Prima Pagina | Arte e cultura | "Io parlo e continuerò a parlare" con Stefania Craxi ad Arezzo il 22 gennaio

"Io parlo e continuerò a parlare" con Stefania Craxi ad Arezzo il 22 gennaio

By
Dimensione carattere: Decrease font Enlarge font
"Io parlo e continuerò a parlare" con Stefania Craxi ad Arezzo il 22 gennaio

Scritti in parte inediti, presentano una cronaca quasi quotidiana delle vicende di Tangentopoli, ma anche i ritratti dei protagonisti del passaggio tra "Prima" e "Seconda Repubblica". Il 22 gennaio, alle ore 17,30 c/o l’’hotel Etrusco, sarà presentato il libro che raccoglie le ultime riflessioni, gli appunti inediti di Bettino Craxi. Io parlo e continuerò a parlare è il titolo del libro che sarà presentato dalla figlia del Leader Socialista Stefania Craxi.

 

Stefania Craxi sarà intervistata dai giornalisti Elisabetta Giudrinetti, Paolo Casalini e Massimo  Gianni sui contenuti del libro e in particolare gli aspetti inerenti le considerazioni inedite dell’ex segretario socialista in esilio su personaggi come Giorgio  Napolitano, Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Massimo D’Alema e tanti altri.

Sui temi affrontati da Craxi, ancora molto attuali,  interverranno nel corso della serata Alessandro Caporali e Vincenzo Caciulli.  

"La storia di questi anni sarà riscritta bene, in tutti i suoi aspetti, in tutti i suoi capitoli, in tutti i suoi personaggi, in tutti i suoi falsi eroi". Questa è la promessa di Bettino Craxi dal suo esilio tunisino, riprodotta in questo video che lancia il suo libro "Io parlo, e continuerò a parlare" (Mondadori, 264 pagg.). 

L'ex presidente del Consiglio e segretario del Partito Socialista Italiano è morto ad Hammamet il 19 gennaio 2000. Dall'altra parte del Mediterraneo non smise mai di raccontare la sua verità.

Il libro è stato curato e realizzato dallo storico Andrea Spiri.

Io parlo, e continuerò a parlare riunisce ora gli scritti in parte inediti di Craxi durante gli anni dell'esilio tunisino. Una cronaca quasi quotidiana delle vicende di Tangentopoli, totalmente immersa nei fatti che vengono raccontati in presa diretta, senza sapere ancora quale Italia sarebbe scaturita da quella stagione.

Craxi dice la sua anche sul sistema di finanziamento dei partiti e sul nuovo scenario politico che vede delinearsi, riflette sugli anni di piombo, su Moro e le BR, sull'Europa, sui servizi segreti deviati, sulla propria scelta dell'esilio, sulla malattia. Le pagine che dedica alla cosiddetta "Seconda Repubblica" sono fitte di ritratti scolpiti, a volte, ferocemente: Berlusconi, Bossi, D'Alema, i leader del PCI o ex PCI, e poi ancora Fini, Prodi, Di Pietro, Ilda Boccassini e gli altri giudici del pool di Milano. Bettino ci presenta sotto il suo punto di vista tutti protagonisti del passaggio tra "Prima" e "Seconda Repubblica", un nodo fondamentale della storia italiana recente.

La Casa Editrice Mondadori ha assicurato, che all’inizio e alla fine della manifestazione, saranno disponibili le copie del libro presentato.

 

Alcuni passaggi dal libro

Un obbligo politico e morale

Di fronte ad una Commissione di inchiesta parlamentare sul sistema di finanziamento illegale dei partiti e della politica, Giorgio Napolitano sarebbe un testimonio di primo piano ed un collaboratore utilissimo di verità e di giustizia. Naturalmente questo presupporrebbe da parte sua una piena e reale volontà di collaborazione, coerente con i suoi doveri parlamentari e con la sua posizione di persona informata dei fatti. 

Insomma l’on. Napolitano non dovrebbe dare prova di avere la memoria corta. Infatti, chi non ce l’ha ricorda bene che l’on. Napolitano è stato per anni il responsabile delle relazioni internazionali del PCI. In questa veste «non poteva non sapere» e non poteva non avere un ruolo nel sistema di relazioni politiche tra il PCI, il potere sovietico ed i regimi comunisti dell’est, cui era connesso un sistema articolato di finanziamenti illegali di cui i comunisti italiani erano i primi, tra i partiti comunisti e non del mondo, ad avvantaggiarsene.

