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La battaglia della storia non gliela faccio vincere (Bettino Craxi)

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La battaglia della storia non gliela faccio vincere (Bettino Craxi)

“Craxi - ha detto la figlia Stefania - ha sempre creduto che la giustizia sociale si ottenesse combattendo la povertà. Altri pensavano che si dovesse invece combattere la ricchezza!”

 

Stefania Craxi ad Arezzo per presentare una raccolta di pensieri scritti dal padre da Hammamet. In una sala colma, la figlia del leader socialista è visibilmente emozionata. In piu’ di una occasione la sua voce si è rotta nel ricordo del padre. Nel ricordo di chi, al telefono, gli aveva detto che una Craxi non piange.   

Craxi, fu di fatto colpevole di aver governato a lungo l’Italia, rompendo l’asse dello strisciante compromesso storico e quindi senza l’influenza di un PCI di cui, per altro, aveva messo in evidenza i limiti e le contraddizioni: quelle di un partito che seda una parte agitava la “questione morale”, dall’altra prendeva ordini e soldi da una potenza militare dell’Est, ostile all’Italia atlantista e democratica.

Craxi fu condannato da una campagna mediatica martellante che aveva aizzato in senso giustizialista l’opinione pubblica, fino alla conclusione scontata del teorema del “non poteva non sapere” in cui le garanzie di difesa, i diritti dell’uomo e del cittadino, prima ancora che del politico, sono stati ridotti ad enunciati senza valore, ed infatti pochi sanno che Il 5 dicembre 2002 la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, ha condannato la giustizia italiana per la violazione dell'articolo 6 ("equo processo"), paragrafo 1 e paragrafo 3, lettera D della Convenzione europea dei Diritti dell'Uomo. Peccato che Craxi fosse già morto.

Anche per questo Craxi non era un “avversario” normale, bensì “il nemico d’abbattere”, per di più riformista, giunto con le carte in regola all’appuntamento con la storia e che solo una campagna alimentata dalla continua violazione del segreto istruttorio, poteva sconfiggere ed eliminare. E di nuovo (come sempre) l’Italia è condannata. La Corte di Strasbrugo infatti, ha emesso una seconda sentenza, il 17 luglio 2003, questa volta riguardante la violazione dell'articolo 8 della Convenzione. La Corte ha rilevato infatti che «lo Stato italiano non ha assicurato la custodia dei verbali delle conversazioni telefoniche, né condotto in seguito una indagine effettiva sulla maniera in cui queste comunicazioni private sono state rese pubbliche sulla stampa» e che «le autorità italiane non hanno rispettato le procedure legali prima della lettura dei verbali delle conversazioni telefoniche intercettate».

E’ questa una delle tante gravi anomalie nei processi Craxi. Ed alcune sono realmente clamorose! Basti pensare alla violazione del più elementare principio della civiltà giuridica, cioè la responsabilità personale del reo, che non vale per Craxi condannato sulla scorta di un teorema non suffragato da alcuna prova.

Perché ha pensato di raccogliere questi scritti e renderli pubblici?

La verità è che mio padre non ci aveva mai pensato.  Abbiamo raccolto i suoi scritti, pensieri del mattino o reazioni a tormenti notturni. Ci sono i commenti ai fatti di giornata ma ci sono i commenti sulla presunta, ma mai esistita, Seconda repubblica.

Ho fatto tutto questo perché in uno dei suoi scritti lessi la frase: “La battaglia della storia non gliela faccio vincere”. E poi: “Io parlo e continuerò a parlare”, che dà il titolo al libro».

Ci sono delle previsioni eccellenti su alcuni effetti che l’adesione all’Europa avrebbe avuto sul nostro Paese. Eravamo noi che non riuscivamo a vedere ciò che per lui era invece chiaro?

Craxi aveva visto gli effetti che la finanza avrebbe avuto sulla politica e sulla nostra democrazia, rimasta tale solo a parole. Aveva la convinzione che, qualora non fossero stati ridiscussi i parametri di Maastricht, l’Italia si sarebbe trovata tutt’altro che in paradiso, probabilmente in un limbo. Forse all’inferno: mi pare che abbia indovinato.  Ma va detto che sono indiscutibili le esperienze dell’uomo politico. Vero è che ai tempi di Craxi si diventava deputati dopo quindici anni di militanza nei partiti. Dopo anni di gavetta ed esperienza sul campo e nel territorio. Se è vero che alcune cose erano sotto gli occhi di tutti, è vero che spesso gli italiani preferiscono non vedere: è più facile cercare i capri espiatori, i colpevoli».

Molte sono le pagine dedicate ad alcuni misteri d’Italia: Moro, le Brigate Rosse, l’enigma del covo di via Gradoli. Giudizi durissimi su Prodi e Amato e su molti uomini della prima repubblica

«Craxi si fa domande, non ha risposte. Ma quando chiama in causa i servizi segreti sul covo di via Gradoli e sulla seduta spiritica di Prodi, implicitamente indica una risposta sugli ultimi giorni di Moro».

 

 

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