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Se proprio mi tirate in ballo, avrete ciò che cercate...

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Se proprio mi tirate in ballo, avrete ciò che cercate...

La lettera del presidente dell'accademia Petrarca sull'episodio descritto come “Disarmonie ritmiche aretine” a firma George Sand mi costringe ad intervenire, essendo io il disabile al centro dell'episodio.

La descrizione di Firpo non è esatta (anzi è omissiva), le insinuazioni che lancia sono fortemente lesive della mia persona, le considerazioni mal s'accompagnano col tono generale.

Esamino le affermazioni che paiono invocare una querela per diffamazione:

1)     faccio fatica a dissipare il sospetto che quel giorno, in via dell’Orto, non ci fosse in realtà alcun disabile desideroso di entrare in Casa Petrarca,

2)     voler creare intenzionalmente il caso e organizzare fin troppo facili gogne mediatiche

due tesi che sono smentite dai fatti:

1)     il disabile ce lo aveva davanti, e voleva entrare; mi dispiace che la mia disabilità non fosse così evidente, la natura talvolta mi permette di stare in piedi appoggiato non senza fatica -come nel caso specifico ad una autovettura- per qualche minuto; bastava guardare, avrebbe visto la carrozzina.

2)     sarà bene che fornisca prove a queste affermazioni: non ho creato il caso e non ho organizzato gogne mediatiche; il caso l'ha creato la superficialità sullo specifico dell'organizzazione di un evento (peraltro descritto da altri come interessante): è la prima volta che mi esprimo su quanto accadutomi.

Venendo alle imprecisioni e omissioni della sua cronaca: la signora cui si riferisce è mia moglie, che ha chiesto dell'accessibilità ben prima delle 17, i miei tempi rallentati obbligano a muoversi in anticipo, per evitare di essere di intralcio a chi arriva preciso, in orario.

Il caso ha voluto che, mentre mia moglie usciva portandomi la risposta negativa, sia sceso lì vicino da una vettura l'assessore Macrì; essendo egli un responsabile istituzionale e (credo) patrocinatore dell'evento gli ho chiesto della accessibilità. Chiarito trattarsi di disabilità, egli è scomparso dentro il portone, da cui è uscito il signore che ho appreso essere Firpo.

Ricorrendo anche io alle sensazioni, faccio fatica a non ritenere che sia stato l'assessore Macrì (e non un signore “qualunque”) a parlare di un “problema” che stava sorgendo.

Forse la prevenzione nei miei confronti quale cittadino critico delle faccende comunali ha portato a parlare di “problema”: l'atteggiamento di chi sbandiera una presupponente vicinanza, ma è prevenuto.

Alessandro Ruzzi, 53 anni, aretino nato e cresciuto, laureato, disabile, cittadino consapevole e talvolta critico; per qualcuno non un individuo bensì un “problema”:

·         forse dovrei stare a casina come fanno altri (e questo spiega forse perché la questione non si era mai presentata dal 2003) così non disturbo i manovratori;

·         forse non dovrei contestare chi amministra la città senza rendicontare le iniziative e lodandole senza fornire prove dei risultati vantati a parole (mi riferisco all'assessore Macrì di cui biasimo -nei miei scritti- scelte, autopromozione e mancanza di trasparenza, piuttosto che all'assessore ad personam Dringoli o all'ex sindaco Fanfani, il fuggitivo; degli ultimi due ho deriso la sceneggiata di qualche mese fa ai Costanti nei confronti di una ragazza in carrozzina).

Firpo avrà occasione certamente di verificare che addossare a mia moglie qualunque correità nel voler creare un caso è una bestemmia, da sola sufficiente a qualificare vergognose ed infamanti le parole da lui stesso scritte.

Ora, lascio a Firpo proporre come chiudere un episodio che ho subìto, come egli ricorda, con spirito pacato e che senza il suo scritto sarebbe rimasto confinato all'applicare strumenti per permettere l'accessibilità.

Naturalmente in quella occasione sarò felice di certificarle la mia disabilità, visto che gioca sulle parole parafrasando una battuta di Andreotti per cui si può contemporaneamente dubitare e credere alla mia parola, con un “cionostante” che fa da tiro e da trotto (spero non sia un motto troppo aretino):

 “Dopo di che, continuando a non vedere persone recanti segni evidenti di un qualche problema motorio o di altro genere, ho chiesto chi fosse il disabile e il signore in questione mi ha risposto che era lui;.... perché, come diceva Andreotti, pensar male è peccato, ma spesso ci si azzecca..; ciononostante, non voglio neanche mettere in dubbio la parola del signore che mi ha garantito esser lui il de cuius, per cui va bene così.”  Con una raffinata costruzione grammaticale, Firpo mette in dubbio la mia parola.

La patologia talvolta mi concede anche di aggrapparmi ad un corrimano e strascinarmi a salire lungo di esso come una lumaca (la discesa è il momento che troppo spesso si conclude con un capitombolo), corrimano assente per gli scalini di vicolo dell'orto che sono troppi ed alti.  Le tralascio la volontà di contrastare, fin quando mi sia possibile, una malattia che costringe a totale dipendenza da altri: ci saranno tempi in cui sarò allettato, così da risolvere incertezze. Tengo duro finchè posso, sfruttando le mie energie superstiti e la mia razionalità, anche per castigare (a la Jean de Santeuil).

Una annotazione:

la sua lettera esordisce con  “me ne scuso con chiunque, nel tempo e a nostra insaputa, possa essersi sentito leso dai nostri comportamenti”, ma non posso che respingere le sue scuse puramente formali allorchè aggiunge

“credo proprio che, negli anni, il signore in questione sia pur passato qualche volta davanti a Casa Petrarca (con i suoi scalini in bella evidenza) in occasione delle nostre manifestazioni: mi chiedo se non sarebbe stato più semplice e opportuno sollecitare già per tempo e in modo diretto la realizzazione di scelte doverose di civiltà e di rispetto, anziché voler creare intenzionalmente il caso e organizzare fin troppo facili gogne mediatiche!” 

Infatti troverà più di un edificio che si presenta con scale all'ingresso principale ed un varco carrabile adatto ad una sedia a rotelle, invisibile dall'esterno eppure utilizzabile alla bisogna (senza tanta fatica, a 50 metri da casa Petrarca, sempre in Vicolo dell'Orto funziona così per l'accesso al museo della fauna curato dalla Provincia), quindi sbaglia nuovamente.

 

 

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