Era un sistema complesso cui partecipavano direttamente il partito attraverso i suoi responsabili e i suoi fiduciari, oppure attraverso società di varia composizione e natura, strutture e società del movimento cooperativo ed una lunga lista di imprese e gruppi industriali italiani interessati ad appalti, forniture e quant’altro.

L’on. Napolitano, per le responsabilità politiche che ha rivestito, per le esperienze e le conoscenze che ha accumulato, e d’altro canto certamente non solo lui, non potrebbe senza dubbio non rendere su tutta la materia una preziosa testimonianza. Ricostruire in modo completo, chiaro ed onesto, i termini reali in cui si svolse la lotta politica in Italia e la lotta per il potere, è diventato sempre più necessario, specie di fronte a tante mistificazioni, a tante censure ed anche a tante ingiustizie.

L’on. Napolitano, che ha il privilegio di rappresentare il «nuovo», dopo aver avuto un ruolo non secondario in una parte importante del «vecchio», sentirà certamente l’obbligo politico e morale di dare il buon esempio. E d’altro canto non credo possa sostenere e pretendere, come fanno altri, che la storia della democrazia italiana sia iniziata nell’89.

LA LUNGA MARCIA

L’on. Colletti dice quello che vede, e cioè che «noi di Forza Italia faremo la fine dei socialisti e Berlusconi la fine di Craxi. Ma sapete quanti rinvii a giudizio ha?». Non è del resto il solo a vederlo. C’è un vero e proprio piano al massacro che procede con gradualità e per linee convergenti, ma che ha al fondo un obiettivo, uno e uno solo, e cioè Silvio Berlusconi.

Del resto il trattamento sin qui riservato al gruppo Fininvest attraverso indagini, inchieste, processi e quant’altro, ha un carattere eccezionalissimo che non è stato riservato proprio a nessuno. Gli strateghi della conquista del potere, i teorici della «falsa rivoluzione», e i loro collaboratori ed aiutanti, puntando alla distruzione politica personale di Berlusconi sanno che questa comporterà quasi automaticamente il disfacimento di Forza Italia. nel frattempo ci si preoccuperà di accentuare l’isolamento e la criminalizzazione di Bossi. la via sarà allora definitivamente aperta a un ventennio almeno di egemonia catto-comunista.

A Fini invece, se sarà risparmiato dall’attacco dei più sfegatati, verrà affidato il compito di dimostrare che la democrazia funziona e che l’opposizione può svolgere il suo ruolo di opposizione senza rompere troppo le scatole. Nel frattempo, in attesa del risultato finale, si svolgono le manovre di accompagnamento che seguono, come in questi casi la storia insegna, tattiche consuete. una volta è il bastone e la carota, un’altra è il pugno di ferro e il guanto di velluto, un’altra ancora è il giorno delle promesse, delle concessioni, delle generose diplomazie segrete [...].

La macchina è in marcia. Non ne sente il rumore solo chi non vuol sentire, e non ne intravede le sagome e non riconosce chi siede alla guida solo chi non lo vuole. Ho l’impressione che Colletti, benché travolto dal pessimismo, non dica cose che sono solo frutto della sua immaginazione. «per vent’anni non ci crescerà nemmeno la cicoria.»

UN COMPAGNO

Fini è un compagno come si deve. Viene dall’estrema destra ma marcia, anzi corre, nella direzione giusta. Ha capito innanzitutto che il vero problema è Berlusconi. Via lui, tante cose si chiariranno anche tra di noi. lui con il suo ruolo, noi con il nostro. in fondo siamo noi i veri perseguitati della prima repubblica. Berlusconi in quegli anni si è solo fatto grosso.

Fini, dobbiamo riconoscerlo, non perde un colpo. I magistrati infieriscono su Berlusconì Lui non lascia cadere l’occasione e fa loro l’occhiolino. Berlusconi punta i piedi sulle non-riforme? il compagno Fini si alza a difendere l’interesse della nazione. Berlusconi distribuisce Il libro nero sul comunismò Fini provvede a seppellire il comunismo passato, presente e futuro.

