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Dal dibattito paesaggistico allo scontro ideologico sulla nuova chiesa di S. Croce

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Dal dibattito paesaggistico allo scontro ideologico sulla nuova chiesa di S. Croce

Come sempre, o meglio quasi sempre, si adducono giustificazioni non proprio corrette per rappresentare un dissenso forte e perché no, anche legittimo. Ma quando questo dissenso usa argomentazioni ideologiche e spesso di retroguardia, ecco allora salta il banco e non si sa più di cosa si stia parlando. Le argomentazioni giuste in base alle quali quel tipo di intervento è sbagliato, le aveva ben illustrate Pietro Pagliardini, proprio su Informarezzo qualche tempo fa. L'accostamento fra il progetto e "Le mani sulla città" di F. Rosi è stato davvero un cammeo di basso livello. Attenzione: inasprendo il dibattito, si ottengono risultati opposti a quelli voluti. A seguire il resoconto della serata da parte di Pagliardini, architetto aretino.

La Brigata aretina amici dei monumenti ha organizzato qualche giorno fa un incontro pubblico con oggetto la richiesta di variante per la nuova chiesa agli archi. Ottima iniziativa che ha permesso di ascoltare una pluralità di pareri dei relatori e del pubblico.

Proverò a memoria a riassumerli, scusandomi anticipatamente per inevitabili dimenticanze o errate interpretazioni. I commenti potranno rimediare.

Comincia il brillante prof. Attilio Brilli. Tra tutti è quello che più esplicitamente si dimostra contrario all’intervento. Lo fa in nome degli autori inglesi e americani, di cui è grande conoscitore e studioso, i quali menzionano nei loro testi e nelle loro lettere quella parte di paesaggio a nord della città di Arezzo come una assoluta singolarità nel pur vastissimo panorama delle città italiane, per la caratteristica inconfondibile e unica della cesura improvvisa tra città e campagna che si trova a diretto contatto di quella. Aggiungo di mio che il consulente del Piano strutturale al tempo della giunta Lucherini, l’americano Peter Calthorpe, subito si accorse di questa caratteristica e la citava sempre come un valore assoluto della nostra città. E’ evidente che il richiamo alla cultura anglo-sassone e americana è fortemente significante ai fini della diffusione del nome di Arezzo  nel mondo.

Viene poi proiettato un bel video, purtroppo con l’audio non sempre limpido, in cui la Dott.ssa Liletta Fornasari, con gli archi sullo sfondo, illustra le iniziative di Fraternita per il loro restauro e parla del forte legame che esiste tra la Fraternita e il Vasari. Decanta la bellezza dell’architettura e del paesaggio nel suo complesso, ma non mi è parso avere espresso una posizione netta nei confronti del nuovo complesso parrocchiale, e forse, come Primo Rettore di Fraternita era giusto fosse così.

Continua il Soprintendente Arch. Agostino Bureca. Ricordo che è ormai ex per Arezzo, visto che Siena ha goduto dei favori romani, ma egli è anche soprintendente a Roma, che vuol dire il più importante d’Italia. E’ stato un onore averlo avuto ad Arezzo, e siamo lieti di avergli portato bene, anche se , lui incolpevole, non si può dire la stessa cosa del contrario. Il suo intervento è necessariamente istituzionale, cauto; accenna al quadro normativo, dice di non avere mai visto il progetto perché ovviamente quella fase amministrativa non è arrivata, apprezza la qualità del paesaggio e ritiene occorra molta accortezza nel modificarlo.

Sarebbe dovuto intervenire quindi il Prof. Arch. Centauro ma, impossibilitato, si è fatto sostituire dal collega arch. Luca Brandini. Questi ha affrontato il tema in relazione a quanto previsto nel piano strutturale e ha poi sostenuto che sarebbe possibile e auspicabile trovare una soluzione alternativa; sia quella di una diversa area che quella di recuperare qualche fabbricato esistente, facendo anche alcuni esempi.

E’ la volta del Geom.  Mario Luzi che osserva come il nuovo complesso parrocchiale potrebbe essere utilizzato nel tempo come la scintilla per dare inizio a nuove costruzioni nelle aree vuote rimaste intercluse.

Interviene il Prof. Mercurio, agronomo credo, esperto e docente di paesaggio e storia del paesaggio che, con l’aiuto di immagini, fa una breve introduzione all’argomento fornendo alcuni “fondamentali” delle varie interpretazioni del termine “paesaggio”. Dico subito che è stato questo di Mercurio l’intervento più contestato dal pubblico, evidentemente in maggioranza schierato contro, per questo gli dedicherò più spazio. Cosa ha detto Mercurio? Ha detto una cosa indubbiamente vera, e cioè che l’area su cui dovrebbe sorgere il nuovo intervento ha completamente perso quelle che sono le caratteristiche agronomiche e colturali che la potrebbero definire paesaggio storico, perché è un incolto e non più una parte di coltura a maglia fitta, così come era fino a poco meno di un secolo fa. Ha mostrato una splendida foto dall’alto dellaVeduta della zona di S. Croce e della campagna limitrofa dal Bastione della Chiesa. Campanile della Chiesa di S. Croce (sarà distrutto dai bombardamenti nella guerra 40/45). In primo piano pagliai e filari di viti. Sul fondo, il colle di S. Cornelio. zona dei primi del ‘900 tratta dall’archivio del foto Club La Chimera, che allego, e la differenza dell’impianto dei campi, segnati dalla vite maritata è risultata del tutto evidente. Ha quindi contestato la visione offerta dal prof. Brilli, definita “emozionale” rispetto a quella “razionale” che lui ha voluto offrire, cioè il dato oggettivo rispetto a quello individuale. In sostanza ha escluso danni al paesaggio causati dalla nuova costruzione. Al massimo qualche abitazione esistente potrebbe perdere la vista degli archi.

