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La riforma delle popolari. Banca Etruria aveva già provveduto ad avviarsi da sola…

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La riforma delle popolari. Banca Etruria aveva già provveduto ad avviarsi da sola…

… ma le obiezioni al provvedimento, da parte della minoranza PD, non stanno in piedi!

Il «radicamento nel territorio» è ormai utilizzato come un vuoto slogan per salvare il salvabile di qualche cosa che salvabile davvero non è più. Quando una società usurpa il senso e la parola cooperativa, è necessario intervenire, anzi sarebbe stato necessario farlo 20 anni fa!

La partecipazione del cooperativista in una società cooperativa non è omologabile a quella di un'azionista di una società qualsiasi. Per il diritto italiano, colui che partecipa ad una cooperativa, è un vero e proprio socio che deve avere un ruolo attivo, partecipativo. Se la si considera solo una società di capitale, se ne snatura l’essenza stessa.  

Dalla seconda metà degli anni ottanta e poi negli anni novanta, molte di queste cooperative bancarie, hanno deciso di quotarsi in borsa, prima nel mercato ristretto e poi nel mercato ufficiale. Quotarsi significa cercare in borsa denaro fresco, per investimenti e crescita. Se queste operazioni sono necessarie, anzi dovrebbero essere alla base di un mercato libero, esse sono però la riprova del fatto che vi è stato un travisamento totale del meccanismo cooperativistico.

Una cooperativa non può essere una holding, ma dovrebbe essere una società che vende servizi ad un suo socio. Ciò dovrebbe consentire un peculiare trattamento nell'investimento, nel deposito che il socio fa, oppure nella erogazione del credito nei confronti del socio stesso. Applicare ad una holding, i metodi di gestione della cooperativa, può costituire un rischio per la tenuta stessa di tutto il sistema. Il voto capitario che è proporzionale (una testa - un voto a prescindere dal capitale sottoscritto), è strettamente correlato e intimamente legato ad una struttura cooperativa in cui i soci siano realmente parte attiva in essa. 

Le limitazioni poste agli investimenti, ovvero di poter realmente influenzare la governance, sono stati il vero motivo di dissuasione dall'ingresso di capitali freschi nelle banche popolari: è stato il sistema del voto capitario a costituire proprio il vizio di fondo. Ma come si può governare holding estese su quasi il 50% della nazione, con il sistema di voto capitario? Solo per riunire l’assemblea, se tutti i soci (che lo ripeto dovrebbero essere soci attivi) decidessero di partecipare, sarebbe necessario lo stadio olimpico!

Le contraddizioni esistenti, il fatto che le cooperative stiano diventando tutte holding, imponevano dunque una revisione del sistema. Che a questo meccanismo siano sfuggite alcune delle piu’ importanti banche popolari del paese tuttavia, la dice lunga sulla capacità della politica di incidere sui potentati economici.

La verità è che il voto capitario, per quanto non adatto a gestire una società quotata in borsa, è invece fondamentale al mantenimento del controllo su di essa, da parte di gruppi di potere estranei al sistema della rappresentanza. 

Pur di non mollare il timone, conquistato sgomitando, ma senza passare attraverso le leggi del mercato e dell'economia, si è giunti fino al rischio di far naufragare la barca, continuando per giunta a nominare presidenti con valanghe di impegni finanziari col sistema: come mettere una faina di guardia ad un pollaio. 

Era ora che la politica affrontasse il problema... 

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