Prima Pagina | Arte e cultura | La “decrescita felice” di Serge Latouche. Il filosofo francese ricevuto in sala di Giunta

La “decrescita felice” di Serge Latouche. Il filosofo francese ricevuto in sala di Giunta

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
La “decrescita felice” di Serge Latouche. Il filosofo francese ricevuto in sala di Giunta

(NDR: spero che gli sia stato dato un rimborso di almeno un euro inferiore alla volta scorsa, altrimenti la decrescita "felice" diventerebbe una bufala! E noi non vogliamo che mensieur Latouche sia "infelice")

 

 

“Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno reso possibile l’incontro con SergeLatouche”. Sono state le parole d’esordio del reggente Stefano Gasperini nell’introdurre in sala di Giunta il saluto ufficiale della città al celebre filosofo francese ospite ad Arezzo nell’ambito della rassegna Aritmie.

“Un incontro - ha proseguito Gasperini - ricco di significati e di provocazione visto che il contenuto del pensiero di Latouche non è certamente dei più ortodossi. Tuttavia, lo reputo un pensiero a misura d’uomo e per questo ben dentro la nostra tradizione culturale occidentale”.

Serge Latouche: “devo dire che l’incontro di stamani conferma il famoso detto: nessuno è profeta in patria. Non sempre, infatti, sono accolto così favorevolmente in Francia. I governanti o i sindaci non provano simpatia per le mie tesi: stop grandi opere, basta inceneritori, no alla tav. Ma sono tesi che partono da un assunto che sanno tutti: la crescita conosciuta nel trentennio d’oro conclusosi è una parentesi finita. Un filosofo francese, Jean-Pierre Dupuy, in un libro che si intitola ‘Il catastrofismo illuminato’ ha chiarito bene il concetto: nonostante sappiamo bene che il pianeta non può sopportare questa crescita, non diamo ascolto a ciò di cui siamo consapevoli. Bisogna pensare di ritrovare la giusta frugalità, che vuol dire senso del limite, fermarsi quando è in ballo la sopravvivenza dell’ambiente. Non possiamo perseguire una crescita infinita in un pianeta finito. Il problema è che i nostri governi vedono al massimo in una prospettiva di tre mesi, per questo servono gli intellettuali: a fare guardare più lontano”.

“Serge Latouche, come anno scorso Zygmunt Bauman - ha concluso l’assessore alla cultura Pasquale Macrì - è l’evento clou di questa edizione di Aritmie. Ringrazio il professor Latouche perché porta in città un pensiero originale, un pensiero che fa riflettere e che rimanda alla valutazione di Karl Popper sul Novecento quando, a detta del grande epistemologo viennese, tutti gli orologi si sono sciolti in un cielo di nuvole. Noi dobbiamo governare queste nuvole, è ora di diventare meteorologi”.

E a proposito di Aritmie, erano presenti all’incontro Giuseppe Caroti della Fraternità dei Laici, Giulio Firpo dell’Accademia Petrarca, Valeria Gudini della Fondazione Guido d’Arezzo e Simone Zacchini del dipartimento aretino di scienze della formazione, scienze umane e della comunicazione interculturale, partner della rassegna.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

0