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La questione della chiesa nuova agli archi

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La questione della chiesa nuova agli archi

Erano anni che non ridevo così, ma ci sarebbe da piangere.

Ero con i circa 100 aretini presenti alla conferenza organizzata dalla brigata degli amici dei monumenti sul progetto della nuova chiesa vicino agli archi (un aretino sa dove si intende). Pagliardini ha già fornito un resoconto, sicuramente i suoi strumenti tecnici sono migliori dei miei, ma presento un approccio diverso, più politico.

L'appuntamento era in aula magna del liceo scientifico, forse il tornare in quei locali 35 anni dopo  mi ha scatenato una voglia di ridere clamorosa; certo il via me l'ha dato la qualità delle relazioni che sono state presentate: è meglio mettersi a ridere, l'alternativa è piangere.

La volontà della curia aretina di costruire un importante complesso ad uso ecclesiastico in una zona così particolarmente fragile della città ha giustamente destato molte perplessità, amplificate dal comportamento della giunta comunale che una volta di più si è mostrata evasiva.

Mesi fa un consigliere comunale aveva portato l'argomento in aula, senza che dalle file della giunta o della maggioranza pervenissero risposte significative.

L'imbarazzo politico è evidente, molte volte in passato l'ex sindaco, il fuggitivo, Fanfani ha dimostrato di essere particolarmente morbido nell'atteggiamento verso l'attuale gestione della curia che si è permessa parole e opere decisamente fuori luogo. La scelta del vescovo Fontana da parte delle gerarchie ecclesiastiche non è affare mio, ma i commenti che raccolgo mi confermano che l'atteggiamento di questo vescovo semina molte perplessità: lo scempio effettuato nel Duomo (il nuovo altare -brutto- e la scomparsa del coro ligneo vasariano), gli strali lanciati contro lo spettacolo tenuto in piazza San Domenico dalla attrice Rossellini (Fontana ha parlato di piazza San Domenico come di una cosa sua) valgano come esempi.

Sul progetto si è scatenata una opera di disinformazione, a cui si è aggiunta una sequela di prese di posizioni con il risultato di confondere così tanto le acque da non sapere che cosa pensare.

Le parole che ho sentito alla conferenza andavano perfettamente in questa direzione: l'anglista Brilli faceva riferimento alla considerazione di letterati inglesi che sono passati in Arezzo verso la collina di San Fabiano, quasi un campione di toscanità, una salvaguardia storica, imbalsamata; ha parlato anche quel signore che ad Arezzo fa il soprintendente, attività che per me ha svolto senza tutelare la loro fruibilità dei beni affidatigli, ma sicuramente calcando sodo sui semplici cittadini che si confrontano con la poderosa struttura repressiva della soprintendenza. Pilatescamente ha detto che queste iniziative non sono sottoposte ad alcuna azione a carattere decisorio della soprintendenza, che in quell'area sussistono vincoli che verranno esaminati al momento in cui la pratica completerà l'iter amministrativo. Ha stupito segnalando come una parte del borgo di San Fabiano è abusivo in quanto le costruzioni che vi sono state realizzate non hanno tenuto conto del vincolo esistente sulla zona. L'ha detto come se questo fosse normale, cioè come se il costruire abusivamente fosse una cosa che non interessa un funzionario pubblico che deve far rispettare determinate norme.

A casa mia è omissione d'atti di ufficio. Conferma ossia tutte le mie negatività su uffici che non fanno quello che debbono. Egli sostiene che quanto accade è positivo per l'attenzione che suscita, dimenticando che i cittadini possono fare poco se le autorità competenti restano immobili .

E nel caso le omissioni sono esemplari e preoccupanti. Farò un esempio nel seguito, visto che sono ben tre i vincoli: paesaggistico, elettrodotti, cimiteriale (cimitero urbano).

Quando dovevano prendere la parola il professor Centuaro e il dottor Mercurio, mi sono visto scaraventato in un'università mitologica, ma così non era. I relatori hanno fatto infatti sprecato l'occasione di poter parlare a 100 persone in maniera utile: uno ha stordito con una proiezione senza pausa di mappe illeggibili, l'altro ha esordito parlando di panorama immaginario.... Faranno meglio in futuro, mi auguro, se interessa loro una maggiore presenza. Sono andato via, annoiato dal blaterare in riflessioni tecniche o metafisiche, -per fortuna la tutela della città non è affidata a questi consessi, altrimenti ci troveremo con un aeroporto e una sopraelevata al posto del discutibile complesso- senza neanche degnarsi di dire dove questa opera dovrebbe sorgere. Di solito fanno vedere la collina di San Fabiano, che c'entra solo per l'aspetto paesaggistico (importante).

