persone che già ne fanno parte. La mia idea sarebbe quella di portarne almeno trenta perché io non voglio fare il sindaco da sola, ma voglio essere circondata da persone delle quali mi fido, che stimo e con le quali posso combattere insieme. Ovviamente noi non andiamo in guerra, ma ci candidiamo perché vogliamo agire.

“Il programma va scritto con i cittadini. Io ho già chiesto di noleggiare un camper e andare a parlare e ad ascoltare le persone zona per zona, fino agli angoli più lontani di Arezzo. Ci sono votanti e persone che sono cittadini aretini, come per esempio da Marcena e Poggio Ciliegio, che hanno bisogno della presenza della politica.

“Voglio ascoltare tutti perché ritengo che i problemi veri sono quelli del quotidiano e solo quelli che li vivono direttamente sulla loro pelle li conoscono a fondo e sanno anche come poterli risolvere. Non credo che dobbiamo essere dei geni per risolverli. Credo che anche la logica del padre o della madre di famiglia possa essere sufficiente.

“Abbiamo pensato a questo simbolo per presentare una lista civica per Arezzo dove si capisce che il nostro obiettivo è risolvere i problemi. Vogliamo risanare e ricostruire quello che già c’è. Non saremo quelli che arrivano e diranno che quello fatto prima va buttato. Non è più una quesitone di colori e ideologie.

“Rifiuto il concetto di politica che guarda al mantenimento del benessere della classe politica. Se nel caso in cui dovessi scegliere un concordato, prenderei la lista meno collusa con questo sistema. Se è vero che c’è un partito di maggioranza che sta governando questa città, credo anche che ci sia un’opposizione. Non mi sembra che i cittadini abbiano fatto una giusta opposizione. Quello che mi è stato riportato è che questa amministrazione ha fatto di tutto per non prendere decisioni. L’imprenditore è fatto per prendere decisioni e io sono un’imprenditrice. Le decisioni si prendono anche quando sono impopolari. E ci vuole rispetto degli elettori, anche se è una decisione impopolare. Ci deve essere un buon leader e questa persona deve cercare di fare del suo meglio. Ritengo che sbagliare sia umano, ma sbaglia solamente chi fa.

“Io voglio un presente migliore. Noi vogliamo un presente. Noi mangiamo oggi e non nel futuro. Quindi il nostro intento è di presentare delle soluzioni che siano per adesso, che portino un cambiamento nell’immediato. Non bastano solamente le promesse.

Con la voce rotta da lacrime di commozione continua: “C’è anche la commozione. La gente applaude. Piangere vuole dire avere una passione ma nello stesso tempo… Io insegno l’arte di comunicare e non mi commuovo mai. E dico che dobbiamo riuscire a realizzare tutto il possibile per restituire la prospettiva che ci meritiamo. Conosco persone che hanno contribuito a creare questa città. Conosco tanti professionisti che non accettano che questa città sia ridotta così e tutt’oggi non vogliono vivere cosi. Dico agli aretini di alzare la testa. Non accetto che ci trattino come un branco di pecore, appiattendo tutta la nostra creatività o qualsiasi ingegno e attrattiva artistica, perché ad Arezzo si fanno le cose ma sempre dentro un certo tipo di logica che entra dentro i circoli di favoritismi. Ho scritto un post su FB. Ho richiamato un discorso di Sandro Pertini. Parafraso: ‘Io cercherò sempre di difendere me e il cittadino che vorrà dire la sua indipendentemente dall’ideale e dalla politica’. Ognuno di noi deve essere libero di esprimere la sua opinione indipendentemente se è di destra o sinistra.

“Credo che ci siano tante persone che non vogliono rappresentare solamente un ideale politico che sono state bloccate e fermate perché di politiche diverse. Ognuno deve essere libero di fare tutto nelle parole e nelle azioni. Noi dobbiamo riguadagnarlo e se c’è una lista civica è perché credo che molti si noi non si sentono più rappresentati da questa politica. Invito tutti ad entrare in gioco con noi per avere la possibilità di dire e fare, ma soprattutto fare. C’è un aforisma che dice: ‘Se vuoi vedere devi fare’.

“Quello che conta è agire. Se restiamo seduti nelle nostre case, nei nostri pensieri e non abbiamo coraggio di esporci, non cambierà mai. L’invito è a non avere paura. La paura la possiamo scacciare solo se ci tuffiamo nella paura. La paura la cacciamo solo se facciamo il primo scalino. Ma poi, peggio di così che cosa possiamo fare. Che cosa può peggiorare per i commercianti, i liberi professionisti, gli artisti, per il sociale. Cosa può andare peggio. Sinceramente io penso che finiremo tutti in una sorta di mini guerra civile dove ognuno di noi zapperà il suo orticelli e rimarremo sempre più restii a diventare una società.

“Io sono qui che mi metto in discussione per un bene. Io voglio fare il sindaco davvero tanto che non voglio essere pagato per questo ruolo. Voglio essere la persona che lo dice a testa alta, io non voglio essere pagata. Il mio compenso finirà in un fondo che sarà devoluto a persone anziane che vivono sulla soglia della povertà. (Applausi) E’ una cosa in cui credo fortemente, e voglio dare il buon esempio, perché è proprio da lì che si parte.

“Di che cosa parliamo quando parliamo di comunità? Questa è la comunità da riportare. Quella che crede che le cose si possono fare guardandosi negli occhi. Anche nelle primarie del PD hanno parlato di turismo come rilancio della città. Ma si sono mai chiesti come si fanno le cose? Si parla, si parla, ma poi dalla teoria alla pratica c’è un abisso. Hanno mai fatto qualcosa di concreto?

“Misuriamo le persone per le persone. I consiglieri sono amministratori e valutiamo loro per quello che hanno fatto nella vita. Si parla di premiare il merito. Ripartiamo da quello. Vogliamo essere una comunità che spinge le persone a fare del loro meglio.

“Questo è lo slogan della mia associazione che magari si conosce poco perché a noi piace fare piuttosto che parlare. Mi metto in lizza e lo faccio per una missione e perché abbiamo un obiettivo. Non voglio apparire come il salvatore di qualcosa. Ghandi diceva: ‘Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo’.

“Ho imparato da molte persone nella mia vita indipendentemente dal loro profilo sociale. Ho imparato da persone che hanno la terza media molto di più che da persone che hanno titoli di laurea prestigiosi. Non siedo nella poltrona a dire che sono la più brava nel mondo. Continuiamo a parlare e ad apprendere.

“Delle persone sono venute qua sin da ora a propormi di ritirarmi da subito. Loro mi hanno proposto di avere una poltrona importante. Questa è una promessa che ho fatto a me stessa, ossia di andare fino in fondo. La mia vita non sarà mai fatta di rimpianti. Per questo dvi dico di scendere con me.

“Spero di avervi passato quello che diventerà un virus positivo. Voglio che lanciate con me questo sasso che diventi una valanga inarrestabile e che tiri fuori agli aretini il sorriso e la fiducia.       

“Tutti i sabati mattina noi saremo accanto al Bar Giotto, e poi saremo sabato pomeriggio davanti allo Spazio Morini in piazza San Iacopo sotto alla galleria.

 

“Io non voglio arrivare al ballottaggio. Voglio il team e la squadra. Voglio una città bella, sicura, gestita, amministrata e più giusta dove ci sia spazio per tutti” (Applausi).

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