Chiude la serie dei relatori l’Arch. Giovanni Rupi che, con immagini, offre una gradevolissima ed educativa carrellata delle numerose chiese nuove costruite nel secolo scorso nel Comune di Arezzo. Questo per dimostrare la mancanza di punti di riferimento sicuri e forti nella produzione dei progetti di architettura sacra, contrariamente a momenti storici precedenti, che quindi in provincia si è affidata alla sensibilità dei singoli progettisti, riuscendo però a realizzare, in mezzo a tante cose modeste quando non strambe, anche prodotti dignitosi. Osserva inoltre, dato significativo, che generalmente queste nuove chiese sono state realizzate lungo le strade e non in luoghi marginali.

A questo punto iniziano gli interventi del pubblico. Prende la parola una signora, di cui non ho sentito il nome, in rappresentanza di un comitato della zona che attacca citando Franco Rosi e “Le mani sulla città”. Non ho sentito bene il seguito perché mi erano cascate le braccia e con esse la soglia di attenzione, ma la citazione lascia intendere bene quale possa essere stato il seguito. Ho sentito però la fine, quando la signora ha fatto una domanda all’arch. Mario Maschi, progettista del nuovo complesso parrocchiale insieme all’arch. Giorgio Tenti, anch’essi presenti ma come spettatori, con la quale si chiedevano, spiegazioni su costi e modi in cui è avvenuto l’acquisto dell’area da parte della curia. L’arch. Maschi si è rifiutato di fornire le informazioni richieste. E io credo abbia fatto bene essendo lui il progettista e non il proprietario.

Interviene quindi l’arch. Franco Lani che parla a nome di Lega Ambiente. Intervento lungo e articolato riassumibile nei seguenti punti: 1) le varianti ad un PRG si fanno solo per piccoli aggiustamenti dovuti ad errori, in genere oppure per casi straordinari di grande interesse; 2) Il modo in cui si è giunti all’acquisto dell’area è poco limpido anche perché l’acquisto è stato fatto prima dell’approvazione della variante; è quindi evidente che la proprietà ha avuto rassicurazioni sulla futura approvazione; 3) Non è stata però la Giunta comunale a dare queste rassicurazioni . Franco mi scuserà se non ricordo altro e se ci spiegasse un giorno chi avrebbe potuto assicurare l’approvazione del progetto se lui esclude la Giunta.

Conclude una signora della quale conosco solo il nome, Betty, che dice, senza astio verso alcuno, ma con convinzione, che quell’intervento è sbagliato perché quella parte di paesaggio a nord è bellissimo e va preservato. Dice inoltre che l’intervento favorirebbe nel tempo, l’urbanizzazione dell’area.

Mi auguro di non aver dimenticato nessuno.

Qualche considerazione sull’atteggiamento dei vari gruppi organizzati contro e  sulle affermazioni del prof. Mercurio .

Sia il comitato che Lega Ambiente mi hanno dato l’impressione di avere svolto solo una lotta politica con toni apocalittici da corruzione pubblica e da sacco di Arezzo (Le mani sulla città), dettata, a me pare evidente, da una forte componente anti-clericale. Avrei voluto chiedere loro se avrebbero usato gli stessi toni si fosse trattato di fare una nuova moschea. Nel merito hanno detto ben poco, se non riferimenti alle normative, baluardo di chi fugge dalla sostanza. Le varianti si fanno se sono utili a qualcuno e non danneggiano la collettività, mi sembra chiaro. Ogni nuovo PRG è una grande variante a quello precedente.

Il prof. Mercurio ha considerato paesaggio solo quella parte sulla quale è prevista la nuova costruzione. Non dico che non sia importante, ma mi sembra limitativo non inserire quel campo nel contesto ambientale e paesaggistico generale. Inoltre proprio lui ha citato, all’inizio, la Convenzione Europea del Paesaggio e questo articolo in particolare: “Paesaggio” designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni.

Non che una carta, da chiunque scritta, sia vangelo, perché ognuna ha in sé la condizione di essere figlia della cultura del tempo, di chi l’ha scritta, di come si è giunti a quel determinato testo ecc. però è interessante quella notazione “così come è percepita dalle popolazioni”, che rimanda in maniera evidente a fattori “emozionali” e democratici; cioè si riconosce il diritto delle comunità di decidere ciò che è paesaggio e quindi l’uso che se ne deve fare. E’ proprio ciò che sta accadendo oggi, cioè un dibattito aperto dalla presentazione della richiesta, dall’avvio del procedimento da parte della giunta, dagli articolo di giornale, dal dibattito in corso in città, dalle chiacchiere al bar, dall’incontro della Brigata dei Monumenti, dalle decisioni finali della amministrazione comunale, che dovranno pur esserci. Chi altri dovrebbe decidere?

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