Prima Pagina | L'opinione | La nuova chiesa di S.Croce: avviato nel silenzio assoluto, quasi omertoso, il procedimento per la sua approvazione

La nuova chiesa di S.Croce: avviato nel silenzio assoluto, quasi omertoso, il procedimento per la sua approvazione

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
La nuova chiesa di S.Croce:  avviato nel silenzio assoluto, quasi omertoso, il procedimento per la sua approvazione

Replica dell'architetto Franco Lani, all'articolo di Pietro Pagliardini in merito al dibattito pubblico sulla nuova chiesa di S.Croce

Caro Pietro, mi  dispiace che sia stato definito “ideologico” e “anticlericale” il mio intervento, forse (colpa mia) mi sono spiegato male e per questo cerco di chiarire e ribadire la mia posizione e quella delle Associazioni ambientaliste che si sono mobilitate su questa questione.

La richiesta di variante alla strumentazione urbanistica per trasformare la destinazione di un terreno da uso agricolo  (sottoposto per di più a vincoli di vario ordine) a terreno edificabile (anche se per un’opera di carattere sociale), apre due ordini di problemi. Uno riguarda il “merito” della variante, l’impatto cioè che essa determina sull’ambiente inteso come un insieme unico che comprende il paesaggio, la storia, la cultura e le colture, le infrastrutture, le preesistenze storiche e archeologiche etc…..etc…

Come sai, per valutare questi aspetti la normativa in vigore prevede che la richiesta  di variante venga assoggettata ad una procedura particolare, la cosidetta V.A.S. (Valutazione ambientale strategica). Questa procedura richiede il parere di tanti soggetti pubblici e privati ed anche il parere e l’opinione dei cittadini. Dopodiché ci sarà il parere tecnico del Nucleo di Valutazione Ambientale (organo tecnico del Comune ) eppoi il tutto andrà in Consiglio Comunale per l’approvazione o la bocciatura della pratica .E’ successo, come sai, che appena è apparsa la notizia della richiesta di variante, proprio per la delicatezza, la fragilità e la innegabile particolarità dei luoghi, si è aperto in città un acceso dibattito con posizioni le più diverse. Ben venga, segno che gli aretini sono attaccati alla loro città e al loro territorio, ( di questo peraltro, per esperienze personali, non avevo dubbi), e la loro partecipazione  è segno di democrazia e senso civico.

Ma, come avrai notato, nel mio intervento non mi sono soffermato più di tanto su questi aspetti “urbanistici”, (anche se sarebbero di nostra “competenza” in quanto architetti), ma mi interessa di più analizzare e capire le vere motivazioni che hanno determinato la richiesta di una così importante variante agli strumenti urbanistici vigenti e come si sia potuto, da parte della giunta comunale, avviare, nel silenzio assoluto, quasi omertoso, il procedimento per la sua approvazione.

Il secondo ordine di problemi che questa vicenda pone è infatti capire il perché la Curia si sia “intestardita” nella scelta di questo sito, da sempre  inedificabile e sottoposto a numerosi vincoli, quando altre zone o complessi edilizi limitrofi potevano essere più idonei e rispondere più facilmente alle esigenze della stessa parrocchia e perché infine, come dichiarato in una recente intervista dallo stesso Vescovo, il “Comune abbia dato un preventivo consenso ( se pur informale) all’operazione”, tanto che è stato fatto immediatamente il rogito per l’acquisto del terreno, (cosa anomala prima dell’approvazione definitiva di una variante urbanistica che ha per oggetto il cambio di destinazione di un’area).

La risposta alla domanda è che con una permuta (premeditata ed attivata da tempo, da consumati operatori del settore dell’edilizia) di un terreno agricolo di pari quantità e con l’aggiunta della modica cifra di circa 150.000 € la Curia è diventata proprietaria di quell’  ettaro di terreno agricolo: a renderlo edificabile ci penserà la variante!.Così hanno sempre fatto, caro Pietro, quelli che una volta, noi della sinistra chiamavamo speculatori, ed il riferimento a Franco Rosi della signora del Comitato cittadino non è poi tanto peregrino.

Certo, mi dirai che non è una speculazione in quanto la costruzione non sarà in vendita ed è definita “opera di urbanizzazione secondaria”, ma la Curia con questa auspicata variante risparmia molti soldi che sarebbero serviti per l’acquisto di un terreno edificabile: insomma una variante generosa!; sai quanti cittadini vorrebbero un regalo del genere?  Non voglio annoiarti ulteriormente con questioni che tu reputi di retroguardia, ideologiche e dettate “da una forte componente anticlericale”, ma in ultimo lasciami porre, da veterocomunista, alcune domande retoriche:

-Non ti sembra che tutta questa vicenda riveli, come minimo, una sconcertante “leggerezza”dei nostri amministratori nell’approvare l’avvio del procedimento per una così importante variante urbanistica? (atto non affatto dovuto come, interpellati, hanno essi dichiarato)                                                                                                    

-Non ti sembra che gli aretini, che si sono dotati di un complesso di strumenti urbanistici che regola la loro città ed il loro territorio dovevano essere informati delle esigenze che manifestava la Parrocchia di S.Croce prima dell’avvio del procedimento da parte della Giunta?                                

-Non ti sembra un uso del potere quanto meno “spigliato”da parte di un Vescovo  che nel silenzio trama e opera per rendere edificabile un terreno destinato ad uso agricolo? (Cosa difficile per i comuni mortali!)                                         

-Non ti sembra che una variante del genere, così come è stata presentata e la sua eventuale approvazione contribuisca a rendere meno credibili le previsioni del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico e conseguentemente diminuisca da parte dei comuni cittadini il rispetto delle norme che regolano la gestione del loro territorio? 

-Sei proprio sicuro che questa operazione non sia la premessa per poter  edificare nell’area anch’essa attualmente agricola che,a seguito della costruzione del centro parrocchiale, risulterebbe oggettivamente un “lotto di completamento”?.E l’ipotesi della chiusura dell’anello a nord,indicata nella richiesta di variante e necessaria per dare l’accesso al complesso ecclesiastico, non costituisce forse la premessa alla cementificazione dell’intera area?  

-Sei proprio sicuro che quell’ambiente sia privo di quei valori per i quali negli anni ’60 è stato posto il vincolo dal Ministero e che ora, senza più le viti maritate ai testucchi, sia inutile difendere ? Per quanto mi riguarda difenderò sempre l’uso agricolo ed il vincolo paesaggistico: anche se venisse fatta la richiesta per la costruzione di una moschea; stai sicuro!

Ma queste battute lasciale fare a Salvini.

Ora ti lascio per davvero , però permettimi (sempre per l’amicizia che ci lega) di contestare una tua affermazione anche se così si evidenziano nostri pareri diversi e non solo in materia di urbanistica. Per te “le varianti (urbanistiche) si fanno se sono utili a qualcuno e quando non danneggiano la collettività”; per me invece “le varianti si fanno quando sono utili alla collettività e non danneggiano qualcuno”.

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

4.50