Questo complesso dovrebbe sorgere sul lato a valle della via che scende dal cimitero agli archi, praticamente di fronte al parcheggio del cimitero, dietro una casa lungo la via. Questo è l'ettaro che la curia ha acquistato come terreno agricolo non molto tempo fa nella speranza, che poi si è dimostrata fondata, che questo terreno potesse accedere ai benefici di una variante al piano urbanistico cittadino. Non pensate che sia una volgare speculazione, probabilmente una voce dall'alto aveva sussurrato all'orecchio del compratore: ci metto una parolina buona io.

Dovrebbero dare il nome di Santa Croce nuova ad un'opera di grande impatto urbanistico, croce sulle spalle di tutti.

L'attuale, vecchia chiesa si trova all'altezza del semaforo del tribunale, fra il cimitero e porta Trento Trieste; secondo la parrocchia, difficoltà ad accogliere i fedeli in certe occasioni e soprattutto problemi di parcheggio. Notoriamente la fede diminuisce all'aumentare la distanza del parcheggio gratuito, perché a pago è vicinissimo.

Il comitato Risorgimento Aretino rispetta i fedeli ed ascolta le esigenze della diocesi, ma pensa alla città ed alla cittadinanza, nel suo insieme e riflette; non si inchina dinanzi alla curia o alle previsioni della Cei.

I cementificatori hanno aspettato il momento giusto per sferrare il colpo, e che colpo: il sindaco con le valigie in mano, approvare e minimizzare, sicuri dell'appoggio del partito, ad iniziare dal vice sindaco assessore all'urbanistica. Già che ci sono chiedono anche un paio di appezzamenti di proprietà comunale, per sovramercato.

All'unione degli opposti piace vincere facile, senza curarsi del giudizio dei cittadini.

La città ha bisogno di persone che siano capaci di farsi le giuste domande e offrire risposte ai cittadini. Quelli che si propongono adesso non rientrano nella descrizione, erano rimasti silenziosi nel momento importante, succubi, ignoranti, paraculi o immaturi. Occorre un sindaco che si comporti con equilibrio, non in ginocchio verso una parte specifica di elettorato. Ad Arezzo non succede da decenni.

Perché il progetto con una tale variante pone molte domande, al di là del “semplice” complesso immobiliare: in primis la famosa chiusura dell'anello a nord.

Basterebbe comunque capire perché occorra un fabbricato di 3.000 mq di base con un'altezza di tre piani per totali 11.500mq col campanile proprio lì. Anche un bel parcheggio, indispensabile alla fede.

Un complesso gigantesco, in una zona fragilissima e decisiva per la città che vogliono ipotecare: parliamone!

Si può vedere come questo nuovo insediamento sarebbe vicinissimo al convento dei Cappuccini, chissà perché non potenziano quella struttura, piuttosto che andare a impegnare ingenti risorse in un'operazione che pare scontentare giustamente molti cittadini. Forse i cappuccini non sono nella diocesi.

Ma la mappa evidenzia un ulteriore aspetto, quello della viabilità: hanno illustrato il posizionamento del nuovo complesso nella piantina che prevede la famosa chiusura dell'anello nord, quella strada che dovrebbe passare sotto gli archi e collegare i Cappuccini con la Catona.

Mi sembra che questa evidente necessità urbanistica fondamentale non abbia mai trovato condivisione; non vorrei che qualcuno sapesse cose che la cittadinanza non sa, visto che disegnano già due rotonde ed uno stradone che non c'è.

Perché di cose strane ne sono già accadute: (allegato scaricabile in alto a destra vincolo cimiteriale) il cimitero prevede una zona di rispetto di 200 m dai suoi bordi, il complesso ecclesiastico caderebbe lì dentro, ma l'organismo competente a deliberare nei confronti di questo vincolo, la USL di Arezzo, pare abbia lasciato scorrere i due mesi previsti senza dare alcuna risposta. Così si concederebbe la vittoria a tavolino per abbandono dell'avversario: chissà a quanti imprenditori e cittadini capita. A taluni rompono i coglioni per una minuzia la cui soluzione è molto onerosa, altrove magari non trovano il verso di dire che il vincolo va rispettato: a qualcuno sì, a qualcuno no, così vanno le cose. Non si fa così.

Il comitato ritiene che il vincolo sia da rispettare, la curia potrebbe posizionare questo complesso altrove (verso i cappuccini), comunque non si può autorizzare una variante senza che prima sia presa una decisione condivisa per il problema del flussi nella zona e sul futuro di Arezzo.

Alessandro Ruzzi, aretino incazzato, e presidente del comitato “Risorgimento Aretino”.

[email protected]

www.facebook.com/RisorgimentoAretino

 

Per consultare i pochi documenti disponibili al pubblico:

variante al Piano Strutturale per la realizzazione del nuovo centro parrocchiale di Santa Croce
Avvio del procedimento: D.G.C. n.207 del 30/04/2014
1) http://maps.comune.arezzo.it/sites/default/files/RU/U_15_13_EC_02.pdf
2) http://maps.comune.arezzo.it/sites/default/files/RU/U_15_13_EC_01.pdf

 



immagine dala torre di Gnicche

 

 

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