Berlusconi allora si impressiona e corre ad abbracciarlo. Fini si guarda intorno e sembra che dica «ma questo che vuolè». Scoppia la polemica. Sono tanti che si preoccupano. e lui subito: «non preoccupatevi, l’aggiusto in un minuto». Un colpo al cerchio e un colpo alla botte e quando verrà il momento un paio di telefonate, una a D’Alema e una a Caselli, e un calcio nel culo. Sarà una vera finezza. Macerie

«Nonostante il peso negativo del craxismo, non si può usare la parola socialista come un insulto. [...] Dobbiamo avere generosità verso i socialisti che non meritano di finire sotto le macerie del craxismo, così come noi non meritavamo di finire sotto altre macerie. Lo sento come un dovere personale: è arrivato il momento per la sinistra di trovare un cammino comune.»

Queste parole pronunciate da Massimo D’Alema il 4 novembre 1997 a Genova, città che diede i natali al Psi, suscitano la dura reazione di Bettino Craxi, il quale torna a chiedere che sia fatta piena luce sulla «violenza» esercitata nei confronti dei socialisti, che, «quando sarà ricostruita e descritta in tutti i suoi aspetti», apparirà come «un capitolo tragico della vita democratica e della vita civile del nostro Paese».

D’alema vuole ridare la vita ai socialisti facendoli rinascere dalle «macerie» del Socialismo craxiano. E chi è mai questo eroico condottiero che i socialisti dovrebbero accogliere come il loro liberatorè purtroppo non è altro che uno dei tanti che hanno concorso o hanno assistito cinicamente al massacro socialista ed alla distruzione di uno dei grandi edifici della democrazia italiana.

L’aggressione politica antisocialista, che era scuola, cultura ed anima della nuova generazione comunista, visti i tempi, non sarebbe di certo bastata. per ridurre il psi in un cumulo di rovine è stata necessaria un’aggressione politica-giudiziaria di portata impressionante e dall’altro lato il concorso pusillanime di una classe dirigente socialista che, almeno per la sua gran parte, ha dato prova di opportunismo e di vilta.

C’è chi ci ha rimesso la vita, e se ne contano molti, c’è chi ci ha rimesso il lavoro, la famiglia, il ruolo sociale, la salute. C’è chi ha perso per periodi piu’ o meno lunghi la propria libertà, e c’è chi ha subito persecuzioni e prepotenze di ogni genere.

Ciò che è stato fatto ai socialisti è un’infamia la cui responsabilità ricade totalmente su chi l’ha organizzata, l’ha compiuta, vi ha concorso, vi ha partecipato, l’ha salutata come una disgrazia provvidenziale che capitava agli odiati nemici. Tanti avevano fatto i loro calcoli, e tanti avevano fatto conto di trarne profitto.

Ora, se dalle macerie potrà rinascere qualcosa, non saranno certo loro a poterlo fare. Men che meno D’Alema.[...] C’è un modo sincero per tentare di dare spazio, consistenza ed organizzazione alla dispersione socialista ed alla diaspora di buona parte del suo elettorato.

È una via semplice e lineare ed è quella della verità, del ristabilimento della verità, di un’operazione verità senza la quale tutto rimane ambiguo, strumentale, non degno di fede. È la demonizzazione dei socialisti, la loro criminalizzazione, l’aggressione giudiziaria forcaiola, mediatica, politica che ne è seguita che ha provocato un cumulo di macerie, non altro.

EUROPA

“C’è da chiedersi perché si continua a magnificare l’entrata in Europa come una sorta di miraggio, dietro il quale si delineano le delizie del paradiso terrestre. Non sarà così. alle condizioni attuali, dal quadro dei vincoli così come sono stati definiti, ad aspettare l’italia non c’è affatto un paradiso terrestre. Senza una nuova trattativa e senza una definizione di nuove condizioni, l’Italia nella migliore delle ipotesi finirà in un limbo, ma nella peggiore andrà all’inferno”.

 

 

 

 

 

  • Invialo ad un amico Invialo ad un amico
  • Versione stampabile Versione stampabile

Vota questo articolo

5.00